Giornata europea della consapevolezza sugli antibiotici

Medicinali

Giornata europea della consapevolezza sugli antibiotici

Oggi, 18 novembre, è una giornata dedicata alla sanità e alla consapevolezza dell’uso degli antibiotici. E proprio in questi giorni sono stati divulgati i dati sulla sanità e il rapporto Censis sulla conoscenza dei medicinali da parte degli italiani

In campo sanitario in questi giorni c’è grande movimento a livello locale come internazionale. Tagli alle spese vengono applicati dalle Regioni, con qualche timida eccezione, rapporti a livello internazionale (come quello OCSE sulla spesa sanitaria nei Paesi europei) e campagne informative per la tutela della salute.

Sembra essere tempo di bilanci (preventivi) per chi lavora nel campo sanitario e per le società farmaceutiche. In questo periodo la rilevazione dei dati sulla sanità si è fatta molto intensa e le notizie fioccano. In questo contesto arriva la giornata odierna, dedicata alla consapevolezza sugli antibiotici che invita la popolazione ad acquistarli con cautela, mentre il Censis, quasi contemporaneamente, pubblica i primi risultati della sua ricerca sulla conoscenza dei principi attivi che stanno alla base dei medicinali e che costano meno rispetto ai medicinali “firmati”.

Quella odierna è una giornata che si svolge annualmente: un’iniziativa europea per la tutela della salute pubblica. Il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC) in questa occasione ha pubblicato gli ultimi dati relativi alla resistenza e al consumo degli antibiotici nell’Area economica dell’Unione Europea.
Per quanto riguarda la resistenza, il rapporto offre informazioni sui sette patogeni invasivi di maggior importanza per la salute pubblica: Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Klebsiella pneumoniae and Pseudomonas aeruginosa. I dati riguardano 29 nazioni e il rapporto analizza l’intero periodo 2008-2011. Il rapporto è pubblicato sul sito ecdc.europa.eu.
Per quanto riguarda il consumo di antibiotici, alleghiamo il rapporto che evidenzia, tra gli altri dati, come la nazione che ne consuma di meno sia l’Estonia e quella che ne consuma di più la Grecia.

consumo antibiotici in Europa

La Commissione europea in questo campo ha deciso di applicare una strategia particolare, ovvero un approccio olistico al problema dell’aumento della resistenza agli antibiotici mediante un piano d’azione in 12 punti corrispondenti ad altrettanti fattori chiave per la lotta contro la resistenza antimicrobica (AMR). Esso coinvolge diretti settori: dalla medicina umana a quella veterinaria, dalla ricerca alla comunicazione fino all’agricoltura. Nel giro di cinque anni la CE intende rafforzare le buone pratiche esistenti e introdurre una nuova serie di misure rigorose per prevenire la diffusione ulteriore dei ceppi resistenti e combattere le infezioni microbiche.

 

Le 12 azioni concrete da attuare sono:

  • sensibilizzare all’uso appropriato degli anti microbici;
  • migliorare la legislazione europea nel campo dei medicinali veterinari e dei mangimi medicati;
  • formulare raccomandazioni per un uso prudente degli antimicrobici in medicina veterinaria e predisporre rapporti di follow-up;
  • rafforzare l e misure di prevenzione e controllo delle infezioni nosocomiali;
  • introdurre nella nuova legislazione veterinaria dell’UE strumenti per rafforzare la prevenzione e il controllo delle infezioni negli animali;
  • promuovere nuove forme di collaborazione che consentano di mettere a disposizione dei pazienti nuovi farmaci antimicrobici;
  • condurre un’analisi dei fabbisogni di nuovi antibiotici in medicina veterinaria;
  • sviluppare e/o rafforzare gli impegni multilaterali e bilaterali per la prevenzione e il controllo della resistenza agli antimicrobici;
  • rafforzare i sistemi di sorveglianza della resistenza agli antimicrobici e del loro consumo in medicina umana ;
  • rafforzare i sistemi di sorveglianza della resistenza agli antimicrobici e del loro consumo in medicina veterinaria;
  • rafforzare e coordinare le attività di ricerca;
  • informare meglio il pubblico sulla questione della resistenza agli antimicrobici.

Sta innanzitutto alle aziende produttrici di farmaci pigiare sull’acceleratore per quanto riguarda la ricerca per scoprire nuovi ritrovati e sconfiggere la resistenza attuale.
Ma, per quanto riguarda la conoscenza dei medicinali è interessante leggere i dati relativi allo studio realizzato dal Censis in Italia.

Gli italiani e i farmaci

In Italia il farmaco si riconosce in base al nome commerciale e non al principio attivo che contiene. Ciò comporta l’acquisto a volte in simultanea di medicinali contenenti gli stessi identici principi ma, pur essendo a conoscenza, nel 77% dei casi, delle nuove norme sulle prescrizioni che devono essere fatte in base al principio attivo, il 45% degli italiani è disposto a pagare di più pur di avere il farmaco “di marca”.

Solo il 7,6% degli italiani conosce il principio attivo alla base di una classe di medicinali. Sorprende il fatto che siano proprio i giovani ad ignorare maggiormente questa importante informazione e ad acquistare i medicinali in base al nome commerciale (lo fa il 68,5% dei giovani). Gli anziani invece fanno gli acquisti su questa base nel 64,9% dei casi e, inoltre, sono i più informati (78%) sull’esistenza di farmaci equivalenti spesso a un costo inferiore.
Ad identificare il farmaco per nome commerciale sono maggiormente i residenti nel Nord-Est (61,6%), gli uomini (59,6%) e le persone con un pessimo stato di salute (64,7%).

Quasi il 45% degli italiani dichiara che nell’ultimo anno gli è capitato di pagare una differenza di tasca propria per avere un farmaco di marca piuttosto che quello fornito dal Servizio sanitario con lo stesso principio attivo ma a un costo inferiore. Le donne lo hanno fatto nel 49% dei casi.
Proprio l’identificazione del farmaco con il nome commerciale spiega perché si genera disagio nei cittadini se cambiano aspetti del farmaco assunto abitualmente relativi al nome (73%), alla confezione (oltre il 57%), al colore (54,2%) e alla forma della compressa (50,7%). Il disagio per l’eventuale cambiamento del nome è più forte tra gli anziani (oltre il 79%), gli uomini (oltre il 73%) e le persone con un pessimo stato di salute (quasi il 71%).

Alto è anche il rischio di confusione, in particolare per gli anziani. Il 30% degli italiani dichiara che si potrebbe confondere se il farmacista gli consegnasse un medicinale contenente lo stesso principio attivo di quello che prende solitamente ma con una confezione diversa o un nome differente. Il rischio di confusione è molto più alto tra gli anziani (oltre il 39%) e le donne (quasi il 28%): si tratta di un’area vasta e con una consuetudine di rapporto con i farmaci anche quotidiana.
E se un cambiamento del farmaco deve esserci, il medico è il solo garante. In caso di sostituzione per ragioni economiche di un farmaco normalmente utilizzato, il 61% dei cittadini dichiara che non gli provoca disturbo se è il medico a farlo, il 16,6% se è il farmacista, mentre più del 22% è contrario (6,9%) oppure infastidito (15,5%). Ferma restando la centralità della fiducia nel medico per tutti i cittadini, si constata una maggiore avversità al cambiamento del farmaco per ragioni economiche da parte degli anziani (quasi il 28% è contrario o ne è disturbato), delle donne (oltre il 25%) e delle persone con un pessimo stato di salute (oltre il 29%).

Secondo i cittadini, dichiara il Censis dopo aver analizzato i dati, attualmente c’è troppa pressione economica sulle scelte prescrittive a causa delle manovre di bilancio pubblico e dell’entrata in vigore delle nuove norme. Oltre il 47% degli italiani ritiene che ci sia stato un aumento del peso del fattore economico sull’attività prescrittiva dei medici negli ultimi dodici-diciotto mesi, il 36,4% ritiene che sia rimasto inalterato, il 6,2% che sia diminuito, mentre il 10% non ha opinioni al riguardo. D’altro canto, per il 77% le esigenze di ridurre la spesa pubblica per i farmaci pesano molto o abbastanza sull’attività prescrittiva e oltre il 61% registra un aumento della spesa di tasca propria per l’acquisto di farmaci. Emerge evidente nella percezione collettiva che c’è una pressione dall’alto per tagliare la spesa pubblica che condiziona medici, pazienti e rischia di incidere sulla qualità delle prescrizioni. Ma gli interventi sulle modalità di prescrizione e di accesso ai farmaci cozzano con la personalizzazione del rapporto dei cittadini con il farmaco, che passa anche per la consuetudine, spesso quotidiana, a prendere un determinato farmaco reso riconoscibile da nome commerciale, confezione, forma e colore del medicinale stesso.

Allegati

pdf Medicina-Sintesi-ricerca-CENSIS.pdf
pdf rapporto-consumo-antibiotici-Europa.pdf

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