Il discorso di Barroso – stato dell’Unione Europea

sessione plenaria Parlamento Europeo

Il discorso di Barroso sull’UE

Il 12 settembre, a Strasburgo, il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ha tenuto l’atteso discorso sullo stato dell’Unione Europea davanti al Parlamento europeo in sessione plenaria

Il discorso pronunciato da Barroso parla della crisi finanziaria economica e sociale che attraversa l’Europa ma che oggi è divenuta anche una crisi politica e di fiducia. Barroso spiega dove essa affonda le proprie radici. Riportiamo il suo discorso integrale.

Signor Presidente,
Onorevoli parlamentari,

È per me un onore essere oggi qui davanti a voi per pronunciare questo terzo discorso sullo stato dell’Unione in un momento in cui l’Unione europea versa ancora nella crisi: una crisi finanziaria ed economica; una crisi sociale; ma anche una crisi politica e di fiducia.

La crisi affonda le radici:
• nelle pratiche irresponsabili del settore finanziario,
• nei debiti pubblici insostenibili,
• ma anche nella scarsa competitività di alcuni Stati membri.
Si aggiungono poi i problemi strutturali dell’euro, la cui struttura si è dimostrata carente, e gli squilibri si sono allargati.
Siamo corsi ai ripari ma lo sforzo è doloroso e difficile. I cittadini si sentono frustrati e hanno paura perché avvertono che il loro stile di vita è in pericolo.
Il senso di giustizia e di equità tra gli Stati membri va erodendosi. E senza equità tra gli Stati membri come può esserci equità tra i cittadini europei?

Negli ultimi quattro anni abbiamo preso molte decisioni coraggiose per fronteggiare questa crisi di sistema. Ma malgrado gli sforzi le nostre risposte non hanno ancora convinto né i cittadini, né i mercati né i nostri partner internazionali. Perché? Perché di volta in volta abbiamo lasciato che il dubbio si insinuasse: il dubbio che alcuni paesi non fossero realmente pronti alle riforme necessarie per ridiventare competitivi; il dubbio che altri paesi non fossero realmente disposti a aiutarsi gli uni con gli altri per rendere l’euro e il progetto europeo una realtà irreversibile.
In troppe occasioni abbiamo assistito a un circolo vizioso. Decisioni cruciali sul nostro futuro vengono prese durante i vertici europei ma poi, il giorno dopo, quelle decisioni sono discreditate dalle stesse persone che le avevano prese, con il pretesto che erano troppo audaci, o non abbastanza coraggiose. Il tutto a danno della nostra credibilità e della fiducia nel nostro operato.
L’immagine del vertice europeo come un incontro di pugilato in cui si rivendica il knockout dell’avversario non è accettabile. Non possiamo far parte della stessa Unione e comportarci come se non lo fossimo. Non possiamo azzerare nove buone decisioni con un’unica azione o con un’unica dichiarazione che mette in dubbio il risultato raggiunto.

È questa, Onorevoli parlamentari, l’essenza della crisi politica e di fiducia dell’Europa. Se gli stessi attori politici dell’Europa non rispettano le regole e le decisioni che hanno stabilito, come potranno gli altri credere nella loro determinazione a risolvere insieme la crisi?

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