Presentato l’Atlante Censis della Domanda Immobiliare

Presentato l’«Atlante Censis della Domanda Immobiliare»

 

Una notizia interessante per chi opera nel mercato immobiliare, quella emersa dall’inchiesta del Censis: quasi un milione di famiglie vuole comprare una casa. Per far ripartire il mercato attualmente in crisi è però necessario rimuovere alcuni “blocchi”

Solo il 46% delle persone interessate ad acquistare una casa in una grande città è riuscito a farlo. I Comuni capoluoghi hanno infatti delle problematiche maggiori da affrontare. Ecco un’anticipazione dei risultati dell’Atlante, il nuovo strumento per gli operatori del Real Estate.

Presentato il 9 novembre a Roma – con gli interventi di Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, rispettivamente Presidente e Direttore generale del Censis; Paolo Buzzetti, Presidente dell’Ance; Giovanni Maria Paviera, Amministratore delegato e Direttore generale di Generali Immobiliare Italia Sgr; Giovanni Sabatini, Direttore Generale dell’Abi – il rapporto che per la prima volta viene dedicato all’analisi delle dinamiche recenti e future della domanda residenziale, fornisce i trend nazionali nonché gli approfondimenti su Roma, Milano, Napoli e sulle altre undici aree metropolitane e su tutti gli altri capoluoghi di provincia.

Nel 2012 sono 907mila le famiglie intenzionate ad acquistare un alloggio.  Il ciclo della domanda è stato altalenante soprattutto a causa della crisi economica che ovviamente ha colpito anche questo settore: erano 1,4 milioni le famiglie che volevano comprare casa nel 2001, in pieno ciclo positivo, sono poi scese a circa 1 milione nel 2007, e il consuntivo per il 2011 è stato di 925mila.
Nel 2011 le famiglie che sono riuscite a realizzare l’acquisto sono state il 57%, ma quest’anno scenderanno al 46% nei Comuni capoluogo.

La famiglia italiana, da sempre “cerca-casa” un po’ per necessità un po’ per vocazione, inizia a incontrare serie difficoltà nel soddisfare questo bisogno, fatto che costituisce uno dei fattori che penalizzano di più il settore edilizio-immobiliare. Esiste, infatti, una domanda – da parte di famiglie appartenenti prevalentemente al ceto medio – che non riesce ad essere soddisfatta.
Fra le grandi città metropolitane la quota più elevata di domanda residenziale delle famiglie si registra a Roma, seguita a brevissima distanza da Milano. Più distanziata invece risulta Napoli.
Fra le aree metropolitane ai primi posti troviamo Bologna e Torino, seguite da Palermo, Bari e Firenze; poi Catania, Cagliari, Reggio Calabria, Genova, Venezia e Verona.
Il rating delle altre città capoluogo vede in testa, quanto a intenzione all’acquisto di una residenza, Parma, Reggio Emilia e Bergamo. 

Gli acquirenti sono in prevalenza già proprietari (8 su 10), per due terzi sono famiglie con due redditi, appartenenti nel 61% dei casi al ceto medio, per il 26% della fascia alta di reddito, per il restante 13% a reddito moderato.

Per quanto riguarda il tipo d’alloggio, si prevalgono immobili nuovi o ristrutturati, in edifici multipiano, essendo minoritaria la domanda per le più costose case a schiera o individuali.
Il 40% richiede un immobile ad alta efficienza energetica (in classe A o B).

Secondo Giuseppe De Rita, presidente del Censis, “il sociale dimostra una capacità di resistenza alla crisi anche grazie al continuo aggiornamento dei fattori su cui si è basato lo sviluppo italiano e la casa è certamente un pilastro fondamentale, che meriterebbe più attenzione istituzionale”.

Il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, ha aggiunto che “con quasi un milione di famiglie che anche negli anni di crisi cercano una sistemazione abitativa è veramente assurdo che il mercato immobiliare debba rimanere stagnante. È necessario rimuovere i blocchi burocratici, fiscali e finanziari che non valorizzano una tale domanda potenziale.

Quello descritto dall’Atlante Censis è il segmento “pagante”, ma la casa è anche un problema sociale, che comprende un ventaglio di situazioni diverse, con il rischio concreto di esclusione abitativa per i nuclei a più basso reddito (in modo particolare gli sfrattati, gli immigrati e gli studenti fuori sede).

Gli affitti

Un’emergente tensione nel mercato degli affitti è evidenziata dai numerosi casi di sfratto. Fra il 2008 e il 2011 gli sfratti eseguiti sono aumentati del 14,7% (da 24.959 a 28.641), con valori particolarmente elevati in Emilia Romagna (8,5 ogni 10.000 abitanti), Toscana (7,9), Liguria (7,3), Lazio (5,2) e Lombardia (4,7).
Ancora più preoccupante è la dinamica dei provvedimenti emessi, aumentati del 10% nello stesso triennio, e di quelli per morosità (da 41.008 a 55.543, pari a +35,4%).

L’affitto ‒ e i rischi di precarietà che ne derivano ‒ è connaturato alle condizioni sociali più deboli: a fronte di una media nazionale di famiglie in locazione del 21%, si sale al 35,4% per i monogenitori con un figlio minore e al 72,8% tra le famiglie immigrate.
Anche il 15,6% degli anziani ultrasessantacinquenni che vivono da soli sono in affitto.

Sempre più precaria e costosa è anche la condizione alloggiativa degli 800mila studenti universitari, per i quali sono disponibili solo 46.800 posti negli studentati pubblici.

Il rapporto completo è disponibile a pagamento sul sito censis-store.it.