La mobilitazione dei precari della scuola

SEZIONE: LAVORO
CATEGORIA: DIRITTI
Cod.: R1-659

La mobilitazione dei precari della scuola

 

Dalle ferie non godute che – a prescindere dalla spending review – vanno pagate al diritto all’assunzione. Lotte e conquiste di queste giornate estive dei lavoratori del settore scolastico

L’Anief (associazione professionale e sindacale) e la Confedir (Confederazione nazionale dei quadri direttivi e dirigenti della funzione pubblica) in questo periodo si stanno battendo per i diritti dei lavoratori precari in ambito scolastico, a partire dai supplenti ai quali il Governo non ha intenzione di pagare le ferie non godute.

Oltre al danno le beffe, si potrebbe dire riguardo alla situazione dei precari della scuola: non hanno un lavoro certo, non possono usufruire delle ferie e nemmeno hanno diritto al pagamento delle stesse non godute come prescriverebbe la legge.  Per questa ragione la Confedir nella prima metà di agosto aveva presentato un emendamento sulla non applicabilità della norma inclusa nella spending review ai supplenti scolastici. A tale emendamento non era stato dato seguito, ma anche l’INPS, a metà agosto, aveva dato ragione indirettamente all’Anief-Confedir dal momento che in una nota (la circolare n. 12486) ha fatto sapere pubblicamente che ai suoi dipendenti precari licenziati prima del periodo di pubblicazione sulla Gazzetta del Decreto, le ferie di cui non hanno potuto godere pur essendo previste vanno necessariamente remunerate.
Secondo l’INPS infatti, in questa fase di prima applicazione del D.L. 95/2012 (la cosiddetta Spending Review n. 2 approvata dal Senato ad agosto ed attualmente in vigore) la nuova norma interessa   “tutto il personale, compresi dirigenti e professionisti, cessato dal servizio a decorrere dal 7 luglio 2012, data di entrata in vigore del predetto decreto legge”. Pertanto, continua l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, “la Legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo”.

A seguito di questa nota pubblica dell’INPS, il presidente ANIEF delegato ai quadri e direttivi della Confedir ha dichiarato che “a questo punto la nostra richiesta non può essere più elusa. Nel frattempo, i precari iscritti all’Anief sono già stati mobilitati: hanno infatti inviato una diffida ai dirigenti scolastici proprio perché alla scadenza del loro contratto, concretizzatasi nel mese di giugno 2012, non è stato dato seguito il pagamento delle ferie non godute nell’anno scolastico 2011/12”.

Secondo il Ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia, invece, l’emolumento doveva essere bloccato in attesa di un approfondimento sull’impatto della nuova norma inclusa nella Spending Review sui dipendenti del pubblico impiego. Così, già all’indomani dell’approvazione del testo, Marcello Pacifico aveva chiarito che “è giuridicamente insostenibile applicare con effetti retroattivi la legge, anche perché il personale precario non essendo più in servizio non ha la possibilità materiale di usufruire di quei giorni”.

Secondo Anief e Confedir permangono tutti i limiti di costituzionalità sulla decisione del Governo di abolire, di fatto, l’istituto delle ferie, garantito dalla Costituzione e dichiarano pertanto che “si genererà di certo un contenzioso dinanzi al giudice del lavoro per tutelare tutti i precari che verranno assunti nel prossimo anno scolastico”.  

Ma le lotte sindacali riguardanti i precari continuano e costringono il Governo ad assumere 21mila docenti precari. Infatti, nonostante la riduzione degli organici del pubblico impiego e il blocco del turn-over, l’azione legale del sindacato Anief, con i suoi ricorsi sistematici ai tribunali, ha indotto l’amministrazione a salvaguardare i precari della scuola e ad applicare quanto richiesto dall’UE.

Dice il presidente Pacifico: “non possiamo che essere soddisfatti: malgrado il blocco del turn over, i tagli agli organici e le riconversioni obbligatorie del personale inidoneo e soprannumerario, per il secondo anno consecutivo l’Anief ha costretto il Governo ad assumere più di 20mila docenti precari”.

L’assunzione in ruolo di 21mila insegnanti da parte del Minstero dell’Istruzione, Università e Ricerca è, dichiara l’Anief, una conquista ottenuta a seguito dell’operato dei suoi rappresentanti e dei suoi legali: “attraverso migliaia di ricorsi avviati negli ultimi mesi abbiamo inferto, per abuso di contratti a termine, pesanti condanne alle spese a carico dell’amministrazione. La quale non ha così potuto fare altro che adoperarsi nei confronti del Governo per consentire il massimo delle assunzioni consentite”.

Non tutte buone però le notizie, in quanto, per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, ci sono rinvii e riduzioni del numero di assunzioni, peraltro già limitato a circa 5.300 posti.
“Il problema” dichiara il presidente Anief “è che in questo caso l’amministrazione ancora non applica quanto previsto dalla legge sui posti vacanti e disponibili. Poiché quest’anno sono state assegnate oltre 35mila supplenze fino al termine dell’anno scolastico, anche considerando la contestata riconversione del personale docente inidoneo e degli Itp (docenti con competenze sia teoriche che pratiche – n.d.r.) in soprannumero, potevano essere decretate almeno 27mila nuove assunzioni”.

Anche per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (cosiddetto ATA) l’associazione sindacale ha intenzione di continuare il contenzioso nelle aule dei tribunali: “faremo di tutto per ottenere il rispetto del merito e della parità di trattamento di tutti i cittadini europei. Come anche Strasburgo, del resto, ci chiede da diverso tempo”.