Olivicoltura in Toscana

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Olivicoltura in Toscana

Attivato un tavolo di filiera, previsti finanziamenti per programmi integrati di filiera (il prossimo bando da 3,5 milioni di euro scadrà il 31 maggio), l’olivicoltura green nella PAC dopo il 2013, la prima selezione degli olii di Toscana, Piano Olivicolo Regionale. Queste le ultime novità del settore

Una serie di notizie dirette agli olivicoltori toscani per sostenere il settore e far fronte alle problematiche emerse. Le ha annunciate l’assessore all’agricoltura Gianni Salvadori.

Anzitutto il tavolo di filiera, attivato dalla Regione allo scopo di far partecipare tutte le rappresentanze degli olivicoltori, dal quale sono emersi diversi problemi, il principale dei quali sembra essere la considerazione dei sottoprodotti della lavorazione dell’olio, ovvero sanse e nocciolino, come rifiuti e non come sottoprodotti. La Regione vuole infatti che essi siano riutilizzati per la disoleazione, la combustione, l’estrazione di polifenoli, oppure siano destinati a biogas o utilizzati per terricciati. In questo senso diverrebbero per l’appunto una risorsa e non sarebbero registrati più come un costo.

E in tema di filiera, la Regione ricorda la presenza dei PIF, i programmi integrati di filiera, che lo scorso anno hanno permesso investimenti per oltre 5 milioni di euro e quest’anno, con il secondo bando tuttora aperto, metteranno a disposizione della filiera olivicola olearia altri 3,5 milioni di euro (la dotazione complessiva è di 20 milioni). Il bando scadrà il 31 maggio e lo alleghiamo all’articolo.

Ma il punto centrale delle notizie sta nel futuro dell’olivicoltura, ovvero il “dopo PAC 2013”: dovranno divenire “verdi” anche gli oliveti, ovvero la Regione Toscana è che il greening sia esteso anche all’olivicoltura a partire dal 2014. Ecco in che modo:

 

  • obbligo di diversificare i seminativi (almeno 3 tipologie diverse);
  • obbligo di mantenere il prato esistente nell’azienda;
  • obbligo di destinare una percentuale di almeno il 7 % dell’azienda ad aree di interesse ecologico.

Di conseguenza, le aziende che hanno come unica attività la coltivazione dell’olivo, per ricevere gli aiuti previsti per il Greening (pratificazione), potrebbero dover rinunciare ai pagamenti diretti perché non hanno un’area da destinare a “interesse ecologico” oppure eliminare parte dei propri ulivi per creare l’area ecologica. Una richiesta della prossima PAC alquanto anomala, se si considera che tanti oliveti toscani sorgono su aree terrazzate di grande interesse paesaggistico ed ambientale. Per questa ragione la Toscana sta chiedendo all’Europa di far rientrare nelle aree di interesse ecologico anche gli oliveti terrazzati o di considerare appartenenti al Greening anche colture legnose agrarie come l’olivo, magari in virtù del contributo allo stoccaggio del carbonio fornito da tali alberi.

Nel frattempo, tra le iniziative promozionali, per la prima volta in Toscana c’è stata la “Selezione regionale degli oli di oliva”, sulla falsariga della Selezione dei vini che viene organizzata ogni 20 anni in regione.
La selezione è stata effettuata sugli oli DOP e IGP e vi hanno partecipato 135 olii. Una commissione regionale di assaggio ne ha selezionati 59, comprendenti tutte le 5 denominazioni geografiche esistenti in Toscana. Da tale selezione è nato un catalogo che rappresenterà lo strumento di promozione di questi prodotti toscani in Italia e all’estero.

Si ricorda che in Toscana sono piantati a olivi (15 milioni di piante) circa 100mila ettari di terreno
situati per il 90% in zone collinari o di bassa montagna e distribuiti prevalentemente nelle province di Firenze, Grosseto, Siena e Arezzo.
Oltre 70.000 aziende coltivano olivi, ma il 43% di esse ha una superficie inferiore all’ettaro, il 60% inferiore a due ettari.
Le maggiori varietà sono: Frantoio, Moraiolo, Leccino, Maurino, Pendolino e Olivastra Seggianese.
Sulle totali 80 varietà, la maggior parte è purtroppo a rischio di estinzione.

L’assessore Salvadori ha comunque ribadito che “entro qualche mese la Toscana avrà il suo Piano olivicolo regionale, che dovrà dare un quadro certo agli olivicoltori della regione”.  Lo ha dichiarato durante uno dei convegni , dal titolo “Dove va l’olivicoltura Toscana?”, nell’ambito della prima giornata di Medoliva, la fiera internazionale dell’olio e dell’olvicoltura in corso ad Arezzo.

“La Toscana” ha detto l’assessore “ha l’obbligo di candidarsi come ‘Food Valley’ d’Europa e con questo piano noi intendiamo dare un contributo al  commissario europeo Dacian Ciolos e al ministro Catania nella redazione  dei piani olivicoli europeo e nazionale.  Il nostro imperativo deve essere quello di riportare reddito a chi fa olivicoltura. Il nostro futuro è legato a questa precondizione”.

E ha continuato: “è illusorio pensare che l’agricoltura possa reggersi sulla PAC, la politica agricola comunitaria. La Pac non può sostituirsi al reddito delle aziende e noi dobbiamo avere imprese agricole (e olivicole) che si reggono  sulle loro gambe, altrimenti non avremo futuro. Occorre mettere ordine e fare sistema e gli olivicoltori toscani devono sapere in quale orizzonte devono muoversi”.

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