Per una politica più vicina ai cittadini: le donne della Capitale si interrogano su una amministrazione al femminile

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Per una politica più vicina ai cittadini: le donne della Capitale si interrogano su una amministrazione al femminile

Associazioni impegnate per la parità, studiose e imprenditrici in dialogo per una candidatura femminile a sindaco di Roma

È un caldo pomeriggio di maggio, e si respira la primavera, sulle rive del Tevere. Qui sorge la Casa Internazionale delle Donne, un luogo di dialogo e di incontro sui temi della parità e della partecipazione al femminile. Nella sala Lonzi della Casa si incontrano dodici donne, rappresentanti dell’Università, dell’informazione, dell’imprenditoria e dell’associazionismo romano al femminile, per discutere insieme su una amministrazione più vicina ai cittadini.


Una “sindaca” per Roma?

La rete delle donne che ha promosso l’iniziativa è convinta dell’urgenza, per il nostro Paese, di “trovare nell’esperienza femminile la propria forza rigeneratrice”, e si impegna per una maggiore presenza delle donne nella politica e nell’economia, e per il loro ingresso in campi tradizionalmente considerati maschili. In quest’ottica, il dibattito romano ha puntato l’attenzione sull’opportunità di individuare una candidata donna alle prossime elezioni amministrative: obiettivo dell’incontro era stabilire un contatto tra le associazioni di donne della città, per condividere tempi, principi e programmi, individuare qualche nome e raccogliere entro luglio le possibili candidature.
“Chi si candiderà” hanno sottolineato le organizzatrici, “lo farà a titolo personale”, non dunque in quanto esponente di questa o quella associazione; i nomi su cui si troverà un consenso saranno poi oggetto, in settembre, di una consultazione preliminare, sul modello delle primarie, perchè possa essere designata l’unica candidata sostenuta da tutta la rete delle donne romane e si possano poi organizzare le liste.

Un ricorso per rivendicare le pari opportunità nelle giunte formatesi dopo le ultime elezioni

È necessario comunque – hanno fatto notare le donne presenti – intervenire per una maggiore parità anche in politica: in questo senso si impegna la Rete per la parità, che a seguito delle ultime elezioni amministrative sta promuovendo ricorsi in tutta Italia contro quelle giunte che non prevederanno una presenza femminile o lo faranno in maniera molto esigua.

Il riferimento normativo è costituito dall’articolo 51 della Costituzione Italiana, così come novellato con la Legge Costituzionale 1/2003, che al primo comma recita: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini”.
Ribadisce il concetto anche il Decreto Legislativo 267/2000, il Testo Unico degli Enti Locali, art. 6, comma 3: “Gli statuti comunali e provinciali stabiliscono norme per assicurare condizioni di pari opportunità tra uomo e donna ai sensi della Legge 10 aprile 1991, n. 125, e per promuovere la presenza di entrambi i sessi nelle giunte e negli organi collegiali del Comune e della Provincia, nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti”.
Per la Sicilia il Decreto 267 è sostituito dalla Legge Regionale 6/2011, art.4, comma 1, secondo cui le giunte devono essere composte “in modo da garantire la rappresentanza di entrambi i generi”.

Il ricorso deve essere notificato alle controparti, attraverso uno studio legale, entro 60 giorni dalla nomina della giunta. Può essere presentato singolarmente o in forma associata, ed è opportuno, per chi voglia intraprenderlo, contattare le consigliere di parità regionali e provinciali, che possono presentare altrettanti ricorsi “ad adiuvandum”.

Come deve essere e per fare cosa? L’identikit dell’amministratrice perfetta, per risolvere i problemi della città

Le donne hanno più cuore e sono più attente agli esseri umani: questa è l’idea chiave che sostiene la ricerca di una candidata donna alla guida della capitale. “È bene che a gestire le persone e il bene comune – certe volte i beni comuni – siano il cuore, la competenza, l’etica e la creatività di una donna”, dicono le promotrici dell’iniziativa.
La potenziale candidata dovrà essere incorruttibile, onesta, capace di costruire intorno a sè una squadra orientata al servizio dei cittadini e di ricucire il rapporto tra l’amministrazione e le persone che vivono in città, realizzando un bilancio sociale di genere e promuovendo una politica di inclusione delle donne immigrate.
Dovrà realizzare una politica contro l’abusivismo di ogni tipo, anche contro l’eccesso di pubblicità e gli atti vandalici. Le donne della rete propongono i lavori socialmente utili, in luogo del carcere, per chi vandalizza la città.

La nuova amministratrice dovrà occuparsi di mobilità, promuovendo innanzitutto culturalmente il cambiamento di prospettiva e i mezzi alternativi, contrastando gli abusi sulla strada – più che le violazioni che non intralciano nei fatti il movimento – e la sicurezza dei cittadini. Ad esempio, in chiave di impatto ambientale, le auto in doppia fila, che fanno aumentare l’inquinamento perchè costringono a frenate e sgasate, sono più pericolose di quelle a cui è scaduto il parcometro, fanno notare le organizzatrici.

Ancora, la nuova amministratrice dovrà occuparsi di famiglia e di servizi sociali, promuovere la banda larga, essere attenta all’ambiente, frenare il consumo del territorio, realizzare una politica improntata al risparmio e alla sostenibilità, per esempio rivedendo la questione dei rifiuti e promuovendo le mense a km zero, che non implichino lunghi trasporti delle materie prime e conseguentemente evitino l’impatto ambientale. Dovrà rendere agibile e coltivabile il verde urbano e riqualificare le zone degradate, attivandosi per la sicurezza delle persone, che va intesa come coesione sociale.

Si tratta di idee belle, positive, profondamente umane, certamente non solo femminili… E viene da chiederci: ma queste cose, davvero non le sanno fare anche gli uomini?

Laura Carmen Paladino

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