Italia: tra disoccupazione e precariato

Disoccupazione e Precariato

Italia: tra disoccupazione e precariato

Disoccupazione sempre alta, soprattutto quella dei giovani, e precariato da record. I dati emersi dall’ultima rilevazione Istat destano l’allarme da parte dei sindacati che richiedono subito il Patto per il lavoro e lo sviluppo

2,764 milioni di disoccupati a luglio, con un aumento annuale di persone in cerca di occupazione del 33,6%; tasso di disoccupazione pari al 10,7% e di occupazione pari solo al 57,1% della popolazione in grado di lavorare.  Giovani (under 24) disoccupati pari al 35,3%, con un aumento del 7,4% in un anno. Questi i primi dati resi noti dall’Istat che hanno destato la preoccupazione dei maggiori sindacati italiani.

Ora basta, dicono dalla CISL: “non bastano più analisi e parole, servono azioni incisive e coordinate in un patto sociale per lo sviluppo e il lavoro: i dati Istat sulla disoccupazione sono un bollettino di guerra. La disoccupazione complessiva si  attesta a livelli altissimi e soprattutto rispetto al 2011 aumenta di oltre il  2,5%. I giovani continuano a pagare prezzi pesantissimi alla crisi: a luglio viene superata  la barriera del 35% di disoccupati con oltre 600 giovani in cerca di occupazione. Ancora peggio  se si considera che la disoccupazione giovanile rispetto al 2011 cresce del 7%  e che nel Sud si registrano punte del  48% di disoccupazione tra le giovani donne”.
E dall’ANIEF: “Precari, è record tra i lavoratori italiani: l’Istat oggi ci ha detto che siamo ormai a quota 3 milioni. Nella scuola la più alta percentuale: rispetto alla media nazionale dell’11%, l’istruzione annovera oltre il 15% di personale precario. E ciò nonostante le assunzioni degli ultimi anni. Questi dati rappresentano una sonora bocciatura della riforma del mercato del lavoro, ancora prima di diventare esecutiva, che non prevede nel suo impianto normativo una decisa lotta contro il precariato”.

Le donne in particolare sembrano essere colpite dalla mancanza di lavoro. I dati Istat infatti come da un anno a questa parte la disoccupazione femminile sia aumentata del 28,3% e mostra la differenza nel tasso di occupazione maschile (66,6%) e femminile (47,6%). 

Il segretario generale aggiunto della CISL, Giorgio Santini, attacca il Governo e chiede a gran voce un coinvolgimento maggiore: “per lo sviluppo sono necessari  interventi diretti, anche utilizzando poteri sostituivi, per rilanciare in tutti i settori  gli investimenti  e una riduzione della tassazione sui lavoratori, i pensionati e le famiglie così da far crescere la domanda interna, da mesi in calo. Per il lavoro è necessario dare attuazione alla recente riforma in particolare per  stimolare azioni concrete per la diffusione dell’apprendistato e per promuovere la ricollocazione dei lavoratori che hanno perso il lavoro. Per i giovani in particolare Governo, Regioni e parti sociali, lasciando da parte polemiche e lacerazioni, sono chiamate a costruire una serie di azioni concrete e mirate finalizzate ad offrire ad ogni giovane una possibilità nelle diverse situazioni di difficoltà: un progetto concreto per aggredire la dispersione scolastica, soprattutto nelle regioni meridionali,  la qualificazione professionale per facilitare le  assunzioni nei settori in cui non si trovano le professionalità richieste,  l’utilizzo dell’apprendistato in alta formazione per favorire l’inserimento lavorativo di giovani laureati in particolare nei servizi e nelle professioni”.

italiaPer quanto riguarda la situazione di precariato nella quale versa oggi tanta parte di lavoratori, l’Istat rileva dati ormai riguardanti anche il carattere dell’occupazione e la tipologia di orario. Così l’istituto rende noto che, nel secondo trimestre 2012, le figure lavorative a tempo pieno segnalano una forte caduta (-2,3%, pari a -439.000 unità rispetto allo stesso periodo di un anno prima). Il risultato riflette il calo del lavoro autonomo full-time (-3,8%, pari a -196.000 unità) e dei dipendenti a tempo indeterminato  (-1,9%, pari a -236.000 unità), a fronte della sostanziale stabilità di quelli a tempo determinato.
E annuncia che prosegue l’aumento degli occupati a tempo parziale: nel secondo trimestre 2012 l’occupazione a orario ridotto aumenta su base annua del 10,9% (+391.000 unità). L’incremento coinvolge le posizioni lavorative dipendenti maschili e, nei valori assoluti, soprattutto quelle femminili ed è dovuto nella maggioranza dei casi al part-time di tipo involontario, ossia ai lavori accettati in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno. Continua a crescere il numero dei dipendenti a termine (+4,5% pari a 105.000 unità), ma esclusivamente nelle posizioni a tempo parziale, coinvolgendo per circa i due terzi lavoratori di età inferiore a 35 anni.

Si tratta pertanto di lavoratori precari e sui lavoratori precari è l’ANIEF che interviene duramente dichiarandola una piaga nazionale: dice il presidente Marcello Pacifico, per quanto riguarda la situazione di chi lavora in ambito scolastico: “nei mesi scorsi sembrava che il Governo dovesse finalmente intervenire per ridurre il numero dei lavoratori precari tenendo conto delle indicazioni dei sindacati. Oggi di quel tavolo di confronto non si hanno più notizie. Come si sono perse le tracce della richiesta – da parte della più grande organizzazione sindacale che rappresenta i dipendenti pubblici – di rispettare la direttiva comunitaria 1999/70 CE, contenente norme imperative sulla costituzione dei rapporti di lavoro a tempo determinato e sulla prevenzione dell’abuso dei contratti a termine da parte dei datori di lavoro pubblici e privati. La verità è che ancora oggi, purtroppo, nonostante le nuove norme volute dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero, la precarietà lavorativa sta crescendo a vista d’occhio: rappresenta ormai un male endemico della stipula dei contratti di lavoro del nostro paese. Tanto più che nella scuola, dove domani saranno assunti come supplenti annuali 150mila docenti, amministrativi, tecnici e ausiliari. E dove addirittura diverse scuole autonome saranno affidate in reggenza a vicari per l’assenza dei dirigenti scolastici”.

Anche il segretario della Cisl parla della necessità di apportare un cambiamento sostanziale delle politiche governative: “serve un accordo-quadro che definisca in modo semplice e preciso le azioni e le risorse disponibili e dia vita ad una mobilitazione generale al centro e in ogni regione/territorio , con verifiche mensili dello stato di avanzamento che si pongano in concreto l’obiettivo di fermare l’aumento così forte della disoccupazione giovanile e progressivamente di  farla regredire”.

 

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