Rio+20, negoziati Onu per un mondo sostenibile

Copertina Living Planet Report

Rio+20, negoziati Onu per un mondo sostenibile

Sussidi ‘perversi’, interessi economici, parole ridondanti e poche azioni per salvare il mondo. Il WWF lancia l’allarme: la terra è a rischio default. A Rio de Janeiro, dal 20 al 22 giugno, i grandi del globo discutono del futuro che vorremmo avere: ‘verde’, rispettoso, accessibile a tutti

Occorre puntare sul capitale naturale, per evitare la ‘bancarotta’ del pianeta. Non lascia spazio a equivoci l’appello lanciato dal WWF, l’organizzazione mondiale di difesa della natura, ai grandi della terra, che dal 20 giugno sono riuniti a Rio de Janeiro per il vertice Onu sullo sviluppo sostenibile.

Intervista a Gianfranco Bologna, direttore scientifico del wwf italia

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È necessario agire in fretta e in modo efficace, perché la situazione è davvero critica. La similitudine con le faccende finanziarie è quanto mai pertinente, non solo per il ‘clima’ drammatico che domina i mercati finanziari, con il rischio default che potrebbe essere applicato anche all’ambiente, ma soprattutto in quanto si vuole lanciare un messaggio chiaro e inequivocabile a chi non riesce a ragionare se non in termini economici.

“L’epoca basata su una crescita economica illimitata, senza regole, che inficia la giustizia sociale e l’equità, che pesa sulle generazioni future e incrementa il deficit ecologico – precisa Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – è totalmente insostenibile e non può proseguire nel futuro, come se nulla fosse.”

Il summit Rio+20 è stato fortemente voluto dal Brasile, a vent’anni dall’Earth Summit di Rio del 1992, a quaranta dalla conferenza Onu di Stoccolma e dieci anni dopo il World Summit on Sustainable Development di Johannesburg; un’occasione per fare il punto sulle azioni compiute e su quelle da mettere in campo, al fine di agire concretamente.

Sono molti i paradossi, sottolineano dal WWF: nazioni che sul loro territorio preferiscono puntare sulle rinnovabili, mentre all’estero vogliono vendere il petrolio; paesi che temono che gli accordi ‘verdi’ possano influire negativamente sul loro sviluppo prepotente. Ed ancora: si vorrebbe permettere a tutti l’accesso all’energia pulita e rinnovabile, ma al tempo stesso si stenta a disciplinare e ad armonizzare gli interessi di tutti; si finanziano progetti per studiare i pesci in via di estinzione, ma non si mettono in campo azioni per evitare la loro decimazione.

Il futuro che vogliamo, ‘Future we want’, è il titolo del testo della Conferenza di Rio, che viene continuamente aggiornato ed emendato e che sarà sottoscritto dai rappresentanti delle nazioni, ci si augura con precisi impegni e destinazione di risorse. E’ importante che gli stati raggiungano un accordo su obiettivi significativi da conseguire, con la precisa indicazione delle modalità e della tempistica. Sarebbe auspicabile che la Conferenza costituisse un punto di svolta, un cambio di rotta, per costruire una nuova economia che metta al centro il capitale naturale. 

“Le fonti rinnovabili sono particolarmente adatte a dare a tutti l’accesso all’energia” sottolinea Maria Grazia Midulla, responsabile Policy Clima ed Energia del WWF Italia, che segue i negoziati di Rio, “perché sono facilmente distribuibili e hanno costi molto modesti, ma sono moltissimi gli interessi in gioco sull’altro versante: petrolio, carbone, gas, per non parlare delle tecnologie per la produzione di energia. Ci aspettiamo dei forti risultati rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile, auspichiamo che ci sia qualcosa di concreto, piuttosto che le dichiarazioni altisonanti. Vorremmo parole chiare. Le proposte per cambiare rotta non possono essere basate su ‘impegni volontari nazionali’ che non vincolano i paesi a raggiungere target precisi. Occorre che i governi si accordino su obiettivi significativi, indicando i tempi entro i quali devono essere raggiunti  e i mezzi di implementazione necessari per ottenerli, compresi quelli finanziari.”

Occorrerebbero 2 mila miliardi di dollari per spostare gli investimenti sulla green economy: esattamente la stessa cifra che le nazioni spendono attualmente per sovvenzionare azioni poco rispettose dell’ambiente; di tale cifra, 650 miliardi vengono stanziati per l’acquisto di combustibili fossili. Il denaro c’è, occorre solo spostarlo da una destinazione all’altra.

Molte sono le attività da mettere in campo per dare valore al capitale naturale. Innanzitutto, sarebbe necessario eliminare i cosiddetti ‘sussidi perversi’, che si concedono per finanziare azioni che di verde hanno a volte solo il nome; oltre a quelle inerenti ai combustibili fossili, si possono citare quelle agricole, che in via indiretta inquinano in modo consistente, oppure i sussidi alla pesca, che incrementano la cattura di specie a rischio. Oltre l’80% dell’energia utilizzata dall’umanità deriva da risorse naturali limitate e non rinnovabili, il cui consumo è aumentato in modo esponenziale negli ultimi cento anni, con un trend di crescita che non accenna a diminuire.

La guida elaborata dal WWF ,’Verso Rio +20′, fotografa i cambiamenti degli ultimi venti anni. Sono aumentate del 110% le megacittà e lo scettro spetta a Tokyo, con 37 milioni di abitanti; è cresciuto il consumo di carne: 43 chili a testa, a fronte dei 34 del ’92, con conseguenti ripercussioni sugli ecosistemi e sulle emissioni incontrollate di gas che derivano dalle attività agricole. Per ottenere un chilogrammo di bistecca sono necessari in media 15 mila litri di acqua, mentre 900 milioni di esseri umani non hanno accesso ad acqua potabile sicura e 2,6 miliardi di individui non possono avvalersi di servizi igienico-sanitari di base. I dati sono tristemente in aumento anche per quanto riguarda le emissioni totali di anidride carbonica, passate in questo ventennio dai 22 miliardi di tonnellate agli oltre 30 miliardi di oggi. Dati alla mano, derivati da indagini scientifiche, la perdita del manto forestale mondiale è più grande di una nazione come l’Argentina; è d’obbligo riconoscere però gli sforzi di alcuni paesi: il Brasile e l’Indonesia, che presentavano tassi di perdita di foresta molto alti negli anni Novanta, hanno significativamente ridotto i loro tassi di deforestazione e altre nazioni hanno messo in atto programmi di riforestazione che hanno reso meno importante tale perdita.

Le proposte del WWF si possono riassumere nello slogan scelto quale titolo della guida Verso Rio+20: ‘Cibo, acqua ed energia per tutti. Per sempre’. Inoltre: definire e concordare un nuovo sistema di indicatori che includa lo stato dell’ambiente, risorse idriche condivise, eliminazione entro il 2020 dei sussidi perversi, istituzione presso l’Onu di un autorevole Consiglio per lo Sviluppo sostenibile che garantisca che gli obiettivi siano promossi e che i risultati raggiunti siano monitorati e valutati.

 

Allegati

pdf Sintesi-Rapporto-LivingPlanet-2012.pdf

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