Fiscal Compact sotto la lente

Fiscal compact sotto la lente

 

Presentato il Quaderno “Fiscal Compact” presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, alla presenza del ministro per gli Affari europei. Il Patto di bilancio, che entrerà in vigore il 1° gennaio, ha creato le basi degli accordi sull’Unione monetaria

Uscire dalla crisi è possibile. Secondo il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi – intervenuto alla presentazione del Quaderno – il Fiscal Compact, Trattato sulla stabilità tra gli stati membri dell’Unione europea, ne costituisce la prova.

La pubblicazione, a cura di Gianni Bonvicini e Fulvio Brugnoli, è frutto della collaborazione tra l’Istituto Affari Internazionali- IAI e il Centro Studi sul Federalismo-CSF ed è stata presentata di recente a Roma, presso la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Il Trattato su stabilità, coordinamento e governance nell’Unione economica e finanziaria, è stato molto importante per l’Eurozona e non è un caso che ad esso abbiano fatto seguito gli accordi sull’Unione monetaria, impensabili fino a poco tempo fa. A parere del ministro, è indiscutibile che il Fiscal compact ne abbia gettato le basi;  e, sebbene rispecchi la visione tedesca dell’integrazione europea, è pur vero che la prospettiva dell’integrazione è così ampia e varia da non potersi ricondurre a un solo Paese.

Il Trattato, definito anche “Patto di bilancio”, è stato firmato da quasi tutti gli Stati membri dell’Unione europea – ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca – e stabilisce le regole fiscali comuni, tra le quali quella che prevede l’inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione. L’entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2013 ed è prevedibile che comporti un lungo periodo di sacrifici e restrizioni. Nell’arco dei prossimi venti anni, infatti, tutti i paesi saranno obbligati a far scendere il rapporto tra l’indebitamento e il prodotto interno lordo al 60%, circa la metà di quello che si registra attualmente in Italia.
Spetterà alla Corte di Giustizia europea vigilare sull’operato degli Stati e sull’adempimento dell’obbligo di ratifica delle norme previste dal Patto di bilancio.

Il ministro Moavero ha sottolineato come la crisi, nell’evidenziare alcuni fattori che minacciano la tenuta delle economie e delle società europee, abbia avuto al tempo stesso il merito di mettere in luce la capacità di reazione dell’Unione: basti pensare alle decisioni scaturite dai Vertici di quest’anno, tra cui – oltre al Fiscal compact – il Patto per la crescita e l’Unione bancaria.

Il Quaderno IAI analizza gli effetti del Fiscal Compact attraverso la lettura di esperti del settore, riuniti in un gruppo di studio che è stato costituito dall’Istituto Affari Internazionali di Roma e dal Centro studi sul federalismo di Torino. Il primo capitolo è stato affidato a Gian Luigi Tosato, dell’Università La Sapienza di Roma, che ha affrontato il tema del ruolo delle istituzioni e degli organismi comunitari nell’esecuzione delle funzioni previste dal Nuovo Trattato, allargando lo sguardo oltre il Fiscal Compact. Come rilevano i curatori Gianni Bonvicini e Flavio Brugnoli nell’introduzione, la tesi di questo capitolo è che il Fiscal Compact non pregiudichi di per sé il funzionamento degli organismi comunitari, ma che il risultato si potrà giudicare dalle modalità con cui si faranno operare assieme, in modo coerente, strumenti intra-Ue con i meccanismi extra -Ue del Fiscal Compact.
Nel secondo capitolo Lucia Serena Rossi, dell’Università di Bologna, si occupa dei passaggi necessari per favorire l’integrazione del Trattato in quello di Lisbona e degli scenari preferibili o più probabili.

Alla questione della legittimazione degli atti e delle decisioni del Nuovo Trattato è dedicato il terzo capitolo, messo a punto da Giuseppe Martinico del Centro de estudios politicos y constitucionales di Madrid  e ricercatore del Centro studi sul federalismo, il quale sottolinea che il ruolo del Parlamento europeo e di quelli nazionali dipenderà dai parlamenti stessi e dal peso che le relazioni interparlamentari sapranno ritagliarsi nell’economia del Fiscal Compact.

Alberto Majocchi dell’Università di Pavia, consigliere del CSF, inserisce il Fiscal Compact nel processo di progressiva messa sotto controllo dei bilanci pubblici nazionali e considera il Trattato come il possibile avvio di una Unione di bilancio. Passo importante, quest’ultimo, che non è sufficiente, tuttavia, per rilanciare la crescita in Europa, per la quale ritiene necessaria una vera e propria Unione fiscale. Il punto decisivo, secondo il docente, è politico prima ancora che economico e riguarda i trasferimenti di sovranità necessari per arrivare a un’Unione federale europea.

Infine, Michele Comelli, responsabile di ricerca dello IAI, ha analizzato la posizione italiana rispetto al Fiscal Compact e posto l’attenzione sulla necessità di cercare alleanze più vaste tra partner europei.

Daniela Delli Noci

 

Il quaderno IAI sul Fiscal Compact (presentazione dell’Istituto Affari Internazionali)

Pur essendo composto da soli 16 articoli il cosiddetto Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria – Tscg) è un trattato estremamente complesso, sia per la natura di accordo intergovernativo e non “comunitario”, sia per la pesantezza delle richieste di disciplina fiscale che impone agli Stati che lo adotteranno, soprattutto a quelli fortemente indebitati, come è il caso dell’Italia. È parso quindi opportuno a due istituti tradizionalmente impegnati negli studi sull’integrazione europea, lo Iai di Roma e il Csf di Torino, analizzare le conseguenze che il Fiscal Compact avrà sia nei confronti del Trattato di Lisbona sia sull’economia dell’UE ed in particolare della sua zona Euro.
Studiosi di varie discipline sono stati quindi chiamati a sviluppare alcuni aspetti del nuovo trattato. In particolare:
–    la questione dell’impatto del Fiscal Compact sulle istituzioni e procedure dell’Unione;
–    le conseguenze di una eventuale trasformazione del trattato in una integrazione differenziata in seno all’Ue;
–    il non secondario problema della legittimazione delle decisioni che saranno prese nell’ambito del nuovo trattato;
–    le modalità di un progressivo passaggio ad un’Unione Fiscale;
–    il contributo italiano al Fiscal Compact e le possibili convergenze con le posizioni degli altri paesi Ue.

A chiusura del volume, vengono allegati il testo del Fiscal Compact, per permettere al lettore di collegare i riferimenti nei capitoli agli articoli del nuovo Trattato, ed una scheda dei vari dispositivi adottati dal Consiglio europeo nel corso della lunga crisi.