Reti di impresa: etica, competitività e territorio

Reti di impresa: etica, competitività e territorio

 

Sono più di trecento, e coinvolgono quasi duemila aziende, le esperienze di rete imprenditoriale operanti in Italia dopo il varo della legge che le ha autorizzate. Un nuovo modo di fare business, innovativo e vantaggioso per le piccole e medie imprese

Sono la nostra maggiore risorsa economica, capaci di investire capitali e di produrre ricchezza. Sono il frutto della creatività di singoli e di famiglie che hanno creduto in progetti ed idee innovativi, spesso a beneficio del territorio. Sono le piccole e medie imprese italiane, un patrimonio capillare che costituisce la nostra identità economica e di investimento.

A loro beneficio, per consentire maggiore stabilità e offrire una opportunità di crescita che non danneggi l’identità e il radicamento nel territorio, la Legge n. 33 del 9 aprile 2009 ha previsto l’istituzione del contratto di Rete: un nuovo strumento, di grandissime potenzialità, che permette alle aziende che vi ricorrono di condividere alcune funzioni “a geometria variabile”, quali l’internazionalizzazione, il marketing, la logistica, senza rinunciare all’individualità.

La Rete di impresa: cos’è

L’art. 3 (comma 4-ter) del D.L. n. 5/2009, che illustriamo nell’approfondimento allegato all’articolo, chiarisce bene cosa sia la Rete di impresa e il suo contratto, che si attiva quando “più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato, e a tal fine si obbligano, sulla base di un programma comune di Rete, a collaborare”. A questi imprenditori sono destinati “vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari, nonché la possibilità di stipulare convenzioni con l’A.B.I.”: tutte queste facilitazioni, secondo la Commissione Europea, non hanno il carattere di aiuto di Stato, il che conferisce piena liceità al nuovo istituto negoziale.

Innovazione, competitività e collaborazione sono dunque le parole chiave di questo nuovo modo di concepire l’azienda: nel contesto della Rete, infatti, gli imprenditori hanno l’obiettivo, “in ambiti predeterminati attinenti all’esercizio delle proprie imprese, di scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica, ovvero ancora di esercitare in comune una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa”. In primo luogo, dunque, è la mentalità che cambia: non più gelosia del proprio know-how e chiusura diffidente, ma disponibilità ad incontrarsi e a beneficiarsi reciprocamente, con vantaggi chiari per tutti.

Caratteri e vantaggi delle Reti di imprese

Nel contesto della Rete, e in base all’accordo, che deve essere stipulato, a pena di nullità, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, le imprese coinvolte possono, se vogliono, costituire un Fondo Patrimoniale comune con espresso vincolo di destinazione, definire un Organo Comune con mandato per la gestione delle attività della Rete e nominare un Coordinatore o Manager di Rete, individuando nel contempo le norme per l’ingresso, nel corso del tempo, di nuovi soci retisti.

Dal punto di vista tributario, la Rete non è dotata di una propria soggettività, il che significa che non ha neanche la possibilità di emettere fatture o di scaricare l’IVA: il problema si può ovviare, per esempio, decidendo di demandare questo compito a un solo retista, che ripartisca poi equamente costi e benefici. In compenso, però, far parte di una Rete significa essere meno a rischio di insolvenza: per tale ragione il sistema bancario ha predisposto servizi, strumenti di valutazione e metodologie di rating pensate proprio per le Reti di impresa, e volti ad incentivarne i comportamenti virtuosi. La stessa Confindustria, tramite la sua emanazione Retimpresa, ha facilitato convenzioni importanti, sottoscritte con due tra i principali Istituti di Credito nazionali ed internazionali (Unicredit e BNL-Gruppo BNP Paribas), che oggi considerano l’appartenenza ad una Rete come un elemento qualificante ai fini dell’assegnazione del rating delle imprese debitrici.

La diffusione del nuovo modello sul territorio

In base agli ultimi dati disponibili, diffusi da Retimpresa di Confindustria e da Unioncamere nello scorso aprile, a livello nazionale le imprese che hanno sottoscritto un contratto di Rete (1733 in totale, organizzate in 327 Reti) sono dislocate in 91 Province ed interessano 19 Regioni (Grafico 1 nell’allegato: ai primi posti per numero di imprese coinvolte figurano Lombardia e Toscana, agli ultimi Molise e Umbria, unica assente la Valle d’Aosta).

Nel 70% dei casi le Reti sono uniregionali, ma si registra un buon 30% di contratti che impegnano imprese attive in diverse regioni geografiche (Grafici 2 e 3, nell’allegato). Il numero di Reti coinvolte è di norma esiguo, e solo nell’11% dei casi le aziende strutturate in Rete superano le 9 unità (Grafico 4 nell’allegato). L’orientamento a organizzarsi in Rete prevale, allo stato attuale, nei settori dei servizi e della meccanica (Grafico 5 nell’allegato).

Iniziative locali a sostegno delle Reti di impresa

Lo sviluppo di una Rete di Impresa è una opportunità straordinaria per il Territorio in cui essa sorge. Per tale ragione, fin dall’istituzione della nuova fattispecie, Camere di Commercio e Autorità Regionali si sono attivate per promuovere la creazione di Reti e per monitorarne l’operatività.

La Camera di Commercio di Milano ha effettuato indagini, su scala regionale e nazionale, finalizzate a conoscere l’attuale stato di applicazione di questa tipologia di contratto ed il livello di soddisfazione da parte degli operatori coinvolti. Questi ultimi, nel 73% del campione intervistato per la Lombardia, si dichiarano soddisfatti soprattutto in ordine alla conquista di mercati più ampi e all’incremento dei ricavi e manifestano forte l’esigenza che alle Reti venga riconosciuta soggettività giuridica, e che vengano snellite le procedure burocratiche per la gestione. Le camere di commercio di Milano e Pavia hanno creato un sito apposito, dal quale abbiamo ricavato un approfondimento, relativo alla parte giuridico-fiscale della creazione di una Rete d’Impresa, che alleghiamo in fondo all’articolo.

Anche la Regione Lazio si è attivata per promuovere lo sviluppo delle Reti sul Territorio: “in questo momento di difficoltà, anche guardando ai dati positivi in termini di esportazione da parte del Lazio, la Regione sta incentivando le Reti di impresa”, fa sapere la Presidente della Regione, Renata Polverini, che assicura: “a breve sarà pubblicato un bando che garantirà lo start up delle Reti e creerà interventi di sostegno”, con “misure specifiche per cui una grande impresa sarà in grado di trascinare in un processo di sviluppo in Rete anche le piccole imprese”, e “accordi internazionali con Paesi esteri dotati di strumenti importanti per incentivare l’economia del nostro territorio e accogliere i nostri prodotti, a cominciare dagli Emirati Arabi Uniti. Il tutto per garantire alle nostre imprese, attraverso strumenti di diplomazia, elementi di stimolo che puntino sulla qualità dei prodotti e sulla creazione di nuovi posti di lavoro”.

Le fasi per la creazione di una Rete di Impresa

Il piano operativo per la creazione di una Rete segue le seguenti fasi fondamentali:
•    decisione da parte di un gruppo di imprese di costruire una Rete;
•    conoscenza reciproca ed esperienze di collaborazione/partenariato;
•    definizione dei processi da integrare;
•    definizione degli obiettivi di ciascuna impresa della Rete;
•    individuazione della forma giuridica più idonea e condivisa;
•    implementazione del modello organizzativo e piano di adeguamento di ciascuna azienda;
•    costituzione di un livello di coordinamento;
•    implementazione di un piano marketing condiviso;
•    implementazione di un piano economico – finanziario di ciascuna azienda e della “Rete” e condivisione di alcune funzioni;
•    Start up della Rete.

Laura Carmen Paladino

All.

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