Procreazione assistita e interruzione volontaria di gravidanza

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Procreazione assistita e interruzione volontaria di gravidanza

Dalla fecondazione artificiale alla pillola abortiva, resi pubblici i risultati di  una ricerca del Censis su cosa ne pensano gli italiani di questi argomenti “scottanti” e di grande importanza soprattutto per le donne

Nonostante tante campagne contrarie, i risultati dell’indagine del Censis mostrano che gli italiani sono a favore sia delle tecniche di fecondazione artificiale sia della pillola abortiva. E negli ultimi 5 anni è triplicato il numero di bambini nati grazie alla procreazione medicalmente assistita.

Favorevole alla fecondazione artificiale oltre il 69% dei cittadini italiani e favorevole alla pillola abortiva il 54% di essi.  Un dato che fa emettere un sospiro di sollievo alle centinaia di migliaia di donne che si sentono perseguitate da leggi e regolamenti confusi che in Italia in questo campo “eticamente controverso” sembrano costituire la prassi.

In una nazione in cui la natalità è tra le più basse esistenti e in cui i problemi di sterilità, infertilità e ipofertilità sono tra i più alti, è evidente la  necessità di un’assistenza medica che permetta di usufruire delle tecniche di fecondazione assistita. Ed è grazie a queste tecniche che molte donne hanno potuto soddisfare il loro giusto e naturale bisogno di maternità. È così aumentato del 174,3% – passando da 3.385 a 9.286 – il numero dei bambini nati grazie ad esse, a seguito dell’aumento (del 62,8% in cinque anni) del numero delle donne che vi si sono sottoposte (da 27.254 a 44.365 tra il 2005 e il 2010).

Sono aumentati i cicli di trattamento avviati (dai circa 33.000 del 2005 ai quasi 53.000 del 2010), i trasferimenti effettuati (da 25.402 a 40.468) e le gravidanze ottenute (da 6.243 a 10.988). Si registra una crescita dei tassi di successo (è passata dal 22,9% al 24,7% la percentuale di gravidanze rispetto al totale delle pazienti trattate), una riduzione dei parti plurimi (dal 24,3% al 22,3%) e degli esiti negativi, come aborti spontanei, morti intrauterine e gravidanze ectopiche (dal 26,4% al 24%).

Dall’indagine del Censis presentata negli scorsi giorni a Roma nell’ambito dell’incontro “Umanesimo femminile nell’esperienza professionale di Isabella Coghi” a cui sono intervenuti, tra gli altri, Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, Carla Collicelli, Vicedirettore del Censis, Ketty Vaccaro, Responsabile del settore Welfare del Censis, e il Ministro della Salute Renato Balduzzi, è emerso che il 69,1% degli italiani è favorevole alla procreazione medicalmente assistita (cioè l’insieme di tecniche ormonali, farmacologiche e chirurgiche alle quali si può ricorrere nei casi di problemi di fertilità o sterilità), il 17,2% ritiene invece che debba essere vietata, il 13,7% non ha un’opinione in proposito.
A fronte di un consenso così ampio sulla fecondazione omologa, quando si parla di fecondazione eterologa (cioè il caso in cui i gameti uniti artificialmente appartengano a un donatore) la quota dei favorevoli si riduce al 50,5% (comunque sempre la maggioranza degli italiani) e il 30,2% non approva il ricorso a questa tecnica di fecondazione artificiale.
Sulla diagnosi pre-impianto dell’embrione è d’accordo il 52,3%, mentre il 26,5% non è favorevole.

Il disaccordo arriva nel momento in cui si chiede un parere rispetto alla possibilità di scegliere preventivamente il sesso del nascituro: il 75,9% è contrario, solo l’8,2% ritiene che debba essere consentita e il 15,9% non sa esprimere un’opinione al riguardo.

I pareri favorevoli sulla procreazione medicalmente assistita sono maggiori tra le persone con un titolo di studio più elevato, che hanno la possibilità di accedere a un numero maggiore di informazioni sul tema. E forse – questo è un nostro commento – si potrebbe dire che la lotta per la sopravvivenza della specie (perché di questo si tratta quando si parla di riproduzione) è una lotta culturale non solo in senso sociale ma anche nel senso più stretto del termine, poiché si deve combattere l’ignoranza in materia. Infatti, l’81,7% dei laureati è favorevole contro il 33,3% di chi ha solo la licenza elementare. Per quanto riguarda la fecondazione eterologa è d’accordo il 63,5% dei laureati contro solo il 20,5% delle persone meno scolarizzate. E la diagnosi pre-impianto trova consensi tra il 63,6% dei primi contro solo il 24,6% delle seconde.

Ma quali sono le questioni “etiche” che prendono il sopravvento quando i decisori politici parlano di riproduzione assistita? Tra quelle più discusse come è risaputo c’è l’utilizzo delle cellule staminali embrionali per fini terapeutici. Eppure secondo i dati emersi dall’indagine Censis il 78,2% degli italiani è favorevole e solo l’8,1% ritiene che questa tecnica debba essere vietata, mentre il 13,7% non ha un’opinione in merito. Le persone favorevoli sono più numerose ancora una volta tra i laureati (si sale all’89,3%) che non tra i soggetti meno scolarizzati (50,6%).

Altra questione “etica” è quella relativa all’interruzione della gravidanza mediante aborto chirurgico o mediante ricorso alla pillola abortiva (la Ru486 – vedi ns. articolo ). Anche in questo caso, nonostante le intromissioni politico-religiose,  continuano a essere più numerosi i consensi rispetto ai divieti, coerentemente con gli esiti di un processo culturale ormai consolidato negli anni che ha riconosciuto alla donna la piena autonomia nelle scelte che riguardano la sua persona e il suo corpo. E – ricordiamo – solo e unicamente alla donna interessata deve essere data l’ultima parola sulla propria vita, poiché di questo si tratta.
Ed ecco dunque ancora gli italiani favorevoli alle IVG (Interruzioni volontarie di gravidanza): il 60% di essi lo è. a fronte del 26% che si oppone. Anche in merito alla tanto discussa pillola abortiva, gli italiani sono favorevoli (il 54%) e solo la minoranza (29%) non lo è. Le quote di chi non sa esprimere un parere rispetto alle pratiche di interruzione della gravidanza si aggirano intorno al 14% (anche in questo caso, più numerosi sono gli anziani e le persone meno istruite). L’età ha unn ruolo importante – correlato ovviamente al livello di istruzione e alle modalità di ricevere informazioni: pertanto all’aumentare dell’età crescono i pareri negativi: il 33,7% degli over 65, contro solo il 17,7% dei giovani di 18-29 anni, nega la legittimità del ricorso all’aborto. E il 36,6% degli anziani non è favorevole alla pillola abortiva, mentre tra i giovani la percentuale di chi ritiene che ne debba essere vietato l’utilizzo scende al 20,5%.

Alleghiamo all’articolo il documento completo e riportiamo di seguito un comunicato della Casa Internazionale delle Donne sulla legge 40, sulla fecondazione assistita. La CID chiede alle italiane e agli italiani di sottoscriverlo:

Nessun ricorso contro la corte di Strasburgo: la legge 40 va cancellata

La recente sentenza della Corte di Strasburgo, che boccia la legge 40/2009 per quanto riguarda gli articoli 4 e 13, relativi al divieto di diagnosi pre-impianto e alla impossibilità
di accedere  alla fecondazione assistita per i coniugi portatori di malattie genetiche,
conferma il parere già espresso da altre sentenze dei tribunali italiani, e dalla stessa Corte Costituzionale (151/2009) che dichiara illegittima la legge 40, per il divieto di produrre
più di tre embrioni e per l’obbligo di impiantarli tutti contemporaneamente (art.14),
un procedimento medico di cui non si deve far carico il legislatore e che soprattutto rappresenta una seria minaccia per la salute materna.

Le diverse sentenze che, in sedi diverse si sono succedute nel tempo confermano un giudizio negativo sulla legge 40 un testo pasticciato, incostituzionale  e in contrasto con il diritto al rispetto delle scelte di vita personale e familiare sancito dall’art. 8 della Convenzione europea sulla salvaguardia dei diritti umani.

Noi siamo convinte che l’intera legge 40 sia fondata  su una visione ciecamente ideologica e una esplicita volontà di controllo sul corpo e sulle scelte delle donne.

Pertanto chiediamo al governo e in particolare al ministro della sanità di non dar luogo a nessun ricorso contro questa sentenza, ma piuttosto di volerla recepire e di adoperarsi per la cancellazione dell’intera legge 40, in favore di una legislazione leggera e minimale che possa garantire realmente l’esercizio delle libertà personali.

Casa Internazionale delle Donne – Roma

Allegati

pdf procreazione-medicalmente-assistita.pdf

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