Approvato definitivamente il regolamento sulle quote rosa nei CdA

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Approvato definitivamente il regolamento sulle quote rosa nei CdA

Il Consiglio dei Ministri, riunito il 26 ottobre, ha approvato in via definitiva il regolamento sulle quote minime di presenza femminile all’interno dei Consigli di Amministrazione e di controllo delle società pubbliche italiane

Un atto dovuto dal momento che in base ai dati Eurostat di questo stesso anno in Italia l’occupazione delle donne tra i 25 e i 54 anni è inferiore del 12% rispetto alla media dell’Unione Europea e che i dati di Istat e Censis relativi al 2011 dimostrano che solo il 7% delle società quotate aveva una presenza femminile nei CdA.

Il Consiglio dei Ministri n. 51 ha dunque finalmente approvato un provvedimento che le donne attendevano da tempo, dal momento che questo argomento viene trattato da diversi anni sui tavoli della politica senza che alcun effetto abbia nella realtà degli ambienti lavorativi italiani, dove le donne continuano a mantenere posizioni di subordinazione rispetto agli uomini.

Ad agosto di quest’anno già si era discusso in sede di consiglio dei ministri (il n. 41) questo argomento e si erano approvate nuove regole per consentire alle società a controllo pubblico di modificare i propri statuti allo scopo di assicurare l’equilibrio trai generi (equilibrio che si considera assicurato quando “il genere meno rappresentato all’interno dell’organo amministrativo o di controllo ottiene almeno un terzo dei componenti eletti”). La Consob aveva nel frattempo già adottato le stesse regole per quanto riguarda le società quotate in borsa. Ora le nuove regole vengono estese a tutte le società, comprese quelle non quotate, dal momento che il presente provvedimento è relativo alle restanti.

Ministra Elsa ForneroAllo scopo di verificare che venga attuato il regolamento le società devono comunicare al Ministro delegato per le pari opportunità (Elsa Fornero) la composizione degli organi sociali e chiunque ne abbia interesse può segnalare le situazioni non conformi alle nuove norme. A seguito di verifica di tale difformità, la società riceve una diffida formale per ripristinare immediatamente l’equità tra i generi, pena la decadenza dell’intero organo interessato.
Tutto ciò è stato ratificato con la Legge 120/2011 che alleghiamo all’articolo. L’articolo 3 della stessa legge è quello interessato dall’ultimo consiglio dei Ministri: esso infatti estende la disciplina sulla parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo, anche alle società pubbliche costituite in Italia non quotate in mercati regolamentati, rinviando ad un successivo regolamento la definizione dei relativi termini e modalità di applicazione; e questo è il caso presente. Infatti, con il Consiglio dei Ministri dello scorso 26 agosto è stato approvato il Regolamento di attuazione dell’articolo 3 della legge e, pertanto, ora vengono disciplinate in maniera uniforme, per tutte le società interessate, la vigilanza sull’applicazione della stessa, le forme e i termini dei provvedimenti e le modalità di sostituzione dei componenti decaduti.

Le nuove regole consentono alle singole società a controllo pubblico di modificare i propri statuti per assicurare l’equilibrio tra i generi (almeno un terzo dei componenti dell’organo amministrativo o di controllo deve essere di sesso femminile in quanto è questo il genere meno rappresentato).
Società quotate e non quotate vengono così sottoposte a un criterio di omogeneità.
Per consentire la gradualità dell’applicazione del principio, però, questo obbligo diviene operativo dal primo rinnovo degli organi sociali successivo all’entrata in vigore del regolamento e per tre mandati consecutivi cominciando da una quota inferiore al terzo, ovvero (e non ne comprendiamo la ragione) per ora solo un quinto degli amministratori e dei sindaci eletti deve essere del genere meno rappresentato (femminile).

Si ricorda che valgono sempre le stesse regole di monitoraggio e controllo sull’attuazione del regolamento e che quindi chiunque ne abbia interesse può segnalare le eventuali difformità dalle nuove norme.

Laura Carmen Paladino

Allegati

pdf L120-2011-parita-cda.pdf

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