Marisa Ombra, dalle macerie la riedificazione

Marisa Ombra

Marisa Ombra, dalle macerie la riedificazione

Ripartire dalle rovine per ricostruire. E’ questo il messaggio di  Marisa Ombra, scrittrice, protagonista della Resistenza, impegnata da sempre nella difesa dei diritti delle donne. Alla nuova ‘schiavitù’ femminile ci si può ribellare, per poter riacquisire una libertà di pensiero e di azione, restando unite e partendo dalle conquiste già ottenute

A un primo sguardo si ha l’impressione di aver sbagliato sala: non sembra possibile che la giovanile, energica ed elegante signora, impegnata a raccontare con garbo al pubblico le sue vicende, sia l’ultraottantenne che ci si aspetterebbe di trovare.

Eppure è proprio lei: Marisa Ombra, classe 1925, ex staffetta partigiana, tra i promotori dei Gruppi di difesa della donna, vice presidente nazionale dell’Anpi – Associazione nazionale partigiani d’Italia, Grande Ufficiale della Repubblica, da qualche anno scrittrice, una vita dedicata alle lotte per la rivendicazione dei diritti delle persone, in particolare delle donne. Vasto l’uditorio, preferibilmente femminile: sia alla Casa internazionale delle Donne, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, sia al Salone del Libro di Torino, dove le  porte sono state sprangate a causa dell’eccessivo afflusso del pubblico e dell’esaurimento dei posti a sedere e di quelli in piedi. È questo, probabilmente, il suo segreto di giovinezza: non smettere mai di lottare, di ricordare, di capire, di aprirsi al mondo e alle giovani generazioni. Lo ha fatto attraverso il suo libro ‘La bella politica. La Resistenza, Noi Donne, il femminismo’, scritto nel 2006, che appassiona come un romanzo; ha ripetuto l’esperienza con il suo testo più recente, ‘Libere sempre’, una lettera appassionata ad una quattordicenne nella quale esprime le sue riflessioni sulla condizione della donna nell’epoca attuale. Da una forma di libertà, conquistata a forza di rivendicazioni e di lotte, le donne sono passate a una sorta di schiavitù volontaria. Su questo ragiona in quella  lettera e all’adolescente di oggi parla del corpo e della sua scoperta.

Nel corso dell’incontro alla Casa Internazionale delle Donne, Marisa Ombra ricorda gli anni dell’emancipazione, durante i quali ci fu una accumulazione di pensiero, di battaglie, di conquiste. “Noi donne avevamo condensato tutto quello che avevamo pensato e fatto in una proposizione: la libertà femminile.” Un concetto che esprimeva tutto, in nome del quale erano state fatte tante azioni e conquiste. Più di una donna all’epoca, negli anni Settanta, aveva posto l’accento sul problema della trasmissione generazionale, del passaggio di testimone, affinché i diritti rivendicati e finalmente riconosciuti rimanessero tali. “Evidentemente non abbiamo affrontato il problema nel modo giusto” precisa Marisa Ombra, “perché quello che per noi era molto chiaro, probabilmente non lo sarebbe stato per le generazioni a venire. Inoltre, il movimento delle donne era andato un po’ sfaldandosi”.

Nel frattempo il mondo cambiava: in peggio, non solo dal punto di vista femminile.
“Bisogna tenere conto che, a partire dagli anni Ottanta, c’era stata una rottura culturale epocale. Il mondo era cambiato: c’era stato il trionfo del privato, dell’individualismo. Negli anni della ‘Milano da bere’, del successo, del fatto di non guardare al di là della punta del proprio naso, tutto era diventato possibile, tutto era accettabile, tutti erano pronti ad agguantare il successo.”
In quell’occasione molte donne si erano domandate come mai, nel giro di poco tempo, si fosse rovesciato tutto. “Era come se le figlie fossero uscite dall’inquadratura e al centro fossero apparse quelle nuove ragazze, che apparivano vincenti, trasgressive, vittoriose. Il mondo era nelle loro mani ed  era come se le altre non esistessero più. Questa era una cosa molto difficile da capire. Io credo che ogni donna che abbia vissuto gli anni dell’emancipazione e del femminismo si sia posta domande analoghe. Io ho provato a darmi una risposta. Devo dire che qualcuno, per la precisione un uomo, mi ha fatto questa domanda: Come mai non vi siete domandate se quei concetti, quelle dichiarazioni che avevate fatto negli anni Settanta con tanta fierezza e con tanto orgoglio, ‘Il corpo è mio e lo gestisco io’, ‘io sono mia’ e via discorrendo, non potessero essere rovesciati?”

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Ricorda gli anni del dopoguerra, della ricostruzione. “Allora c’erano rovine economiche, oggi siamo immerse dentro analoghe macerie. “
L’idea del ‘noi’, dello stare insieme, fu molto decisiva all’epoca. Si rammarica di avere ottantasette anni, Marisa Ombra. “Mi piacerebbe tanto avere ancora l’energia, la voglia, la lucidità per ripartire da lì e per  approfondire, con le ragazze, che cosa sia la libertà. Io l’ho imparato in quegli anni e devo dire che la mia generazione, anche da questo punto di vista, qualche errore lo ha fatto. Parlo degli anni immediatamente  dopo la guerra.”

La sua esperienza di staffetta partigiana è descritta nel suo libro ‘La bella politica’. Lilia era il suo nome in codice; non era aggregata a una speciale formazione, anche se, sul diploma firmato dal generale Alexander, comandante in capo delle truppe alleate nel Mediterraneo, viene qualificata come appartenente alla IX Divisione Garibaldi ‘Alarico Imerito’. Chilometri e chilometri di cammino durante la notte, soste nelle stalle durante il giorno; un lavoro fatto in solitudine, per  scoprire dove stavano i tedeschi e i repubblichini, individuare i punti dove si erano rifugiate le truppe partigiane dopo o durante un rastrellamento, comunicare ai comandi le nuove dislocazioni e ricollegare. Un lavoro che richiedeva prontezza di riflessi, capacità di mimetizzarsi e di improvvisare, sangue freddo,  lucidità.
Poi la ricostruzione. “Andavamo a cercare, ognuna dentro di sé, un proprio pensiero, una propria capacità di guardare, osservare, valutare, guardare cosa c’è dietro le apparenze. Parliamo degli anni intorno al Cinquanta; era molto difficile capire cosa stesse accadendo nel mondo e raggiungere una capacità di osservazione e di produzione di pensiero proprio. Però siamo andate molto avanti su questa strada. Io riconosco che la mia generazione ha fatto degli errori, fino al ’56 io ho creduto che Stalin fosse un grande uomo. I gruppi di autocoscienza sono stati importantissimi, perché abbiamo cominciato a ragionare su noi stesse e a cercare di capire chi eravamo. A un certo punto questo Paese è caduto veramente in un calo culturale, nel quale secondo me siamo ancora immersi e sarà molto faticoso venirne fuori.”

Le grandi conquiste femminili di un recente passato, il lavoro, il diritto di voto, il divorzio, il nuovo diritto di famiglia, la legislazione sull’interruzione di gravidanza, sembravano essersi affievolite, schiacciate sotto il peso di una nuova forma di schiavitù.
“Secondo me oggi le ragazze e i ragazzi hanno davanti le stesse cose che abbiamo avuto noi, a cominciare dal fatto di dover ripensare l’economia:  quella dominante ci sta affossando, a partire dal rapporto tra le persone. In questo senso dico che ci sono molte analogie e l’unica cosa da fare è ripartire da dove siamo ripartite noi.”

Ricostruire, è questo il messaggio che Marisa Ombra vuole dare; ricostruire partendo dall’unione e dalla consapevolezza dei propri diritti e delle conquiste già avvenute.

Daniela Delli Noci

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