Le reti di supporto dell’imprenditoria femminile

Le reti di supporto all'imprenditoria femminile

Le reti di supporto dell’imprenditoria femminile

In occasione dell’apertura del Roma Art Meeting, il nostro giornale online Donna in Affari ha organizzato la tavola rotonda del 21 gennaio su questo tema. Eccone un resoconto

Essendo Donna in Affari l’unico giornale italiano specializzato nei temi del lavoro, della formazione e dell’imprenditoria femminile, quale occasione migliore per inaugurare il Meeting che ha come cardine i temi della legalità, dell’etica, della creatività e della passione? Questo è stato il motivo alla base del coinvolgimento della nostra testata nel Roma Art Meeting, ha spiegato il nostro direttore, Daniela Molina, nel suo intervento introduttivo.

“Se poi a questi” ha continuato il nostro direttore “aggiungiamo la capacità organizzativa, ecco gli elementi di un’impresa femminile tipo: creativa, responsabile nei confronti dell’ambiente e della società” specificando che l’Unione Europea ha riconosciuto proprio nell’imprenditorialità femminile l’arma vincente che ci porterà ad uscire dalla crisi economica che ci attanaglia e a tal fine ha avviato numerosi programmi di supporto per le donne che vogliano aprire un’attività in proprio invitando gli Stati membri a fare altrettanto.

“La donna” ha continuato il direttore di Donna In Affari “possiede tante capacità e il suo lavoro è fondamentale per risollevare le sorti del nostro Paese e dell’UE in generale, come le notizie che divulghiamo mostrano”.
Moderatrice dell’incontro, la docente dell’università di Bologna Laura Carmen Paladino, redattrice di Donna in Affari, ha ribadito, nel presentare i relatori della tavola rotonda, la necessità del rispetto per l’ambiente e del desiderio di giustizia sociale nello spirito di impresa.

Si è poi entrati nel merito del tema della tavola rotonda presentando le reti di supporto che le imprenditrici hanno a disposizione, sia a livello nazionale e sovranazionale che a livello locale. Diversi progetti al riguardo sono stati infatti avviati negli ultimi anni, come quello presentato da Antonella Panetta, membro del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Roma. Da vice Ambasciatrice WAI (Women Ambassadors in Italy), Panetta ha descritto il lavoro svolto dal 2009 al 2011 per incentivare e promuovere l’impresa al femminile. In un vero e proprio Manifesto WAI, redatto, condiviso e firmato da tutte le Ambasciatrici, sono stati espressi i valori e le intenzioni che hanno governato le azioni del progetto in questione, che ha coinvolto, in tutta Europa, 150 donne di 10 Paesi europei. 19 i partner coinvolti e 16 le regioni italiane che vi hanno preso parte. Unioncamere Toscana è stato il coordinatore nazionale. “Obiettivo del progetto è stato costruire un network di Mentors (Ambasciatrici d’impresa ovvero imprenditrici di successo in grado di portare la propria esperienza e il proprio insegnamento) e Mentees (Aspiranti imprenditrici o imprenditrici all’inizio della propria carriera)” ha spiegato “che dall’Italia si è ampliato in Europa, attraverso la realizzazione di seminari e scambi di esperienze per trasferire la conoscenza”.

Antonella Panetta Vice Ambasciatrice WAI Lazio

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Mariarosy Calleri Ambasciatrice WAI Lazio

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Il progetto è attivo tuttora e le donne che vogliono aprire un’impresa o che l’hanno già aperta vi possono fare riferimento: il progetto cui Panetta si riferisce si chiama BE-WIN – Business Entrepreneurship Women In Network e in Italia vi si può accedere dal sito be-win.it.
“Fare impresa per una donna” ha voluto anche precisare Panetta “non significa imitare la Marcegaglia, ma creare un’attività innovativa che fa produzione e offre lavoro. Alle donne, spesso, manca la consapevolezza di ciò” specificando che l’innovazione sociale, secondo il nostro Parlamento Europeo, è un elemento di crescita per i prossimi anni.

Il progetto europeo di mentoring Be-Win, di cui, oltre ad Antonella Panetta, fa parte la regista e produttrice Mariarosy Calleri, fondatrice della Marden Entertainment e Ambasciatrice WAI, che è intervenuta subito dopo spiegando: “la rete che abbiamo costruito grazie agli aiuti europei ha rafforzato rapporti di collaborazione a livello nazionale tra imprenditrici delle diverse regioni italiane. Da questa rete, cofinanziata dalla Commissione Europea, è nato il progetto che ha dato origine al video da me realizzato «Superdonne Invisibili», che racconta nove storie di donne imprenditrici, i loro valori, l’etica, il senso di responsabilità sociale che sottende questo tipico modo di fare business e permette loro di contribuire, con il proprio lavoro, a creare un valore sociale. Il mio obiettivo, sin dai miei debutti nel cinema sperimentale americano, è stato quello di sovvertire gli stereotipi che ingabbiano le donne, proponendo una nuova narrativa del femminile”. 

Nel prossimo mese di febbraio Mariarosy Calleri prenderà parte ad un incontro tra imprenditrici di 16 Paesi europei, che costituiranno un JE (gruppo di interesse economico e associazione internazionale in cui verranno presentati diversi progetti culturali, di innovazione e ricerca). “Primo progetto ad essere sostenuto sarà” ha spiegato la produttrice “una mia proposta: la costituzione di una Webtv europea per l’imprenditoria, il cui manager-team sarà tutto al femminile, parlerà da un punto di vista femminile, ma si rivolgerà sia a uomini sia a donne”. L’obiettivo della Webtv è quello di divenire una sorta di motore di ricerca dell’imprenditoria europea. La sua struttura ingloberà diverse rubriche e un’enciclopedia multimediale interattiva di casi internazionali di successo. “Questo portale” ha precisato “sarà un modello innovativo di Made in Europe. Al suo interno si troveranno video di Mentori, offerte di franchising e altre rubriche che includono workshops, consulenze,  possibilità di offerta di prodotti finanziari; poi ci sarà una rubrica di news chiamata Goodnews, prospettive, una App(lication) che mapperà le opportunità di lavoro e di creazione di piccole e medie imprese”.

Per creare un’impresa e tenerla in piedi sul mercato, sono necessarie le competenze, oltre al credito. Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, è l’ente governativo preposto al supporto delle imprenditrici e degli imprenditori in fieri. Uno strumento gratuito e accessibile da tutti i cittadini italiani che fossero intenzionati ad aprire un’attività imprenditoriale in proprio.
Così il relatore invitato da Donna in Affari che ha preso la parola subito dopo è stato proprio uno degli esponenti di Invitalia: Massimo Calzoni, dell’Area Sviluppo, Promozione e Marketing, il quale ha spiegato, in qualità di esperto in sostegno alle politiche occupazionali, che “avvalendosi dello strumento dell’Autoimpiego possono essere create microiniziative imprenditoriali, attraverso l’erogazione di finanziamenti di denaro pubblico, a fondo perduto e a prestito agevolato, che avvengono a fronte non di garanzie reali ma di competenze coerenti con l’attività da intraprendere e a fronte di un business plan – strumento che consente di realizzare praticamente l’attività e che convincerà un ipotetico finanziatore della bontà dell’iniziativa”.

Massimo Calzoni INVItalia

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Tiziana Pompei Uniocamere

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“Le competenze” ha sottolineato Calzoni “sono la priorità e non devono semplicemente derivare da un talento naturale, ma sono un processo di apprendimento che si sviluppa nell’arco del tempo”. 

Invitalia eroga anche dei servizi gratuiti di accompagnamento alla progettazione (consulenze gratuite individuali) per diffondere e promuovere la cultura d’impresa. Quindi non consente solo di realizzare l’idea di impresa ma anche di farla stare in piedi sul mercato, per far sì che il ritorno nelle casse dello Stato avvenga in termini brevi (dai due ai quattro anni), così da essere appetibile a qualsiasi imprenditore privato.

In che modo accedere al finanziamento? “La domanda” ha precisato l’esperto “deve essere presentata con due modalità: prima di tutto online e, una volta ricevuto l’ok, si hanno cinque giorni lavorativi per inviarla in forma cartacea, con tutti gli allegati. Non esistono scadenze, è una domanda a sportello, non a bando; non esistono raccomandazioni. Si tratta infatti di uno strumento completamente monitorato, non solo da Invitalia, ma anche dalla Guardia di Finanza, con cui l’agenzia governativa stipula una convenzione”.

La grande macchina dell’imprenditoria italiana è monitorata e supportata da Unioncamere, l’associazione nazionale delle Camere di Commercio, al cui interno esiste una rete specifica caratterizzata dai Comitati per l’imprenditoria femminile, distribuiti in tutta Italia.

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In qualità di vice Segretaria Generale di Unioncamere, nonché di dirigente dell’area Regolazione del mercato, concorrenza e politiche di genere, Tiziana Pompei ha riportato alcuni dati interessanti sulle imprese femminili in Italia, che “nell’ultimo anno si sono ridotte” ha detto “di circa 600 unità. Oggi il loro totale equivale a 400 mila ovvero al 24 per cento di tutte le imprese italiane”. Queste informazioni sono ricavate annualmente  grazie al sistema informativo Excelsior, del quale Unioncamere si avvale per calcolare l’occupazione all’interno delle imprese e le modalità in cui questa avviene.
“Il lavoro dei Comitati” ha spiegato Pompei riferendosi ai comitati per l’imprenditoria femminile “è l’attività di formazione necessaria a supportare le imprese femminili e a creare spazi nei luoghi decisionali del mondo economico”. Fondamentale è la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, che, per un’imprenditrice o un’aspirante tale, è difficilissima da raggiungere. “I servizi di cui queste donne possono avvalersi purtroppo, non rispondono alle loro esigenze. Infatti si rivolgono ad una società ormai defunta che vede la donna impegnata una mezza giornata”. È necessario anche che la donna imprenditrice vada premiata, aiutata dai governi e agevolata per l’accesso al credito. “Iniziativa recente” ha concluso “è la Newsletter per fare impresa, che risponde al problema della conoscenza degli strumenti, relativi al credito, per fare impresa: opportunità, bandi, contributi”.

Daniela Auciello

Foto di Paola Paolicelli e Daniela Auciello

 

 

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