La “Notte in Bianco” dei Centri Antiviolenza

 

La ‘notte in bianco’ dei centri antiviolenza

 

Trenta centri italiani che aderiscono all’associazione D.I.RE, Donne in rete contro la violenza, oggi, 22 giugno, dal tramonto a notte fonda, dicono no alla violenza con dibattiti, filmati e altri eventi, affinché Nessun(a) dorma

Passare una ‘notte in bianco’, il 22 giugno, può fare bene alla salute, perché serve a conoscere e a riconoscere la violenza ed è utile a comprendere che uscirne si può, con il sostegno di centri attivi sul territorio nazionale.

E’ particolare l’iniziativa promossa dall’associazione D.I.RE: porte aperte dall’imbrunire fino a notte fonda nei trenta centri antiviolenza che hanno aderito  all’iniziativa, luoghi in cui le donne possono chiedere, discutere, riflettere, condividere le proprie e le altrui esperienze, davanti a un aperitivo, sfogliando un libro, oppure guardando un film. Questo lo slogan: Nessun(a) dorma, per dire no alla violenza sulle donne.

“Una ‘notte in bianco’ per stare insieme e per trovare soluzioni a questo tipo di emergenza, per fare in modo di non passare più le nottate con gli occhi spalancati a causa della paura e della violenza” sottolinea Tania La Tella, operatrice del Centro Donna L.i.s.a. di Roma, struttura che aderisce a D.I.RE. e nella quale è presente lo sportello antiviolenza per l’accoglienza e l’ascolto delle donne, le quali vengono informate sui loro diritti e accompagnate nel percorso di uscita, oppure indirizzate verso le case rifugio.Tra i centri attivi nel Lazio, oltre a quello appena richiamato, vi sono il centro Differenza Donna di Roma, in grado di ospitare le vittime, l’Erinna di Viterbo, il Lilith di Latina, Sostegno Donna e il Centro La Ginestra a Valmontone.

L’evento in programma evoca la ‘notte bianca’, che comunemente indica una situazione di evasione e di condivisione di esperienze ludiche, ma al tempo stesso se ne differenzia. Al Centro L.i.s.a. preferiscono parlare di notte in bianco. “L’iniziativa mette in luce quello che quotidianamente succede, perché i nostri centri rimangono aperti non per divertirsi, ma per motivi sociali” precisa Daniela Amato del Centro Donna Lisa. “Nonostante il nostro centro abbia finalità sociali e venga esclusivamente finanziato da noi operatrici volontarie, la Regione non riconosce alla nostra struttura la sua vera funzione e ci troviamo a dover fronteggiare uno sfratto imminente promosso dall’Ater, proprietaria del locale in cui ha sede il Centro. L’istituzione dei centri antiviolenza viene disciplinata dalle Regioni con leggi proprie e la situazione è diversa da luogo a luogo. La Notte in bianco ha anche lo scopo di sensibilizzare le istituzioni pubbliche in questo senso, tenendo anche conto del fatto che i finanziamenti pubblici sono stati in buona parte tagliati e i centri rischiano la chiusura.”

“Le modalità di finanziamento, per quanto riguarda Roma” aggiunge Tania La Tella, “sono particolari, perché i fondi vengono erogati direttamente alle associazioni; in tal modo le donne che hanno subito violenza non sono obbligate a richiedere il preventivo intervento dei servizi sociali, unico modo per ottenere che il Comune si assuma l’onere di versare la retta ai centri di accoglienza. È, questa, una circostanza determinante, perché molte di loro rinunciano a chiedere aiuto per paura di perdere i figli. Tra l’altro, le case famiglia e le altre strutture di cui si avvale il Comune possono ospitarle solo in presenza di figli minori, mentre nei nostri centri possiamo accogliere chiunque abbia subito violenza.”

La mancanza di sovvenzioni e la scarsità di strutture, pertanto, sono tra i problemi più pressanti, eppure la voglia di aiutare e di sottrarre le vittime ai loro carnefici non accenna a diminuire.
“Le strade per combattere la violenza sono molteplici” conclude La Tella, “a cominciare dalla prevenzione e dalla formazione, che viene rivolta alle assistenti sociali, alle forze di polizia, al personale sanitario, ai magistrati. Sono stati messi a punto progetti specifici, uno dei quali è stato promosso dall’associazione ‘Be Free’ presso l’Ospedale S. Camillo di Roma; nel nostro centro da alcuni anni ci dedichiamo  alla formazione di donne che desiderano fare accoglienza, oppure conoscere in modo approfondito questa realtà”.

Trenta centri hanno aderito all’iniziativa, in ordine alfabetico a cominciare da Barletta per finire a Viterbo. Alleghiamo il programma completo di tutti gli eventi che si terranno nelle varie località italiane.

All.

 

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