Concorso a cattedre: ANIEF ricorre nuovamente al TAR

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Concorso a cattedre: ANIEF ricorre nuovamente al TAR

Dovrà essere incluso nelle selezioni successive anche chi nelle prove di preselezione degli scorsi 17 e 18 dicembre, ha ottenuto tra i 30 e i 34 punti e non solo chi ha ottenuto almeno 35 punti come richiesto dal MIUR

Non si placano le polemiche sul “concorsone” al quale hanno partecipato 320mila aspiranti alle 11.542 cattedre di ogni ordine e grado scolastico messe “in palio” dal Ministero. Un nuovo ricorso al TAR, presentato dal sindacato ANIEF, farà ammettere alle prove successive migliaia di candidati laureati che non hanno superato la preselezione.

Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha reso noto che finora ha superato la prova di preselezione solo un partecipante su tre, mentre molti candidati si sono lamentati della complessità dei test dicendo che i 50 quesiti erano cervellotici o troppo generici. Il risultato è stato che migliaia di laureati, con surplus di master e dottorati di ricerca, sono stati esclusi dalle prossime selezioni finali. I 50 quiz a risposta multipla dovevano rilevare le capacità logiche e di comprensione del testo nonché le competenze digitali e linguistiche dei partecipanti. A questa preselezione seguirà una prova scritta la cui data verrà indicata non prima del 15 gennaio.

Secondo l’ufficio studi dell’ANIEF però questa selezione iniziale è stata impropria: il criterio adottato dal Ministero è stato più quello di sfoltire il futuro lavoro delle commissioni insediate dagli Usr che valutare la preparazione e le capacità degli oltre 320mila aspiranti docenti ponendo loro quesiti più adatti agli appassionati di cruciverba che a dei futuri professionisti dell’insegnamento. Questa la dichiarazione dell’ANIEF che nel frattempo ha deciso di presentare ricorso al TAR in quanto secondo la normativa vigente la soglia minima per passare queste preselezioni non è quella decisa dal MIUR di punti 35 su 50, ma di 30. A prevederlo è il Decreto legislativo 297/1994 che dovrebbe rappresentare il principale riferimento normativo per selezionare i docenti della scuola pubblica.

 

aula

Marcello Pacifico, presidente del sindacato, ha affermato: “l’Anief ha deciso di farsi portavoce di queste contraddizioni, in particolare del fatto che il Miur avrebbe dovuto ridurre la soglia minima di accesso a 30/50. Tutti coloro che hanno dunque conseguito tra 30 e 34 punti non si rassegnino, perché tramite la nostra assistenza potranno rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale e chiedere il rispetto delle norme vigenti. L’obiettivo, ovviamente, è quello di accedere direttamente alle prove disciplinari scritte, il cui calendario verrà pubblicato il prossimo 15 gennaio. Alzare troppo l’asticella del punteggio minimo non è stata una scelta saggia. Il Ministero ha in questo modo inibito il diritto dei candidati a farsi valutare in modo equo il loro merito, sottoforma di conoscenze e competenze acquisite, utile per accedere alle prove successive”.

Tra i 320mila partecipanti a queste prime prove ci sono stati anche i docenti già di ruolo che il MIUR aveva precedentemente escluso ma che, a seguito di un ricorso al TAR presentato proprio grazie al patrocinio dell’ANIEF, sono stati infine accettati.

“I giudici del Tar” ha detto Pacifico “hanno esaminato le leggi vigenti e appurato che il Miur non poteva escludere dal concorso degli aspiranti docenti solo perché il loro titolo era stato conseguito dopo un’artificiosa barriera cronologica, introdotta dagli organizzatori del concorso e posizionata tra il 2002 e il 2004. Anche perché in questo modo si sarebbe preclusa l’unica modalità per ringiovanire il corpo docente italiano, che con la media anagrafica superiore ai 50 anni si colloca tra le più alte al mondo. Come non era possibile lasciare fuori da un concorso della pubblica amministrazione del personale in possesso dei requisiti per accedervi, ma ‘colpevole’ di essere stato già assunto con altre mansioni: si sarebbe trattato del primo caso del genere nella storia delle selezioni pubbliche italiane. E questo il nostro sindacato non lo ha permesso”.

Nelle 2.520 aule informatiche predisposte dal Ministero si sono recate soprattutto donne: erano quasi 260mila infatti le concorrenti di sesso femminile che hanno partecipato alle preselezioni, di età media 40 anni. Oltre la metà dei candidati proviene dal Sud Italia, anche perché è in tali regioni che si trova la maggior disponibilità di posti.

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