Identità e responsabilità: la Giornata Internazionale della Memoria ha un seguito

Giornata della Memoria, Auschwitz

Identità e responsabilità: la Giornata Internazionale della Memoria ha un seguito

Numerosi in tutta Italia gli eventi celebrativi della Giornata Internazionale della Memoria, che cade tutti gli anni il 27 gennaio. Iniziative e idee tuttora in corso, anche al femminile

È stata ufficialmente istituita in Italia con la Legge dello Stato 211 del 20 Luglio del 2000, che così esordisce, negli articoli 1 e 2: “La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

 

Il valore della memoria: tra mente, cuore e azione

Mentre scorriamo il testo legislativo, la mente corre inevitabilmente ad Erodoto, considerato il padre della storiografia occidentale, che cominciò a scrivere le sue storie proprio “perché non andasse perduta la memoria delle gesta degne di nota compiute dai Greci e dai Barbari”. Ricordare era già, per lui, una opportunità preziosa di salvare tutto, ciò che era dei suoi e ciò che era degli avversari, uno strumento per difendere dall’oblio, e per evitare di essere di parte. Tramandare ai posteri fu considerata allora l’unica via per trarre lezioni dal passato, per riconoscere che la storia, come dissero poi Tucidide e Cicerone, è “un possesso per sempre”, “una maestra di vita”.

Nella cultura classica il concetto di memoria chiama in causa in primo luogo le facoltà intellettive: è il senso della radice greca mna/mne, che produce tra l’altro la parola mente, e da cui a sorpresa deriva anche un verbo che significa “aspirare alle nozze, cercare una moglie”. La memoria dunque si caratterizza, nel mondo classico, per una esigenza di concretezza, che rivendica la possibilità di tramandarsi, coniugarsi, produrre una discendenza e in questa trovare una identità. Proprio in quest’ottica si comprende meglio la radice più squisitamente latina del ricordare, che ha a che fare con le emozioni: recordor significa prima di tutto “riportare al cuore”, rendere nuovamente presente per un sobbalzo dell’intimità e dell’animo, con la diatesi deponente che sottintende la valenza inconsapevole di questo ritorno al cuore. I ricordi affiorano infatti senza che noi lo vogliamo, senza che li scegliamo; labile come nessuna altra facoltà umana, la memoria va dunque esercitata, anche con un atto consapevole di volontà: è il senso profondo del radicale ebraico che la descrive, quello del verbo zacar, che vuol dire sia ricordare che agire, lasciando pure un segno concreto. Ciò spiega perché “ricordare” diventa nella Bibbia un vero e proprio dovere, un comandamento religioso: l’equivalente stesso del conservare le azioni e dell’agire, dal momento che la memoria si compie nella ripetizione del fatto. Al dovere e all’atto giusto di ricordare si contrappone, in questo modo, il peccato dell’oblio, della dimenticanza: sono queste le posizioni di un intellettuale ebreo di grande spessore, Yosef Haim Yerushalmi (1932 – 2009), autore di saggi capitali sulla memoria ebraica e sull’oblio, assai utili per inquadrare la giornata del 27 Gennaio e il suo significato simbolico ed identitario.

Identità e responsabilità: le iniziative in corso del Consiglio Superiore della Magistratura e del Parlamento Europeo

Tra le varie attività in programma anche quest’anno in tutta la penisola per rinnovare la memoria, ci piace segnalarne due promosse a Roma, non ancora concluse: la prima si svolgerà il prossimo 4 febbraio, presso la sede del CSM a Roma, e consisterà in un convegno sul tema: “In occasione del giorno della memoria: la giurisdizione e le discriminazioni razziali tra storia e attualità”, nel quale sono previsti gli interventi di esponenti della nostra Corte di Cassazione, di docenti Universitari, del presidente della Comunità Ebraica di Roma e del Ministro della Giustizia Paola Severino. L’altra, dedicata proprio al tema dell’identità, consiste in un articolato progetto celebrativo che è stato patrocinato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, dalla Comunità Ebraica di Roma – CER, dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – UCEI e dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca sociale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Nella mattinata del 27 gennaio un convegno organizzato dall’Associazione Prospettive Mediterranee ha approfondito il tema della responsabilità tra identità individuale e collettiva, con l’obiettivo esplicito di “stimolare una riflessione sull’esperienza e la memoria della Shoah e di invocare un monito contro l’indifferenza individuale e collettiva, che nei casi estremi può sfociare in ostilità sociale e razziale”. Così si sono espressi gli organizzatori dell’iniziativa, che ha coinvolto personalità del mondo delle relazioni internazionali e delle professioni, e che ha preso spunto dallo spettacolo Ella’s Secret di Harris Freedman.

Memorie al femminile: un ponte tra passato e presente

La pièce teatrale, in scena a Roma fino al 10 febbraio, è una originale lettura del tema, in chiave proprio di memoria e di ricordo, per di più costruita tutta al femminile: un modo di non dimenticare che a noi di Donnainaffari.it piace particolarmente, perché onora e mette in luce significative figure di donne, vittime o superstiti della persecuzione, comunque testimoni instancabili e luminose. Tra loro Rita Levi Montalcini, che ci ha lasciato da poco e a cui abbiamo dedicato un nostro omaggio in occasione della recente scomparsa; tra loro, assai meno nota ma fortemente impegnata, per la durata di una vita, a raccontare la sua drammatica esperienza, Settimia Spizzichino (1921-2000), l’unica donna romana reduce da Auschwitz, dove fu deportata in seguito al rastrellamento del ghetto della capitale, messo in atto il 16 ottobre del 1943. A lei il sindaco Alemanno, alla presenza dei rappresentanti della comunità ebraica romana e dei familiari della Spizzichino, ha dedicato lo scorso 3 dicembre il cavalcaferrovia dell’XI municipio di Roma, inaugurato il 22 giugno del 2012, un ponte ultramoderno che collega la via Ostiense con il quartiere della Garbatella, dove Settimia visse e dove negli ultimi anni si sono svolte, in suo onore, le pedalate della memoria. Un ponte, “una scommessa tra memoria e futuro, l’anima di una città che guarda avanti, che promuove i viaggi della memoria e rifiuta l’orrore dell’antisemitismo e del razzismo”. E che lo ripete a voce alta, con la mente, il cuore e l’azione. Per non dimenticare.

Laura Carmen Paladino

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