Femminicidio: il parroco di Lerici

Femminicidio: il parroco di Lerici

 

Secondo il parroco di Lerici sembra che le donne vogliano farsi uccidere: basterebbe indossare una minigonna infatti per incitare gli uomini ad usare loro violenza sessuale, a malmenarle ed infine ucciderle. Non aggiungiamo nulla, perché ci sembra che ciò basti a far capire in quale situazione ci troviamo in Italia se la Chiesa permette a un parroco di bestemmiare in tale modo… Ci limitiamo a riportare di seguito la lettera aperta della CISL, il sindacato di ispirazione cristiana e cattolica, firmata anche dalle ACLI (le associazioni cattoliche), da Confcooperative e da Confartigianato. Ci sembra doveroso

 

LETTERA APERTA SU PARROCO E FEMMINICIDIO

Roma- 28 dicembre- “Il caso del parroco di Lerici e delle sue parole prive di senso e di senno sulla  non dichiarata ma oggettiva complicità delle donne nei casi di femminicidio, pone due ordini di problemi: da un lato l’esigenza di rimarcare i molti percorsi e le molte vie in cui si rende visibile e manifesta la dignità delle donne; dall’altro, quello di rispecchiare e narrare un mondo cattolico che, rispetto alle tematiche di genere, presenta una ricchezza di posizioni e di elaborazioni culturali che non può essere schiacciata sotto il peso di una visione medievale e preconciliare. In questo senso come donne della Cisl, delle Acli, di Confcooperative e di Confartigianato, siamo convinte che non si possa trasformare la scellerata posizione del parroco ligure in un pretesto per proporre una visione manichea in cui l’argine alla permanenza di visioni medievaleggianti del ruolo della donna non può che essere un neofemminismo rinverdito e rivangato per l’occasione. Abbiamo avuto notizia che le amiche della CGIL intendono scendere in piazza con un fiore in mano e indossando la minigonna, come se l’unica dialettica possibile fosse misurabile alzando o abbassando i centimetri di stoffa. Per quello che ci riguarda siamo convinte, anche assieme a tantissime donne delle tante associazioni cattoliche che irrobustiscono il tessuto sociale e culturale del Paese, che la dignità della donna possa e debba essere difesa valorizzandone l’intelligenza affettiva, le capacità relazionali, il contributo quotidiano e pervasivo che la cultura di genere offre alle politiche di inclusione sociale, di accesso al lavoro e alle pratiche di conciliazione. Esiste, quindi, un umanesimo delle donne – che è parte integrante della dottrina sociale della Chiesa e del vissuto di tante associazioni cattoliche – che non riluce, che evita i riflettori, che disdegna lo scandalo mediatico e che è, invece, tutto preso a fecondare strutture sociali e a garantire coesione a un tessuto messo duramente a repentaglio dalla crisi economica e dal furto di futuro che sta subendo un’intera generazione. In più di una circostanza, come donne della Cisl, delle Acli, di Confcooperative, di Confartigianato abbiamo denunciato la radice retriva che alimenta il femminicidio e l’esigenza di mettere a punto una strategia globale che, dal canto nostro, abbiamo sintetizzato in una straordinaria Piattaforma contro la violenza che è un vero e proprio manifesto che nasce da una visione laica e cristiana dei problemi connessi al ruolo e alla presenza delle donne nella società. Per questo riteniamo fondamentale non trasformare un’opinione isolata nell’espressione culturale di un intero universo e non replicare a una provocazione delirante rimettendo in piedi l’antico armamentario di un femminismo vissuto come divisione e non come necessario e naturale fattore di unità. Quella che abbiamo in mente è un’altra idea delle donne e dei percorsi necessari ad affrancarle dal peso delle discriminazioni sociali e dei fardelli culturali. C’è da riflettere soprattutto su cosa unisce  i casi dei femminicidi. Si tratta per lo più di uomini che sono stati lasciati e non lo accettano. Uomini fragili che esercitano la loro fragilità con l’aggressività. Per contrastare questo fenomeno occorre ripartire dall’educazione, in famiglia e dalla scuola nell’educare a gestire le emozioni attraverso un cambiamento di cultura e mentalità a partire  in primis dal rispetto uomo – donna”.

Firmato
CISL – Liliana Ocmin
ACLI – Agnese Ranghelli
CONFCOOPERATIVE – Giovanna Zago
CONFARTIGIANATO – Edgarda Fiorini