Assistenza sanitaria ai lavoratori. Sì del Faschim all’iscrizione del convivente omosessuale

Paolo Pirani - UIL

Assistenza sanitaria ai lavoratori. Sì del Faschim all’iscrizione del convivente omosessuale

Il Fondo Nazionale di Assistenza Sanitaria per i lavoratori dell’industria chimica e chimico-farmaceutica ha deciso di accogliere la richiesta di un dipendente omosessuale di iscrivere al Fondo il suo convivente. Si tratta della prima volta in cui viene riconosciuto questo diritto a un omosessuale

Anche i lavoratori omosessuali forse questa decisione possono finalmente iniziare a fare affidamento sui principi della Costituzione Italiana, che sancisce come tutte le coppie abbiano pari diritto a ottenere il riconoscimento giuridico della propria unione. La dichiarazione del Segretario Generale della UIL.

Il lavoratore è iscritto al Registro delle unioni civili del Comune di Milano, come ha fatto presente nella sua richiesta ed è munito di regolare certificazione. Il Consiglio di Amministrazione del Faschim ha accolto la sua richiesta interpretando giustamente la recente sentenza della Corte d’Appello che accoglieva il ricorso di un dipendente di una banca del Credito Cooperativo che chiedeva l’iscrizione alla Cassa Mutua Nazionale per il Personale delle Banche. Pur non essendoci ancora una normativa adeguata in materia, il Faschim ha deciso di rispettare il diritto civile di questo lavoratore di poter tutelare il proprio compagno di vita come qualsiasi altro lavoratore eterosessuale.

 

Riportiamo di seguito la dichiarazione del Segretario Confederale della UIL Paolo Pirani:

“Alla luce di una recente sentenza della Corte d’Appello, il Faschim – Fondo Nazionale di Assistenza Sanitaria per i lavoratori dell’industria chimica, chimico-farmaceutica- durante la seduta del Cda del 15 novembre scorso ha deciso all’unanimità di ammettere la richiesta, da parte di un dipendente, di iscrizione del convivente dello stesso sesso. Questi adduceva, a supporto della sua richiesta, il Registro delle unioni civili istituito presso il Comune di Milano, a cui lui e il proprio compagno si sono iscritti, con rilascio di regolare certificazione.
Si tratta di una decisione importante: un primo passo in direzione del riconoscimento dei diritti civili, troppe volte negati, di coppie omosessuali, essa nasce da una giusta interpretazione della previsione statutaria del Fondo in tema di convivenza ‘more uxorio’.

“La decisione fa seguito alla sentenza della Corte D’Appello che accoglieva il ricorso di un dipendente di una banca di Credito Cooperativo volto ad ottenere l’iscrizione del proprio compagno convivente alla Cassa Mutua Nazionale per il Personale delle Banche di Credito Cooperativo.

“Ci auguriamo – in attesa di una normativa che dia sostanza al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale per il quale tutte le coppie hanno pari diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico – che, in questo senso, sempre più istanze dei lavoratori vengano riconosciute. Solo in questo modo si potrà continuare sulla strada aperta dalla sentenza n. 41484 della Cassazione, depositata nel marzo scorso, la quale sosteneva che le coppie conviventi dello stesso sesso, con una relazione stabile, hanno diritto al riconoscimento della loro «vita familiare» e quindi allo stesso trattamento garantito dalla legge ai coniugi etero.

“Anche qui si tratta di un primo passo di cui condividiamo la direzione: il riconoscimento di un diritto fondamentale quale la volontà di rispetto e assistenza reciproci. A differenza di molti paesi dell’Unione Europea, come Germania e Regno Unito, dove assistenza sanitaria, eredità e reversibilità della pensione sono ormai una realtà acquisita, l’Italia su tali argomenti è in ingiustificabile ritardo”.

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