Piano nazionale esportazioni: come aumenteranno nei prossimi anni

Evoluzione Export 2011 - 2015

Piano nazionale esportazioni: come aumenteranno nei prossimi anni

Presentato il Piano Nazionale dell’Export 2013-2015: le esportazioni delle nostre imprese nel 2012 sono aumentate del 5% e arrivano a toccare i 470 miliardi di euro di valore. In Italia il saldo tra importazioni – che sono diminuite – ed esportazioni è risultato positivo per 10 miliardi di euro

Con questi dati di partenza, si capisce che il livello di competitività delle imprese italiane sui mercati esteri è aumentato e che l’export è una leva importante per lo sviluppo del sistema economico in questa fase di crisi. Ed è su questo che bisogna puntare molto nel prossimo triennio.

Il dato emerso è notevolmente positivo, dal momento che un risultato positivo della bilancia tra importazioni ed esportazioni non lo avevamo da ben 10 anni, un dato che rappresenta un punto di partenza per lo sviluppo delle aziende italiane sui mercati esteri. Prima dell’Italia nella classifica dei Paesi europei che mantengono meglio le proprie posizioni sui mercati internazionali c’è solo la Germania, tra i grandi competitor; ma è innegabile che la qualità delle nostre produzioni viene sempre più gradita.

Una buona notizia dunque per le imprese che vengono esortate sempre più ad aprirsi ai mercati esteri, ad aumentare la propria competitività grazie all’innovazione e alla formazione sempre aggiornata e internazionalizzata dei propri dipendenti. Per questa ragione si ritiene possibile che nei prossimi tre anni il valore delle esportazioni aumenterà fino a superare quota 600 miliardi. Lo affermano gli studi relativi al Piano Nazionale Export 2013-2015 presentati il 16 gennaio a Roma dal Presidente dell’Agenzia ICE Riccardo Monti, dal Presidente del Consiglio Mario Monti e dal Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera.

Si tratterebbe di 150 miliardi di euro in esportazioni di beni e servizi in più, aumento di valore che si potrebbe raggiungere, secondo le previsioni contenute nel piano, in alcune azioni strategiche da attuare, ovvero:

1)  aumento delle risorse per la promozione, la facilitazione dell’accesso ai tradizionali strumenti di promozione (fiere, missioni, workshop) e ai servizi personalizzati rivolti alle esigenze delle imprese in Italia e all’estero, con particolare attenzione alle aree obiettivo, alle filiere e ai settori innovativi;
2) potenziamento degli strumenti per la crescita dimensionale delle imprese, anche attraverso incentivi all’aggregazione di imprese (reti);
3) intensificazione delle attività di formazione rivolte alle imprese esportatrici, incentivando l’assunzione di figure professionali specifiche come export manager;
4) rafforzamento delle azioni dirette alla diffusione dell’E-commerce e della Grande Distribuzione Organizzata e di quelle volte ad attrarre gli investimenti diretti esteri;
5) con il supporto della Cassa Depositi e Prestiti, di Simest e di Sace, il rafforzamento degli strumenti a favore delle imprese esportatrici per concorrere al superamento del problema dell’attuale scarsa disponibilità di risorse;
6) azioni più incisive contro la contraffazione e a favore della tutela dei marchi per facilitare una maggiore apertura dei mercati contrastando, in particolare, quelle forme di restrizione dei mercati meno evidenti ma non per questo meno dannose (le cosiddette barriere non tariffarie).

“Si tratta di obiettivi di assoluto rilievo strategico per favorire una più robusta ripresa della crescita economica del Paese, prevista riattivarsi già nei prossimi mesi” ha dichiarato il Presidente dell’Agenzia ICE, Riccardo Maria Monti. Dichiarazione confermata dalle parole del Ministro Passera: “l’internazionalizzazione è stata uno dei cardini della politica industriale del nostro Governo. Anche in un periodo di crisi la propensione internazionale del nostro sistema produttivo, misurata dalla quota di export sul PIL, è cresciuta in modo significativo, passando dal 22 al 30%. Le nostre quote di mercato tengono meglio rispetto a quelle di molti nostri competitors. Il Piano presentato fissa un obiettivo ambizioso, ma alla nostra portata. In quest’anno abbiamo lavorato per rafforzare e ampliare gli strumenti a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese. Con la ricostituzione della nuova Agenzia ICE la concentrazione di tutti gli strumenti di export finance presso la CDP e l’istituzione del Desk Italia per l’attrazione degli investimenti esteri si è creato un modello completo ed efficace”.

Ma quali sono i fattori di forza dei nostri prodotti che ci permetteranno di aumentare i ricavi delle esportazioni? Secondo gli studi effettuati per questa occasione tra i fattori ci sono da considerare anche quelli relativi ai clienti: secondo gli studi sociologici infatti sta emergendo una classe media che richiede prodotti di alta qualità e brand riconosciuti; inoltre, la globalizzazione sta portando all’apertura di nuovi mercati come quello indonesiano, pakistano, nigeriano, messicano, egiziano. A questi mercati emergenti, vanno aggiunti gli accordi WTO (World Trade Organization) con l’avvio di negoziazioni tra i mercati UE-Canada e UE-Giappone. Ma il punto di maggior forza proprio dei  nostri prodotti è l’acquisizione di prestigio a livello mondiale del marchio Made in Italy, che viene sempre più richiesto.

Se negli ultimi 10 anni abbiamo avuto un calo costante delle esportazioni però bisogna ricercarne i motivi che sono da imputare, secondo le rilevazioni effettuate in questa occasione, alle solite difficoltà di accesso al credito in questo caso per l’export, agli alti costi del credito stesso nei casi in cui venga concesso, alla dimensione media delle nostre aziende che è molto piccola ed è per contrastare questa limitata dimensione che si tende a stimolare la nascita di reti di imprese. Un’ultimo fattore che crea un handicap alle nostre aziende è la limitata consapevolezza della forza della pubblicità e della comunicazione. Imprenditrici e imprenditori investono troppo poco in questo settore che dovrebbe essere invece il motore trainante delle proprie produzioni. Le attività promozionali sono decisamente inferiori rispetto a quelle delle imprese che ci superano nelle esportazioni. Un nodo cruciale di cui imprenditrici e imprenditori sembrano ignorare beatamente l’importanza a loro diretto danno.

Per ovviare a questo inconveniente, nel piano presentato sono state previste delle azioni di supporto ai progetti di comunicazione delle aziende, mettendo a disposizione dagli attuali 30 milioni di euro ben il doppio per il 2013: 60 milioni di euro. Risorse finanziarie dell’Agenzia ICE per la promozione nazionale. Inoltre, alle imprese che effettueranno progetti di comunicazione all’estero, tra cui l’invito di giornalisti e buyers, per tali spese di rappresentanza verrà data l’opportunità dello sgravio fiscale.

 

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