Donne e lavoro – professione casalinga

io lavoro a casa

Donne e lavoro, una ricerca a Firenze analizza quello delle casalinghe

Voluto dall’amministrazione provinciale, lo studio s’intitola “Io lavoro a casa” e sarà condotto da ricercatrici dell’Università di Firenze nei negozi della grande distribuzione

Accompagnano i figli a scuola, fanno le lavatrici, dedicano la loro quotidianità alla cura della casa, degli anziani della famiglia, dei bambini: sono le quasi 5 milioni di donne che, secondo recenti dati Istat, fanno la casalinghe a tempo pieno. Poco meno di un milione, 800mila per la precisione, sono le casalinghe italiane che non hanno ancora compiuto 35 anni.

Io lavoro a casa –
l’intervista a Franca Alacevich
Preside della Facoltà di Scienze Politiche ‘Cesare Alfieri’ di Firenze
Elisa Simoni, Assessore provinciale a Lavoro e Formazione

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Uno scenario composto da tante storie e tante concause probabilmente diverse, spesso scarsamente considerate, a torto, tanto dal mondo dei media che dal dibattito politico. Ed è per capire chi sono queste donne che non lavorano nel senso tradizionale del termine che nasce la ricerca al via nel mese di luglio a Firenze e provincia. Uno studio che sarà svolto da ricercatrici dell’Ateneo fiorentino e coordinato da Annalisa Tonarelli, ricercatore in Sociologia dei Processi Economici e del Lavoro all’Università di Firenze, ma che nasce su impulso dell’amministrazione provinciale, intenzionata a capire quali possono essere i servizi capaci di facilitare un reinserimento delle donne che prevalentemente si occupano della casa nel mercato del lavoro.

da sinistra_Alacevich_Simoni_dirigente provincia Alessandro Belisario_ricercatrice Annalisa Tonarelli

Alla base della ricerca, la volontà di capire se le donne che si dedicano alla cura della famiglia e della casa hanno compiuto una libera scelta o se, piuttosto, sono state in qualche modo costrette o orientate da motivi quali la crisi economica, la perdita di un precedente impiego, la carenza di servizi e welfare. Semplificando, tra le ipotesi, si pensa che in alcuni casi, se per pagare i servizi per l’infanzia e la cura degli anziani una donna reinveste il suo intero stipendio, in alcuni casi preferisce probabilmente lasciare il lavoro ed occuparsi in prima persona della propria famiglia di origine e della propria casa. In altri casi, alla base del lavoro domestico, può esserci la breve durata dei contratti tradizionalmente intesi, se si considera che nel 2011, 38.403 rapporti di lavoro   femminili tra Firenze e la provincia hanno avuto durata inferiore a un mese, 17.197 tra uno e quattro mesi, 4.988 tra gli 8 e i 20 giorni e 3.782 tra i 4 e i 7 giorni.

La somministrazione di questionari e interviste per la raccolta dei dati di “Io lavoro a casa” si terrà in alcuni negozi della grande distribuzione organizzata, al momento Unicoop Toscana, tra luglio e settembre: luoghi dove è facile entrare in contatto con un vasto panorama di persone, tra le quali il target delle casalinghe.
Tra i temi affrontati dal questionario, oltre alle variabili socio-anagrafiche, le esperienze lavorative pregresse, la quantità dell’impegno nel lavoro di casa, la condizione occupazionale delle altre donne della propria famiglia e delle amiche, come la propria condizione viene vissuta dagli altri membri della famiglia. Lo studio cercherà inoltre di capire cosa ha motivato la scelta di restare a casa e il livello di soddisfazione rispetto alla propria situazione.

 

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