Impresa, storia e divertimento: le risorse del turismo archeologico di scena a Paestum

Paestum

Impresa, storia e divertimento: le risorse del turismo archeologico di scena a Paestum

Si è svolta in uno dei siti antichi più importanti della Magna Grecia l’edizione 2012 della Borsa Mediterranea del turismo archeologico

Appuntamento ormai attesissimo dagli specialisti, dagli esperti e anche dai semplici appassionati, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, giunta quest’anno alla sua quindicesima edizione, è nei fatti una grandiosa mostra mercato della storia antica e dell’archeologia italiana, risorse che il mondo ci invidia, vere e proprie punte di diamante del nostro turismo.

Centinaia di aree archeologiche piccole e grandi, la cui datazione spazia dalla preistoria alla tarda antichità, si mettono in mostra per un fine settimana e presentano le loro bellezze migliori: è l’occasione per conoscerne di nuove, magari appena scoperte o in fase di scavo, per incontrarne i responsabili, stabilire contatti con le università e i centri di ricerca, soprattutto rifarsi gli occhi di meraviglie antiche che non passano mai di moda.

 

L’imprenditoria archeologica: istruzioni per l’uso

L’obiettivo della borsa è soprattutto quello di attirare investitori, anche stranieri, e di facilitarne l’incontro con le realtà archeologiche più importanti del nostro paese. A questo proposito Enit ha selezionato oltre 70 buyers da tutta Europa, per promuovere l’archeologia come risorsa economica, di impresa, di turismo e di mercato: un nuovo modo di intendere una ricchezza troppo spesso considerata immateriale, più legata alla gratuità del tempo libero che agli interessi lavorativi. Ma di archeologia si può vivere, e se ne può fare un business: lo sanno le istituzioni, gli enti, le associazioni di categoria, le case editrici, le società e i consorzi che nell’area espositiva riservata a loro hanno promosso il patrimonio culturale e le destinazioni turistico-archeologiche; lo sanno gli operatori delle università, che hanno presentato le figure professionali legate all’archeologia e il suo specifico mercato del lavoro; lo sanno gli operatori del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; lo sanno i direttori delle testate archeologiche di tutto il mondo, che si sono ancora una volta incontrati a Paestum in occasione del loro VI simposio internazionale, sul tema “patrimonio culturale e turismo: best practices per lo sviluppo locale, la formazione, la promozione”, realizzato a cura dell’ICCROM.

Coltivare il fascino del passato: una passione e un mestiere

Inauguraz borsa turismo archeologicoSoprattutto lo sanno i tanti archeologi sul campo, anche quest’anno numerosissimi all’appuntamento annuale di Paestum, che hanno presentato la loro attività al grande pubblico e messo in luce aspetti positivi e negativi di un lavoro difficile e delicato: a tal proposito, Archeonews ha dialogato col pubblico in una conferenza sul tema “Il mestiere dell’archeologo, tra contrattazione reale e tariffario”, e la CIA (Confederazione Italiana degli Archeologi) ha organizzato un incontro dal titolo “Archeologo 2.0: rivoluzione digitale e legislativa”, sottolineando le difficoltà dell’inserimento nel mondo del lavoro per professionisti competenti e specializzati, quali oggi sono gli archeologi, e le luci e le ombre di una attività che cerca ancora uno status preciso tra le professioni dell’ingegno. L’ANA, Associazione Nazionale Archeologi, ha approfondito la centralità dell’archeologia per la conservazione della memoria e delle radici, riflettendo su “Il futuro dell’antico: obiettivi, metodi e strategie per l’archeologia di domani”, un vero e proprio miniconvegno svoltosi in due sessioni. Tutte associazioni, quelle citate, che si battono per la difesa della professione dell’archeologo e per il riconoscimento effettivo di tale figura, e che a tal proposito hanno promosso a Roma, lo scorso 15 dicembre, una manifestazione pubblica che si è mossa da piazza del Pantheon, cuore pulsante dell’archeologia romana e della stessa capitale, per rivendicare la centralità dell’antico nella nostra tradizione e nella nostra cultura, e la necessità di tutelarne gli studiosi e gli operatori.
E per avvicinare il grande pubblico all’archeologia pratica e all’attività sul campo, si sono svolti per tutti i giorni del convegno anche i laboratori di archeologia sperimentale, a cura del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo e dell’Associazione Culturale di Archeologia Sperimentale, che hanno ricostruito la cultura antropologica e materiale dell’antichità attraverso la riproduzione delle tecniche utilizzate in antico per realizzare i manufatti di uso quotidiano. Tutti i visitatori hanno così potuto cimentarsi con il tornio o provare ad accendere il fuoco con legno e pietre, vivendo l’emozione di avvicinarsi al passato.

Ripartire dal Mediterraneo, culla della nostra cultura

L’attenzione della convention è stata fortemente rivolta all’area mediterranea, in cui sono sorte e hanno prosperato le civiltà antiche delle quali siamo debitori in termini di cultura, di tradizioni e di idee: sono stati invitati e si sono confrontati in una tavola rotonda i direttori delle missioni archeologiche nell’Africa Settentrionale e nel Vicino Oriente, e specifiche sessioni sono state dedicate alla tutela del mare e al valore archeologico che hanno le acque di casa nostra. In questo contesto, Folco Quilici e Sebastiano Tusa hanno dialogato anche in relazione a spazi più ampi, riflettendo su “Relitti e tesori dall’antichità ad oggi: avventure e misteri nei mari del mondo”. Alcuni incontri hanno poi approfondito, anche in relazione al Mediterraneo, la centralità della Magna Grecia e del nostro mezzogiorno, la cui rinascita e il cui futuro devono essere cercati proprio nel passato, secondo lo slogan intelligente e provocatore che ha dato il titolo all’autorevole intervento di Andrea Carandini, uno dei più importanti archeologi italiani viventi. E, lasciando la borsa, ci resta in mente l’invito pressante a non dimenticare l’innovazione e le risorse delle competenze informatiche e della ricostruzione virtuale, utilissime per avvicinare all’antico e all’archeologia: la nuova frontiera del passato, unica strada per capire il presente.

Laura Carmen Paladino

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