La violenza di genere. In arrivo la nuova convenzione per fermare il femminicidio e non solo…

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La violenza di genere. In arrivo la nuova convenzione per fermare il femminicidio e non solo…

“No more”, Non più. È il nome della “Convenzione contro la violenza maschile sulle donne – femminicidio”, presentata il 12 ottobre a Roma, nel luogo per eccellenza di rappresentanza del genere femminile: la Casa Internazionale delle donne, in via della Lungara

Associazioni di donne, realtà nazionali della società civile si sono riunite per dar voce ai diritti umani, in particolare per sensibilizzare, contrastare e prevenire il fenomeno della violenza maschile sulle donne. Il termine violenza include diverse forme: in primis quella fisica e anche quella psicologica, economica, sessuale e spirituale.

“Violenza di genere” si legge nella 19esima raccomandazione del Comitato CEDAW “è una forma di discriminazione che inibisce gravemente la capacità delle donne di godere dei diritti e delle libertà su una base di parità con gli uomini”.

 

Tentativo giuridico di darne una definizione – ha spiegato la vice-presidentessa del Telefono Rosa, Paola Lattes – è nell’articolo che introduce lo stalking: si include violenza fisica, violenza psicologica, minacce reiterate… 

La violenza è ogni atto che lede l’integrità della donna: “Qualsiasi atto di violenza di genere che comporta, o è probabile che comporti, una sofferenza fisica, sessuale o psicologica o una qualsiasi forma di sofferenza alla donna, comprese le minacce di tali violenze, forme di coercizione o forme arbitrarie di privazione della libertà personale sia che si verifichino nel contesto della vita privata sia di quella pubblica”, citiamo dalla Conferenza mondiale delle Nazioni Unite tenutasi a Vienna nel 1993.

La Convenzione verrà presentata alle Istituzioni il 25 novembre, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, proprio perché si tratta di un fenomeno sociale estremamente pericoloso che non riguarda solo la sfera privata, ma è una questione da affrontare dal punto di vista politico; “è un’espressione del potere diseguale tra donne e uomini, di cui il femminicidio è l’estrema conseguenza”.
“Il governo” ha commentato Simona Lanzoni, di Fondazione Pangea e referente per l’Italia di CEDAW (il trattato internazionale più completo sui diritti delle donne) “non risponde ai diritti delle donne che sono diritti umani. Non si può dire che l’Italia è in crisi e quindi non può affrontare la questione della violenza; l’Italia è in crisi perché non ha mai affrontato tale problema e non ha mai approcciato a politiche di genere”.

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PAS e affido condiviso

Tra le rappresentanti delle realtà promotrici dell’Accordo è intervenuta anche l’avvocata penalista Teresa Manente, responsabile dell’ufficio legale dell’Associazione Differenza Donna e referente nazionale di Di.Re (Donne in rete contro la violenza alle donne), che associa 94 centri antiviolenza e case delle donne di tutta Italia: “102 sono le donne che in soli 9 mesi, da gennaio 2012, sono state uccise da partner o da ex partner” ha denunciato “e, nonostante ciò, i finanziamenti ai centri antiviolenza sono sempre più esigui, perché non si ha consapevolezza della loro necessità. Oggi le donne stanno vivendo un vero e proprio attentato alla libertà e una estenuante lotta politica. Libertà significa Legge sull’aborto, come anche prassi di concedere l’affido esclusivo al genitore non violento, escludendo l’affido condiviso (introdotto nel 2006) nel caso in cui si siano verificati casi di maltrattamenti in famiglia”.
Infine, si è scagliata crudamente contro la PAS (Sindrome da Alienazione Parentale), che il Disegno di Legge 957 vorrebbe introdurre nel Codice Civile. La Sindrome, teorizzata da Gardner, che, oltretutto, aveva lanciato idee a dir poco bizzarre e giustificatrici sulla pedofilia, in settembre è stata bandita dall’associazione degli psichiatri americani, poiché non riconosciuta malattia e non rientrante nel DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disordini mentali).

“PAS significa mettere in mano ad un genitore un’ulteriore arma per alimentare il conflitto che esiste già in una coppia separata” ha commentato Luisa Betti, rappresentante di GiUliA (Unione giornaliste Libere Autonome). “Il più delle volte” ha aggiunto l’avvocata Manente “accade che vengano accusate di PAS donne vittime di maltrattamenti. Come può un figlio aver voglia di stare con un padre, che ha usato violenza contro sua madre?”, si è chiesta retoricamente. E la donna-madre, vittima, strumentalizzerebbe il figlio.

Un altro dato su cui si è soffermata l’avvocata penalista è quello riguardante l’assegno di mantenimento: a livello europeo risulta che il 75 percento dei padri separati non corrisponde al proprio figlio la quota per il suo sostentamento, violando quello che risulta essere un principio costituzionale.
Concludendo, Teresa Manente ha paragonato la condanna alla violenza di genere alla condanna alla mafia. “Perché” ha detto “i meccanismi della violenza di genere: paura, minaccia, intimidazione, subordinazione, uccisione… sono identitici. Quando il governo e le istituzioni raggiungeranno questa consapevolezza, potremmo dire di iniziare a lavorare per una società realmente democratica”.

L’informazione e i mass media

IMG_5853Come rappresentante del mondo dei mass media è intervenuta la giornalista Luisa Betti dell’Associazione GiULiA, che si è espressa in merito al capitolo sull’informazione, altro argomento della Convenzione: “troppe volte” ha detto “nell’informazione c’è disinformazione. Vengono trattati casi di violenza come fossero action movie o romanzi d’appendice, sminuendo i femminicidi e imputando la colpa di tali atti a raptus e/o delitti passionali”.
Il compito di GiULiA vuol esser quello di aumentare la consapevolezza all’interno delle redazioni. Si è fatto appello ai direttori dei giornali che hanno il dovere di vigilare sul cosa e sul come viene scritto; di controllare anche la manipolazione e se il fatto corrisponde a realtà. L’associazione ha proposto l’attivazione di corsi specifici sulla formazione dei giornalisti e anche un Osservatorio speciale, così da approfondire i fatti, evitando di distorcerli.
Luisa Betti ha poi citato come esempio eclatante di disinformazione il caso di Padova, definendo il video girato dalla zia del bambino “provvidenziale”, poiché ha permesso di riaccendere un dibattito su temi che meritano approfondimenti. “Sono mesi che mi occupo di PAS e di bambini sottratti alle madri” racconta la giornalista. “Prima del 2006, anno in cui è stato introdotto l’affido condiviso, questo non succedeva. L’Italia non è pronta per quella che chiamano bigenitorialità e per l’affido condiviso: troppe donne uccise; non c’è parità di genere”.

Da sottolineare anche il problema della giusta distinzione tra quella che viene definita conflittualità tra coniugi e violenza domestica, che sfocia il più delle volte in femminicidi (in Italia parliamo dell’80 per cento dei casi), fenomeno in aumento in tutta Europa, alimentato anche dall’affido condiviso che obbliga la donna ad avere continui rapporti con l’ex partner violento. “Donne massacrate, assalite, perseguitate, continuamente stalkizzate. Lancio un invito ai giornalisti, quando trattano l’argomento” ha concluso la Betti “di informarsi con dovizia”.

Matrimoni e convivenze

La convenzione unisce generazioni e pratiche molto diverse, ma per la prima volta in forma di richieste unitarie, nazionali e internazionali. A proposito di un altro problema sociale che riguarda la parificazione dei diritti dei figli nati da convivenze e quelli nati da matrimoni, si è espressa la vice presidentessa del Telefono Rosa nazionale, Paola Lattes. Al giorno d’oggi le convivenze sembrano rappresentare più del doppio dei matrimoni celebrati e, nonostante ciò, queste forme di unione non sono state equiparate. “Quando si tratta di diritti dei figli nati da convivenze” ha spiegato la vice presidente, “il tribunale di competenza è quello dei Minori. In Italia ci sono solo 29 Tribunali per i Minorenni. Quasi uno per ogni regione e i problemi che ne susseguono sono tanti: la difficoltà nel raggiungere questi luoghi, le spese, i problemi organizzativi. Non solo: le competenze suddivise tra il Tribunale Ordinario e quello dei Minori sono diverse. Per acquisire ad esempio l’assegno di mantenimento per i figli dei nati da convivenze, si ottiene un provvedimento che però non è esecutivo!” ha spiegato Paola Lattes. “È dunque opportuno chiedere di prevedere sedi distaccate dei Tribunali per i Minorenni in tutti i Tribunali Civili, così da avere la possibilità di ottenere l’esecutorietà di un provvedimento emesso in modo più semplice e veloce”.

In ultimo, ha aggiunto la rappresentante nazionale del Telefono Rosa, è da trattare un’altra questione di cui non si parla mai: quella che riguarda i diritti dei figli nati dalle convivenze. “Questi bambini riconosciuti dai genitori non hanno altri parenti se non i propri genitori. Non possiedono, per esempio, diritti ereditati dal nonno, non hanno parenti come cugini, zii o fratelli legittimi. L’unica parentela è quella con i propri genitori”. Si tratta di un progetto di legge che dorme da tempo.

La Convenzione è l’ennesimo tentativo di dar voce allo storico problema sociale della discriminazione delle donne, della violenza maschile contro di loro, dei diritti umani in generale, richiamando le Istituzioni alla propria responsabilità di proteggere la vita e la libertà delle donne. Il testo della convenzione si trova alla seguente pagina web:  convenzioneantiviolenzanomore.blogspot.it. Per firmarla, occorre inviare una e-mail a: convenzioneantiviolenza@gmail.com

Daniela Auciello

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