Donne e informatica: poche laureate, ma in piena occupazione

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Donne e informatica: poche laureate, ma in piena occupazione

Se si dovesse descrivere il ruolo della donna nel mondo del lavoro si parlerebbe senz’altro di sotto-occupazione femminile e retribuzioni minori rispetto ai colleghi uomini, un fenomeno diffuso in tutti i settori economici, tranne uno. Quello dell’informatica e delle nuove tecnologie

Sembra strano ma è così e a dimostrare questa affermazione – che nel mondo dell’occupazione delle donne sembra quasi un paradosso – è  uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze ambientali, informatica e statistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e promosso dalla Commissione Pari opportunità della Regione Veneto, presentato lo scorso martedì 28 maggio presso l’ateneo veneziano in un apposito convegno.

convegno ca foscari“Donne e tecnologie informatiche” è il titolo della ricerca scritta a otto mani da Emanuela Boschetto, Antonio Candiello, Agostino Cortesi e Fabio Fignani.

Se si pensa che le donne che decidono di laurearsi nel settore informatico e tecnologico sono appena l’1% degli studenti del settore in Italia stupiscono i dati che dimostrano che sono le più richieste dal mercato con un tasso occupazione che arriva all’80% a tre anni dalla laurea magistrale, con punte del 100% in Veneto, e che supera nella stessa area perfino quella maschile ferma al 95%.

Visti così i dati potrebbero far pensare che forse il risultato è dovuto al fatto che le donne si laureano prima e meglio come dimostrano tutte le statistiche, ma se si calcola che le iscrizioni alle facoltà informatiche per la popolazione maschile sono appena il 10% su scala nazionale, il dato dell’occupazione femminile in questo campo è seriamente da prendere in considerazione. Nel 2010 a tre anni dalla laurea magistrale se si guarda alla regione Veneto le informatiche donna avevano addirittura il pieno occupazionale, superando i colleghi maschi e nell’intera penisola sono solo di poco sotto all’occupazione maschile, come mostra la tabella. Anche le neolaureate hanno successo e trovano lavoro con un tasso dell’80% anche dopo appena un anno dal conseguimento del titolo.

Verrebbe da pensare che la piena occupazione delle donne nel settore delle nuove tecnologie possa corrispondere a bassi salari e invece anche i dati sui salari fanno eccezione rispetto ai trend nazionali: lo stipendio delle donne impiegate nel settore Information and Communication Technology è in media di 1.284 euro su base mensile, mentre lo stipendio medio femminile in altri campi è di 1.141 euro.

In Veneto le donne del settore informatico guadagnano ancora di più: ben 1.356 euro al mese, un buono stipendio visti i tempi di crisi.  Insomma, se il tasso di entrata – ovvero le iscrizioni e immatricolazioni universitarie – delle donne nelle facoltà tecnologiche è minimo e vi è un elevato tasso di gender gap – ovvero di disparità di genere – questa tende a scomparire alla prova dell’ingresso nel mondo del lavoro, diversamente da quello che accade in altri settori. Un aspetto messo in evidenza, questo, anche dal Professor Agostino Cortesi che ha coordinato le varie fasi della ricerca: “Dalla ricerca emerge evidente come la disparità di genere si verifichi in ingresso, ossia al momento delle iscrizioni all’Università: le donne che scelgono gli studi informatici sono, infatti, ancora una piccola minoranza rispetto agli uomini, ma non lo sono in uscita”.

Come è possibile allora diminuire il gender gap nella scelta degli studi informatici? “Questa disparità si può però ridurre intervenendo con maggiore efficacia nell’orientamento alla scelta del percorso universitario – spiega Cortesi -e smentendo stereotipi di tipo culturale secondo i quali questo tipo di studi non sono adatti alle donne. Il tema è peraltro di grande attualità: ridurre il gender gap in un’area strategica come quella delle ICT può costituire una grande opportunità di crescita, sia sociale che economica, sulla quale in momenti di grande incertezza e ripensamento come quelli che viviamo vale la pena di investire con decisione”.

Investire sul settore delle nuove tecnologie sembra quindi veramente una strategia vincente anche in chiave di superamento dell’attuale fase di recessione, una scelta vincente sia di formazione che occupazionale, un percorso a cui un numero sempre maggiore di giovani studentesse dovrebbe avvicinarsi. La parità, infatti, passa anche per le università, nell’affermare che non ci sono facoltà per femmine e facoltà più adatte agli uomini come ha inteso sottolineare Simonetta Tregnano,  presidente della Commissione Pari opportunità della Regione  Veneto: “tra gli obiettivi di questo lavoro anche quello di stimolare un dibattito tecnico e culturale per superare i pregiudizi che considerano il settore delle ICT prettamente maschile”.

Francesca Ragno

 

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