Le sottrazioni della contraffazione: posti di lavoro, imposte, PIL

Le Contraffazioni in Italia

Le sottrazioni della contraffazione: posti di lavoro, imposte, PIL

È un mercato fiorente e parallelo, quello del falso, tenuto saldamente in mano dalla criminalità organizzata

Una ricerca del Censis, per conto del Ministero dello Sviluppo economico, fa il punto della situazione e lancia un grido di allarme: chi compra oggetti falsi è di fatto colluso con i criminali.

Le cifre del mercato del falso sono tutte precedute dal segno della sottrazione: 110 mila posti di lavoro in meno, 1,7 miliardi di euro tolti al Fisco. Se fossero stati venduti prodotti ufficiali, si sarebbero avuti 13,7 miliardi di valore di produzione aggiuntiva, euro di cui il nostro Paese è stato quindi depauperato, con conseguenti circa 5,5 miliardi di valore aggiunto, pari allo 0,35% dell’intero prodotto interno lordo nazionale. Questo il fatturato delle attività di falsificazione, fotografato da una ricerca realizzata dal Censis-Centro studi investimenti sociali, per il Ministero dello Sviluppo economico,  relativa all’impatto della contraffazione sul sistema-paese.

Il consumatore potrebbe essere definito vittima e carnefice; è in base alla domanda di prodotti falsi, infatti, che il mercato illegale fiorisce e si espande a macchia d’olio. Non più esclusivamente prodotti e accessori di abbigliamento, non solo canali  tradizionali di smercio: pur non essendo tramontata l’era dei venditori ambulanti, nel fiorente mercato on line è possibile a volte trovare il sistema per evadere gli esigui controlli. Oggi si falsifica di tutto: dalle viti ai giocattoli, dai cosmetici ai farmaci, ai prodotti alimentari; in molti casi è in gioco la salute, ma il cittadino comune sembra non curarsene. Distratto e a volte inconsapevole, il consumatore non riesce, di solito,  a considerare l’acquisto di un prodotto falso come un’azione riprovevole; il più delle volte si sente soddisfatto per aver acquistato l’oggetto del desiderio a prezzo stracciato, oppure agisce per gioco o per rispondere a un impulso, scacciando come molesto l’eventuale pensiero di un acquisto incauto o poco consigliabile.

 

“È come se si entrasse in rapporto con uno spacciatore”. In tal modo Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, definisce l’acquisto di un falso e il contatto, seppure indiretto, dell’acquirente con la criminalità organizzata. Il furto di innovazione comporta in alcuni casi una truffa nei confronti del consumatore, ma spesso l’acquirente si può considerare colluso con chi sta al di fuori della legalità.

Gli illeciti sono molti e variegati: si va dalla violazione del diritto d’autore alla contraffazione di marchi, dai prodotti a indicazione geografica protetta non verificati, alla pirateria, all’abuso del marchio del Made in Italy.

Loredana-Gulino“La comunicazione è di fondamentale importanza” ha sottolineato Loredana Gulino, direttore generale Lotta alla contraffazione – Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello Sviluppo economico, in occasione della presentazione della ricerca “perché il consumatore informato diventa sensibile quando capisce che è implicata la criminalità organizzata”.
Il commercio elettronico permette di raggiungere migliaia di persone e spesso manca la regolamentazione giuridica; per tale motivo, secondo la dirigente, sarebbe opportuno trovare un equilibrio tra la tutela della libertà di commercio e quella dei diritti dei singoli.

La domanda di falso è particolarmente elevata nel settore della pelletteria e nel calzaturiero; il Censis, in una recente indagine sulle abitudini di acquisto degli italiani, ha rilevato che, tra gli acquirenti di merce falsa, il 39,4% ha preferito le borse e gli accessori e il 18% le scarpe; alte anche le percentuali di chi ha acquistato articoli di abbigliamento contraffatti (34,2%) e occhiali (18,9%).

Molto alto il numero dei sequestri da parte delle Forze dell’ordine e, volendo quantificare il valore delle merci requisite in tre anni, esso risulta pari a 1,8 miliardi di euro, la gran parte dei quali è riconducibile al settore accessori di abbigliamento (831 milioni) e calzaturiero (266 milioni). Gli articoli di maggior richiamo, come è prevedibile, sono quelli di lusso, gli oggetti griffati dalle case italiane e straniere, in quanto il marchio assume spesso il valore di status symbol, come tale ambito dai consumatori.

La ricerca mette in evidenza come la diffusione della contraffazione stia erodendo una consistente fetta di mercato che era prerogativa di piccole e medie imprese, di aziende che producono articoli in pelle rispettando le leggi, pagando le tasse e contribuendo alla crescita del nostro paese. Un tempo erano appetibili i prodotti in pelle fatti a regola d’arte, sebbene anonimi, realizzati da imprese localizzate in Toscana, nelle Marche, nel Vicentino e in Campania. Aziende che sono state costrette in buona parte a chiudere, a causa della richiesta di prodotti con griffe ‘a buon mercato’, ovvero copiate illecitamente. Le grandi firme del lusso risentono relativamente della contraffazione, perché possono contare su una clientela che non rinuncerebbe mai a un prodotto originale, comprato presso il rivenditore autorizzato. Il danno, per queste aziende, è però un altro, e consiste nel detrimento del marchio e nella perdita della caratteristica di esclusività dell’oggetto, che non si può più considerare un bene di lusso.

Quanto ai cosmetici, presi di mira di recente dal mercato illegale, è davvero vasta la gamma delle copie: si va dai prodotti più costosi ed esclusivi – creme e profumi – a quelli di ordinario consumo, come detergenti, shampoo e dentifrici, questi ultimi tra i preferiti dal traffico illegale, insieme alle sostanze odorose. Un mercato in crescita, quello dei cosmetici, soggetto a un altro tipo di illegittimità: si tratta dell’importazione parallela, ossia della commercializzazione, nel nostro paese, di prodotti destinati ad un paese diverso, spesso reperibili a prezzi più bassi rispetto a quelli normalmente praticati e privi di etichettatura legale, pertanto potenzialmente pericolosi, perché non rispettosi di norme poste a tutela della salute. Succede, a volte, che un prodotto sospetto non sia in realtà oggetto di contraffazione: sono le aziende stesse a porre in atto una strategia aggressiva di marketing e a immettere sul mercato un prodotto a prezzo irrisorio, per fare in modo che si imponga su altri. In altre occasioni è prossima la scadenza dell’articolo e si vogliono eliminare i fondi di magazzino. In ogni caso è bene controllare e tenere gli occhi bene aperti, per non incorrere in azioni eticamente e legalmente inopportune; ogni settore è potenzialmente a rischio, inclusi gli oggetti di design e di arredamento.

Daniela Delli Noci

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