Le staffette generazionali: progetti di lavoro giovanile

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Le staffette generazionali: progetti di lavoro giovanile

Staffette pronte al via e 40 milioni di euro stanziati dal Ministero del Lavoro per  avviare i progetti sperimentali in tutte le Regioni.

Riunitisi a fine gennaio, gli assessori regionali al lavoro hanno esposto i progetti per realizzare le “staffette generazionali” alla Ministra Fornero. Prima a partire la Regione Lombardia.

Il tema dell’occupazione giovanile è all’ordine del giorno nel nostro Paese, dal momento che la disoccupazione tra i ragazzi in età compresa tra 14 e 29 anni continua a salire. Così le Regioni Toscana, Lombardia, Lazio, Marche, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Friuli-Venezia-Giulia, Calabria e Sardegna hanno inviato a Roma i propri rappresentanti per discutere del problema con la Ministra Elsa Fornero. Lo hanno fatto nell’ufficio romano della Regione Toscana, coordinati dall’assessore al lavoro di questa Regione, Gianfranco Simoncini. Li ha raggiunti la Ministra Fornero, che ha appena destinato i fondi per realizzare i progetti delle staffette generazionali, che facilitano la possibilità di un passaggio volontario ad un contratto
part-time per quei lavoratori a cui non manchino più di 36 mesi al conseguimento del diritto alla pensione, e permettono l’inserimento al loro posto nel mondo del lavoro di giovani (dai 18 ai 29 anni) che risultino inoccupati, disoccupati, percettori di ammortizzatori sociali in deroga, iscritti alle liste di mobilità.

Dal punto di vista tecnico, il progetto prevede pertanto di incentivare l’entrata dei giovani con retribuzione ridotta, mentre per i lavoratori anziani, inseriti nella staffetta con ruolo di tutor formativi, a fronte di una diminuzione di orario di lavoro verrebbe comunque corrisposta la stessa retribuzione attraverso una integrazione dello Stato per la formazione impartita ai giovani che entrano in azienda. Si raggiungerebbero così due obiettivi per il sostegno dell’occupazione giovanile e degli over 55.

Alcune Regioni hanno già avviato delle sperimentazioni simili a questo progetto e hanno portato la loro esperienza alle altre Regioni le quali si sono mostrate interessate anche per la possibilità di intrecciarle con azioni diverse che portano avanti sui rispettivi territori in favore dell’occupazione giovanile.

lombardia-staffette generazionaliAd esempio recentemente è stato siglato (a dicembre 2012) il primo protocollo ufficiale per tale sperimentazione in Lombardia. A firmarlo sono state la Regione Lombardia, l’INPS e Assolombarda. L’associazione di imprese lombarde ha coinvolto pertanto le aziende ad essa iscritte e in particolare quelle di Milano, Lodi e Monza.
La sostanza dell’accordo è quella di offrire alle lavoratrici e ai lavoratori vicini alla pensione una riduzione dell’orario di lavoro fino al 50% per gli ultimi 36 mesi che mancano loro prima di ritirarsi. La parte restante di orario, resa così disponibile, verrà occupata da giovani. Il tutto sulla base di una volontà reciproca tra datori di lavoro e occupati in fase di prepensionamento.
I giovani da inserire in azienda devono avere età compresa tra 18 e 29 anni e devono risultare o inoccupati (mai impiegati prima) o disoccupati (hanno già avuto in precedenza esperienze lavorative ma ora sono senza lavoro) o percettori di ammortizzatori sociali in deroga, o iscritti alle liste di mobilità. Al lavoratore impiegato con contratto part-time è erogato da parte dell’INPS un importo per la contribuzione ridotta a causa della trasformazione del rapporto da full-time a part-time (cosiddetto “delta contributivo”).

Per quanto riguarda la Lombardia, si stima che il provvedimento potrebbe interessare circa 250 lavoratori e comunque ha tra i suoi requisiti di attuazione il fatto che deve determinare un saldo occupazionale aziendale positivo. Come spiegano dalla Regione, l’intesa prevede che gli interventi di formazione non riguardino solo il giovane in apprendistato, ma anche il lavoratore in uscita.
La Regione Lombardia mette a disposizione le risorse necessarie alla copertura del delta contributivo – a titolo di contribuzione volontaria – a beneficio dei lavoratori prossimi al pensionamento per la durata massima di un triennio, e relativamente al periodo di part-time in accompagnamento alla pensione a fronte dell’assunzione di giovani con contratto di apprendistato, o comunque a tempo indeterminato.

Il Ministero del Lavoro (Welfare to Work) mette a disposizione 3 milioni per la copertura del delta contributivo e da trasferire ad INPS.
I percorsi formativi saranno finanziati con 1,6 milioni provenienti da Risorse Fondimpresa/Fondirigenti.
Per favorire la copertura del delta contributivo si prevede da parte della Regione Lombardia l’erogazione di 7.000 €/annui medi pro-capite per massimo 3 anni; i costi dei percorsi formativi si prevedono a carico del conto formazione delle aziende partecipanti.

Ma di staffetta generazionale non si è iniziato a parlare solo ora: il progetto è entrato a far parte delle iniziative per creare nuove opportunità di lavoro per i giovani – almeno sotto forma di idea – già nel 2007. Inizialmente si prevedevano sgravi fiscali per le aziende che lo applicavano sotto forma di accordo di solidarietà tra generazioni. Anzi, esso era già previsto nelle finanziarie dell’epoca ma doveva essere seguito da un decreto attuativo che poi il Ministero non emetteva.
Eppure fin dal 2009 alcune province e regioni avevano iniziato a lamentarsi di questa lacuna senza ottenere mai nulla.
Circa un anno fa, a fine febbraio 2012, l’assessore al lavoro della Provincia di Padova, Massimiliano Barison,  scrisse una lettera diretta alla Ministra Fornero per spingerla ad agire a questo riguardo. Barison chiedeva il permesso di aprire una sperimentazione sulla staffetta almeno nella provincia padovana.  “Questo meccanismo” spiegava l’assessore Barison “consentirebbe una ‘staffetta’ tra lavoratori che diventerebbe uno strumento prezioso soprattutto per la realtà produttiva del Nord-Est, caratterizzata da imprese di piccola dimensione e forte know-how. I giovani, infatti, seppur in possesso di un’ottima preparazione teorica, hanno ancora forti difficoltà di inserimento stabile in azienda e necessitano di una sorta di tutor che possa trasmettere le esperienze e le abilità acquisite nei processi lavorativi. Si tratta di una sorta di ‘apprendistato del terzo millennio’ che da una parte garantirebbe nuove assunzioni, dall’altra consentirebbe di mantenere occupati i lavoratori prossimi alla pensione. È necessario, infatti, anticipare un problema che sta emergendo in seguito all’allungamento dell’età pensionabile a 67 anni e cioè motivare le aziende a mantenere l’occupazione nella fascia d’età tra i  55 e i 67 anni”.

All’epoca di spedizione della lettera il Governo Monti si era appena insediato e dalla Provincia di Padova spiegavano che, realizzando l’iniziativa della staffetta generazionale, il posto di lavoro sarebbe spartito tra i due lavoratori con grandi vantaggi anche per l’azienda che conserverebbe il proprio know how e le professionalità acquisite. “Per questo come Provincia abbiamo fin da subito cercato di sensibilizzare il Governo a varare i decreti attuativi. A maggior ragione ora, con l’insediamento del nuovo esecutivo guidato da Mario Monti, intendiamo far sì che il Ministero competente accolga la nostra proposta e sperimenti la staffetta generazionale con la Provincia di Padova”.

La lettera raggiungeva la Ministra Fornero che ne parlava al resto dell’esecutivo e, visto l’impegno anche da parte degli altri territori italiani, e della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, essa ha avuto un seguito che ora si traduce nell’avvio del progetto.

 

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