Morti bianche d’estate

lavorazione del vinile

Morti bianche anche d’estate

Ancora 100 vittime durante l’estate, e solo tra giugno e luglio, nonostante il rallentamento dei ritmi lavorativi per via delle ferie, non cessa la tragedia di chi muore sul lavoro

Sale a 308 il triste bollettino delle morti bianche da inizio anno. In soli 7 mesi siamo arrivati a una quota maggiore di quella riscontrata in tutto il 2011 (300), con un aumenbto del 2,7%. Non sono numeri: sono vite umane perse a causa del mancato rispetto delle norme sulla sicurezza.

L’indagine è stata condotta dall’Osservatorio Vega Engineering di Mestre che ha divulgato i seguenti risultati per quanto riguarda le zone geografiche, la causa di morte, il settore nei quali si muore di più. Per essere informati sul pericolo che i lavoratori italiani corrono quando non si vogliono seguire le norme.

 

Dove si muore di più

Nel nostro Paese le situazioni peggiori le ritroviamo in Lombardia, con 41 morti bianche, in Emilia Romagna, con 40 morti, in Toscana, con 30, in Veneto, con 24, in Campania, con 24 e in Piemonte con 20 morti bianche.
Bisogna però considerare il fattore popolazione lavorativa, per cui questi numeri assoluti vanno messi in rapporto con il totale dei lavoratori della regione interessata. Facendo questo rapporto, l’Osservatorio ha rilevato che il rischio effettivo di morte è più alto in Abruzzo (l’indice di rischio qui è di 34,4 mentre il rischio nazionale è di 13,5), seguito dal Trentino Alto Adige e dal Molise (entrambi con rischio effettivo di morte pari a 27,7) e la Basilicata (rischio 27).

Se vogliamo analizzare i territori più da vicino, vediamo che tra le province italiane è quella di Modena ad avere il maggior numero di vittime sul lavoro con 17 decessi da gennaio a luglio. Seconda è Brescia con 13 decessi (di cui gli ultimi 2 a luglio), terze Salerno e Torino entrambe con 10 vittime.
Rapportando il numero assolute delle vittime con quello del totale della popolazione lavorativa anche per quanto riguarda le province, risulta che il più alto rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa viene registrato a Grosseto (93,5), cui seguono: Modena (55,9), Nuoro (52,9), Pescara (51), Avellino (48,3) e Benevento (45,7).

Le cause di morte e i settori

La principale causa di morte registrata dall’Osservatorio è quella provocata da una caduta dall’alto (22,7% delle morti bianche), seguita dal ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento (22,1%); al terzo posto lo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti dall’alto (17,5%).

Il settore in cui si rileva il maggior numero di morti bianche (il 37,8% delle vittime sul lavoro) è quello agricolo. Il settore delle costruzioni si trova al secondo posto (24,8% delle vittime).
Persino nel settore del commercio e dell’artigianato ci sono stati eventi mortali: l’8,1%.
Nei settori trasporti, magazzinaggi e comunicazioni le morti bianche sono state pari al 6,2%.

Dall’Osservatorio semi-estivo sono state prese in considerazione anche le età delle vittime, scoprendo così che la maggior parte ha un’età compresa tra i 45 e i 54 anni (77 vittime). Sono 63 invece le vittime di età compresa tra i 35 e i 44 anni, seguite a breve da quelle di età superiore ai 65 anni (62 vittime).
Il dato più preoccupante è comunque come sempre quello relativo agli ultrasessantacinquenni, dal momento che il numero delle vittime di quest’anno è arrivato a 165. Un pensiero corre alla necessità di abbassamento dell’età di pensionamento e non del contrario come da anni in Italia ci si ostina a fare.

Ricordiamo che l’indagine considera esclusivamente le morti verificatesi sul luogo di lavoro e non, dunque, anche quelle in itinere o dovute alla circolazione stradale anche se durante l’orario di lavoro.  Il che significa che la preoccupazione per la tragedia umana delle morti bianche deve essere ancor più accentuata e l’attenzione alla prevenzione alta.

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