Nuova Legge sui beni e attività culturali in FVG

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Nuova Legge sui beni e attività culturali in FVG

Il 30 agosto la Giunta del Friuli Venezia Giulia ha approvato la proposta di legge presentata dall’assessore alla cultura Elio De Anna che istituisce “nuove norme in materia di beni e attività culturali” allo scopo di superare la L.R. 68/81

Il Disegno di Legge, una volta approvato dal Consiglio Regionale, modificherà le regole del settore (non solo della LR. 68 ma anche di tutte le altre) a partire dal 1° gennaio 2014.

Si tratta di 56 articoli scritti allo scopo di mettere ordine in una materia delicata e attualmente disciplinata da più leggi, e semplificarla.
L’assessore De Anna spiega che con questa nuova legge si vuol affermare “la funzione pubblica della
cultura e disciplinare la parte preponderante del settore culturale regionale con un nuovo corpo normativo che contenga certamente precetti, non disgiunti però da un nuovo impianto programmatorio, da una nuova organizzazione politico-amministrativa regionale, da un sistema di erogazione del finanziamento pubblico diverso dal passato, non solo in termini di strumenti ma anche sotto l’aspetto dei presupposti
giuridici e delle relazioni che intercorrono tra la Regione e gli organismi culturali”.

Ass cultura FVG Elio De AnnaPer quanto riguarda la semplificazione legislativa, essa si è ottenuta con l’abrogazione di 37 norme ormai obsolete. Inoltre, si è deciso di dare le la possibilità di una consultazione permanente tra pubblico e privato allo scopo di rendere selettiva la spesa pubblica, soprattutto per via del calo di risorse pubbliche disponibili.

Il percorso della stesura del testo era iniziato con gli “Stati Generali della Cultura”, un’assemblea alla quale parteciparono tutti i rappresentanti del settore e dalla quale erano emerse con forza precise indicazioni, come:

 

  • la necessità di una chiara programmazione regionale triennale, con un altrettanto chiaro e certo budget finanziario;
  • la consapevolezza che la cultura è un formidabile fattore strategico di sviluppo della società e che lo standard culturale è anche una misura di valutazione del grado di benessere della popolazione;
  • la richiesta di aumentare l’efficienza della Pubblica Amministrazione in un quadro di maggiore qualità ed efficacia dei servizi erogati;
  • la volontà di presentare sempre più progetti culturali e la volontà di premiare la progettualità creativa e la professionalità e non la semplice attività, grazie a un finanziamento pubblico che sappia valutare e selezionare sulla base di precisi criteri di qualità (eventualmente anche pervenendo a un forte partenariato pubblico-privato);
  • la disponibilità degli “stakeholder” a entrare nelle dinamiche e nella programmazione comunitarie, sia sul piano delle risorse finanziarie disponibili, sia sul piano delle normative riguardanti le attività economiche.

Il DdL è articolato su quattro settori che contengono:

  • 1) norme su principi, programmazione, strumenti e organismi di governo;
  • 2) singoli interventi riferiti alle attività culturali e al patrimonio culturale;
  • 3) procedimenti attuativi degli interventi regionali;
  • 4) disposizioni finanziarie, abrogative e transitorie.

Le novità per quanto riguarda il primo settore e nello specifico gli obiettivi degli interventi regionali, riguardano tre nuovi o rinnovati strumenti di governo della politica culturale regionale: il Documento
programmatico a proiezione triennale, la Conferenza regionale della Cultura e l’Osservatorio regionale della Cultura.
A seguire, le novità riguardanti i singoli settori oggetto degli interventi regionali, sono quelle relative alla messa in ordine dell’attuale sistema, oggi frammentato in una molteplicità di testi legislativi. In
particolare, il titolo III riunisce la legislazione riguardante attività culturali quali cinema, centri pubblici socio-culturali e spettacoli dal vivo. Si evidenzia che sia le attività dei centri pubblici socio-culturali detti “Spazio cultura” sia quelle degli organismi primari teatrali di rilevanza regionale saranno sottoposti a una particolare disciplina contributiva.
Anche la disciplina relativa al patrimonio culturale regionale viene “raggruppata” in modo da eliminare le tante norme diffuse su più fonti, secondo la logica del Testo Unico.

Un’altra novità consiste poi nella normativa riguardante la promozione e la valorizzazione del patrimonio e della cultura fotografica: al Centro di ricerca e archiviazione della Fotografia di
Spilimbergo “CRAF” è attribuita la funzione di polo di riferimento regionale del patrimonio fotografico, modello speculare a quello riservato al patrimonio cinematografico e audiovisivo attraverso la Cineteca del Friuli.

Per quanto riguarda le modalità di finanziamento e di sostegno alle attività culturali, verranno a) stipulate apposite convenzioni con organismi e operatori culturali accreditati; b) devoluti contributi previa procedura valutative delle domande presentate; c) date possibilità di partecipare a progetti e programmi comunitari e internazionali.

Per poter stipulare una convenzione, gli operatori culturali devono essere in possesso di particolari requisiti, ma il presupposto è che siano riconosciuti dalla Regione come particolarmente qualificati e dunque come operatori fondamentali per l’attuazione delle strategie e degli obiettivi di politica culturale regionale. Per questo scopo, essi saranno iscritti in un apposito registro regionale, mentre gli Enti pubblici e quelli Privati costituiti con Legge saranno iscritti in apposite sezioni speciali dello stesso registro.

Si vuole così arrivare a realizzare un forte partenariato che, sostiene l’assessore De Anna, “si fonda su un accordo, bilaterale o multilaterale. La procedura a bando sarà invece il metodo ‘ordinario’ di attuazione di progetti culturali secondo una formula ormai consolidatasi nel tempo e che richiama le procedure e i principi di carattere comunitario; a essa potranno accedere tutti gli operatori culturali relativamente alle singole progettualità proposte”.

Altre risorse finanziarie possono essere reperite partecipando a programmi e progetti comunitari e internazionali: “vi è infatti l’intenzione dell’Amministrazione regionale” continua l’assessore “di puntare molto sulla partnership pubblico-privata e di affiancare quindi gli operatori culturali nell’utilizzo di risorse pubbliche comunitarie e internazionali, per l’attuazione di significativi progetti culturali di elevata qualità, chiamati a dare un importante contributo all’attuazione della programmazione
regionale”.

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