Pari Opportunità: Le donne della Sapienza

Le donne dell'università la Sapienza

Le donne della Sapienza? In maggioranza, ma non riescono a infrangere il tetto di cristallo

Lo scorso 5 novembre la Sala Odeion della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma La Sapienza ha ospitato il dibattito promosso dal Comitato per le pari opportunità di Ateneo, in collaborazione con il Gender Interuniversity Observatory, “Le donne della Sapienza: pari opportunità per pari capacità?”

Il convegno è stata occasione per presentare la ricerca condotta dalla Professoressa Gabriella Salinetti, ordinario di calcolo delle probabilità e – in 700 anni di storia della Sapienza – primo preside donna di facoltà, sulla distribuzione della popolazione del più grande ateneo d’Europa secondo un’ottica di genere.

I risultati neanche a dirlo: le donne, fin dagli studenti, sono la maggioranza: ben il 54%. Si laureano prima e con i migliori voti, sono in maggioranza quando bisogna proseguire la carriera di studi con i più alti titoli accademici (sono infatti oltre il 50% dei dottorandi di ricerca), ma man mano che si sale nella scala gerarchica accademica ecco riproporsi il “fenomeno del tetto di cristallo”: le ricercatrici donna sono il 46%, le professoresse associate il 38% e gli ordinari appena il 24%. Insomma le donne della Sapienza sono vincenti negli studi, da ricercatrici riescono ad ottenere un buon numero di progetti finanziati, ma poi la loro carriera si blocca e il tetto di cristallo non si infrange.
Perché non si infrange se le donne sembrano avere molto più che pari capacità rispetto ai loro colleghi uomini? Non si infrange perché salendo nella carriera c’è bisogno di garantire tempo e presenza e quindi spesso la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro sembra ostacolare le donne anche in campo accademico; non si infrange perché spesso il proseguimento della carriera universitaria avviene per cooptazione e i simili (gli uomini) tendono a cooptare loro simili e quindi altri uomini e, infine, perché la scarsità di fondi penalizza le donne. 

C’è però anche chi c’è la fatta e, con una laurea in tasca e con figli a carico, è arrivata all’apice del successo: è il caso delle relatrici che hanno animato la tavola rotonda – coordinata dal giornalista di Uno Mattina Franco Mare – che ha seguito la presentazione della ricerca. Economiste, parlamentari, magistrate, scienziate e giornaliste hanno raccontato il loro essere donna di successo.
Luisa Todini, consigliera di amministrazione Rai e possibile candidata alla presidenza della Regione Lazio per il centro-destra, ha messo in luce come nella sua azienda lei abbia cercato di favorire la conciliazione vita-lavoro aprendo un asilo nido aziendale, ma purtroppo anche se il privato ci mette del suo, poi mancano le strutture pubbliche di supporto, per esempio i mezzi pubblici: “ve lo immaginate portare un bambino di tre mesi alle sei del mattino sul treno per Giardinetti?” è la domanda retorica posta al pubblico. In effetti che la sfera sociale non sia ancora così pronta ad accogliere le donne di successo, ma anche madri e mogli, lo ha dimostrato Ilaria Capua, responsabile del dipartimento di Scienze biotecnologiche dell’Università delle Venezia di Legnaro, che ha messo in luce come le professioni scientifiche debbano essere capaci di femminilizzarsi accogliendo anche la maternità, perché non è facile per diversi mesi lasciare un gruppo di ricerca.

Chi un grande gruppo di ricerca è riuscito a guidarlo è Carla Sapegno, dirigente IBM Italia, che ha portato l’esempio degli Stati Uniti, dove diverse grandi aziende sono guidate da donne.
Silvia Costa, europarlamentare; Evelina Canali, Presidente dell’associazione Nazionale magistrati di Roma; Patrizia De Rose, capo dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio, hanno messo in luce il fatto che le donne ce la possono fare anche nella politica e nella pubblica amministrazione e, perché no, anche nel mondo più maschilista che c’è: quello del calcio. L’esempio è quello di Paola Ferrari, presentatrice della domenica sportiva.

Dal pubblico le giovani ricercatrici presenti in sala hanno, però, lanciato un monito alle relatrici: le donne, è vero, sono brave, preparate, capaci, ma il mondo del lavoro per le più giovani è spesso precluso, la maternità lontana e quasi impossibile; non solo: più si è qualificate e più si fatica a farsi le ossa, tra contratti precari e a tempo determinato, con bassi salari.

La strada verso il successo insomma è veramente molto lunga e perigliosa, con tanti ostacoli perché, in fondo, come ha concluso il dibattito Franco Di Mare: le donne sono come le ballerine di tango, fanno tutto quello che fa l’uomo, ma “lo fanno all’indietro e con i tacchi a spillo”.

Francesca Ragno