Miriam Mafai, ritratto della coerenza e dell’impegno

Miriam Mafai

Miriam Mafai, ritratto della coerenza e dell’impegno

Una vita all’insegna dell’impegno per il miglioramento della condizione delle donne. Protagonista della Resistenza e di iniziative sociali di grande valore. A un mese dalla morte, il ricordo dei tratti salienti del suo percorso umano e professionale: gli affetti, la politica, il giornalismo, l’attività di scrittrice

“Se un giorno, alla vigilia della fine, fosse possibile ricordare il momento più importante della propria esistenza, io non avrei dubbi:  è l’alba di una giornata del 1957, mentre il treno che congiunge Roma a Parigi entra nella Gare de Lyon. La lavagna dei tetti appena bagnata riflette le prime luci della giornata. Ho addosso i miei due figli.” In poche righe, dettate alla sorella Simona tre settimane prima della morte, Miriam Mafai ha consegnato ai figli e,  grazie a loro, a tutti coloro che l’hanno amata e stimata, l’emozione di un momento privato e intenso, che riassume il suo carattere.

Le ha lette la figlia Sara alla commemorazione funebre in Campidoglio e poi si è accomiatata con una frase: “Ciao, mamma, buon viaggio. I tuoi figli ti sono ancora addosso.”

E’ passato un mese da quel 9 aprile che ha visto terminare l’esistenza terrena di Miriam Mafai, giornalista, scrittrice, politica e partigiana. Forte e dolce insieme, così i suoi amici l’hanno ricordata. Una figura positiva, che ha sempre lottato per le sue idee, in ogni momento coerente e combattiva.

Miriam Mafai si è sempre schierata in favore delle donne e in varie occasioni ha incoraggiato le più giovani ad uscire da un modello stereotipato, a non tenere conto dei messaggi inviati dalla televisione. L’immagine di una donna che utilizza la sua bellezza per fare carriera non corrisponde alla realtà, perché ci sono donne che lavorano, che raggiungono posti di responsabilità in vari settori. Occorre crederci, per non demoralizzarsi e non pensare che ci si debba piegare di fronte alla disoccupazione, al sacrificio, alla condizione subalterna. Questo è il messaggio che ha trasmesso.

Una vita piena e difficile, quella della Mafai; così appare a chi ne scorre le vicende. Dopo un primo periodo vissuto in un ambiente sereno, intellettualmente stimolante, poco più che bambina è costretta a lasciare la scuola con l’introduzione delle leggi razziali nel 1938. E’ figlia di artisti noti e apprezzati, tra i fondatori della corrente artistica della Scuola Romana : il padre Mario è un famoso pittore e la madre, Antonietta Raphael, è una valente scultrice, di origine ebraica. Educata all’antifascismo, dopo l’8 settembre 1943 entra a far parte della Resistenza a Roma e lavora all’ufficio stampa del ministero dell’Italia occupata. In quell’occasione conosce Giancarlo Pajetta, membro di una delegazione del Comitato di liberazione nazionale, che molto tempo  dopo, ai primi anni Sessanta, diverrà  il compagno amato di una vita. Un legame che resterà saldo fino alla morte di lui, avvenuta nel 1990. La politica è sempre protagonista, nella sua vita pubblica come in quella personale; dopo la guerra si iscrive al Partito Comunista e sposa il segretario della Federazione aquilana del partito, Umberto Scalia, dal quale avrà i due figli Sara e Luciano. Diventa assessora del Comune di Pescara negli anni Cinquanta e in quella veste fornisce aiuti agli sfollati e ai bisognosi. Intraprende la carriera giornalistica, che un giorno la porterà a contribuire alla nascita del quotidiano La Repubblica;  è corrispondente da Parigi per il settimanale Vie Nuove, lavora all’Unità e al Paese Sera, dirige Noi Donne. Diventa scrittrice di saggi, tra cui Pane Nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale. Nel 1994 viene eletta alla Camera dei deputati con Alleanza democratica, nell’ambito della coalizione progressista.

Sempre forte il suo impegno per il miglioramento della condizione delle donne, alle quali non si stanca di raccomandare di non abbassare la guardia, di lottare per mantenere le posizioni conquistate e per difendere i propri diritti.
“Il ricordo di Miriam è un ricordo anzitutto carissimo a livello personale, è stata una maestra, una compagna, una donna di grande autorevolezza e anche molto decisa nelle sue linee interpretative e nelle sue posizioni, ma altrettanto capace di leggerezza, di ironia, di accettazione della diversità e dell’imprevedibilità delle situazioni. Io credo che il suo lavoro più importante sia quello relativo alla partecipazione politica delle donne nel dopoguerra.” Così la ricorda Francesca Koch, storica, presidente della Casa Internazionale delle Donne di Roma.

Sono molti i libri dedicati da Miriam Mafai alle donne: oltre a L’apprendistato della politica. Le donne italiane nel dopoguerra, il  già citato Pane nero e il Chi  è delle donne italiane del Novecento.
Miriam Mafai  ha partecipato a un’iniziativa di grande valore sociale, che ha ispirato il libro di Giovanni Rinaldi “I treni della felicità” e il film-documentario ‘Pasta nera’, di Alessandro Piva. Si tratta dei convogli che, nel 1945, hanno trasportato i bambini bisognosi verso le famiglie del Nord, che li hanno accolti e rifocillati per periodi più o meno lunghi; tra questi,  i piccoli di San Severo, in provincia di Foggia, rimasti orfani e abbandonati  a causa della guerra. Un’idea di Teresa Noce, partigiana e dirigente comunista, che attraverso l’Unione Donne Italiane aveva chiesto ai contadini di Reggio Emilia di ospitare i bambini per un alcuni mesi.  La risposta , generosa, ha consentito per anni a migliaia di piccoli orfani di raggiungere le famiglie del Reggiano, del Modenese e del Bolognese, come sottolineato da Miriam Mafai nella prefazione al libro di Rinaldi. Un atto di solidarietà cui la giornalista ha contribuito, per dare speranza e fiducia a un gran numero di persone.

Daniela Delli Noci

 

Condividi