La previdenza complementare: una realtà da riscattare

Previdenza complementare, Francesco Maietta CENSIS

La previdenza complementare: una realtà da riscattare

Riflessioni e proposte in seguito alla presentazione del Rapporto Censis 2012

Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevità serena? È la domanda che ha animato il convegno organizzato il 23 gennaio 2013, a Palazzo Montecitorio, dalla Commissione di Vigilanza sui fondi pensione (Covip) e che ha incentrato il dibattito sulla presentazione di un rapporto sulla previdenza complementare.

Il tema suggerito è stato oggetto di un questionario elaborato dal Censis, su proposta della stessa Commissione, somministrato nel 2012 su di un campione di 2400 lavoratori italiani, appartenenti al comparto pubblico, privato ed autonomo.

L’apertura dei lavori è stata affidata ad Antonio Finocchiario, Presidente Covip il quale ha illustrato le motivazioni fondanti della ricerca: “la Commissione è intervenuta più volte, negli anni passati, sulle condizioni del secondo pilastro previdenziale, alla luce dei mutamenti voluti dalla Riforma Fornero, mutamenti che inevitabilmente si ripercuotono sulle vecchie e nuove generazioni. Mi spiace ammettere che il ritardo accumulato dalla previdenza complementare nel nostro Paese è rilevante. Tale condizione impone che si agisca per migliorare la conoscenza dei fenomeni e per intensificare, altresì, un sistema finanziario debole, affinché le nuove leve non debbano patire una vecchiaia basata su sacrifici e ristrettezze di ogni genere”.

“Finalità principale della ricerca” ha continuato Finocchiario “è quella di misurare il grado di consapevolezza degli intervistati su meccanismi riguardanti la previdenza pubblica e privata; identificare, inoltre, il tipo di rapporto con la previdenza complementare, evidenziando le aspettative maturate dai lavoratori e colmare, qualora fosse necessario, eventuali voragini informative”.

I dati della ricerca sono stati oggetto della prolusione di Francesco Maietta, Responsabile del settore Politiche sociali del Censis.
La fotografia fatta, monitora generazioni animate da aspettative e sogni differenti. È innegabile che il periodo storico che caratterizza la società odierna abbia potuto condizionare gli stati d’animo dei 2400 intervistati.

Francesco Maietta, Responsabile del settore Politiche sociali del Censis

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“Il rapporto finale” ha spiegato Maietta “mette in luce un quadro poco idilliaco: secondo i lavoratori le pensioni pubbliche sono di modesta entità e non potranno garantire una vecchiaia di benessere. Gli intervistati sono certi che dovranno integrare le pensioni pubbliche con strumenti diversi,non identificabili con le misure di previdenza complementare. Le normative di recente approvate in ambito previdenziale contribuiscono a generare la paura di non riuscire a costruire, nel tempo, una propria posizione reddituale, per l’inadeguatezza dei proventi accantonati”.

Dato significativo, meritevole di considerazioni, è quello che conferisce alla previdenza complementare un ruolo marginale, poco considerata dai lavoratori che preferiscono orientare le scelte personali sul comparto immobiliare o assicurativo. I dipendenti pubblici e privati sono convinti nella misura del 47, 9% che la vecchiaia porterà tagli al proprio portafoglio, mentre si confermano più ottimisti i lavoratori autonomi con la percentuale del 12%, perché in vecchiaia avranno redditi adeguati per garantire a se stessi ed ai propri congiunti una esistenza serena. In pochi sono certi che, con l’innalzamento dell’età pensionabile, si potranno percepire pensioni più alte. In media i lavoratori italiani valutano la propria pensione pubblica pari al 55 % del proprio tasso di sostituzione.

Paradossalmente, rispetto a quarant’anni fa, la previdenza attuale risulta essere fonte di incertezza e catalizza paure di ogni genere. Il timore di perdere il lavoro è espresso dal 41% dei dipendenti privati , dal 21% di quelli pubblici e dal 24% degli autonomi. La precarietà, invece, anima paure in percentuali analoghe alle precedenti . Non esternano perplessità di alcun genere sul proprio futuro pensionistico, oltre il 30% dei dipendenti statali.

In ultima analisi risulta una ridotta conoscenza della previdenza complementare, aspetto già sottolineato dal Presidente Finocchiario. Sono infatti 6 milioni i lavoratori ad aver dimostrato di avere delle nozioni sufficienti circa il tema loro proposto, contro i 16 milioni che non hanno la minima percezione di quali vantaggi possa arrecare la previdenza complementare – dato aggravato da un analfabetismo finanziario che si attesta nella misura del 47% degli italiani, inclusi i laureati.

Non sono mancati suggerimenti e pareri giunti da più parti: Claudio Raimondi, direttore Marketing Poste Vita Spa, ad esempio, ha ritenuto opportuno incentrare il suo intervento sull’ignoranza finanziaria e previdenziale degli italiani. “Se c’è inconsapevolezza” ha detto, “ritengo che siano responsabili gli operatori del settore, e sarebbe necessaria che la previdenza diventasse un argomento abitudinario da presentare, grazie ai giornali, con un linguaggio semplice. Fare previdenza, è per me sinonimo di un cammino costante da fare accanto alle persone”.

Motivazioni analoghe sono state espresse da Filippo Cavazzuti, Presidente del Consorzio Patti Chiari: “molti italiani esternano la difficoltà di creare ed accantonare risparmio. Per operare in condizioni ottimali c’è una espressione chiave che deve essere scolpita in ognuno di noi: favorire le condizioni per creare una cultura generale, affinché possano nascere generazioni di cittadini consapevoli, partendo dai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori”.

Min.Fornero
Min.Fornero

Scenari più incoraggianti sono emersi da Elsa Fornero, attuale Ministro del Lavoro e delle politiche sociali: “È da rivedere l’errata tesi sull’incertezza del sistema previdenziale italiano, dato che il sistema pubblico è solido. Ciò non vuol dire che non potremmo andare incontro ad eventuali rischi demografici e finanziari”.

Finocchiario, a margine dell’incontro. ha lanciato un messaggio di speranza: “il rilancio della previdenza complementare potrà avverarsi solo se, ad essa sarà restituita la sua componente di trasparenza, quella trasparenza che può nascere solo se si vorrà donare una informazione essenziale e consapevole ai cittadini italiani”.

Paola Paolicelli

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