Commercio illegale di specie naturali

Le mani sull'Avorio

Commercio illegale di specie naturali

La conferenza Cites che si svolge in questi giorni e fino al 14 marzo in Thailandia, accoglie 170 delegati provenienti da vari Paesi del globo, tutti uniti nel tentativo di porre fine al commercio illegale di specie selvatiche (del regno animale e vegetale)

Ad accogliere i 170 delegati dei governi di tutto il mondo c’era anche Natalie Glebova, Miss Universo 2005, in versione Wonder Woman circondata da bambini mascherati da tigri ed elefanti, per portare il messaggio “Non devi avere i superpoteri per essere un eroe. Ferma il commercio di natura!”.

Il primo importante annuncio è stato fatto proprio in apertura dei lavori ed è il seguente “la Thailandia mette fine al commercio dell’avorio” ma chiede che anche il resto del mondo faccia la propria parte al riguardo. È stata la donna d’affari Yingluck Shinawatra, primo ministro thailandese, ad informare i presenti sul proprio impegno a porre fine al commercio dell’avorio in Thailandia, cogliendo un’opportunità cruciale per stroncare il commercio globale di specie selvatiche. Lo storico annuncio è giunto dopo l’appello di circa 1,5 milioni di cittadini da tutto il mondo che hanno firmato la petizione avorio lanciata dal WWF e supportata negli ultimi giorni anche da Avaaz (wwf.it/stop avorio). “Come prossimo passo riformeremo la legislazione nazionale con l’obiettivo di porre fine al commercio dell’avorio e allinearci con le normative internazionali” ha detto il primo ministro thailandese Shinawatra. “Questo ci aiuterà a proteggere tutte le specie di elefanti, da quelli africani a quelli tailandesi selvatici o domestici.”

Così dunque lo scorso 3 marzo è stata inaugurata la Conferenza della Cites (Convenzione sul commercio internazionale di specie minacciate di estinzione) a Bangkok. Un annuncio importante dal momento che, come affermano anche dal WWF, porre fine a ogni forma di commercio dell’avorio in Thailandia (oggi il più grande mercato dell’avorio non regolamentato al mondo) avrà un ruolo determinante nell’arginare un drammatico bracconaggio globale che sta causando la strage di decine di migliaia di elefanti ogni anno e che alimenta un’attività criminale internazionale legata al commercio di parti di animali, un traffico illegale secondo solo a quello di armi e droga.

“È la prima volta che la Thailandia si pronuncia pubblicamente su questo tema e siamo entusiasti di sentire che il primo ministro Shinawatra ha colto questa opportunità per impegnarsi di fronte al mondo nel porre fine al commercio dell’avorio nel suo paese” ha dichiarato Massimiliano Rocco, responsabile Specie, TRAFFIC e foreste del WWF Italia, aggiungendo però che “la lotta per fermare la criminalità del commercio di natura e chiudere i mercati thailandesi dell’avorio non è finita: il primo ministro Shinawatra ora deve fornire delle scadenze precise per questo divieto e garantire che venga attuato con l’urgenza necessaria, perché la strage di elefanti continua. E ora anche il resto del mondo deve fare la propria parte, a partire dai Paesi consumatori come l’Italia: siamo tra i più importanti mercati al mondo per prodotti come il legname tropicale e le pelli di rettile e questo attira commercianti illegali che vedono la possibilità di ripulire pelli e legno illegale. Il nostro Paese deve impegnarsi seriamente a controllare e aiutare a gestire questi mercati per contrastare il traffico criminale di natura”.

elefante e avorio

Attualmente il mercato illegale d’avorio più grande è quello della Cina, la Thailandia si trova al secondo posto di questa orrenda classifica. Le autorità thailandesi hanno certificato 67 venditori autorizzati di avorio; tuttavia, ricerche di mercato hanno trovato avorio in più di 250 negozi. Ciò non significa che la colpa sia tutta dei rivenditori, dal momento che, come la legge economica insegna, non offerta senza domanda; e infatti la maggiorparte dell’avorio illegale viene acquistato da turisti stranieri.
 
Non è solo quello degli elefanti, lo sterminio che si sta attuando nel mondo. Nella conferenza Cites si parla proprio del commercio illegale di specie viventi che si stanno estinguendo a causa del bracconaggio e del desiderio di arricchimento di alcuni esseri “umani”. Anche tigri e rinoceronti vengono massacrati a causa di questo tipo di commercio illegale. E sono ben 35mila le specie animali e vegetali che rischiano l’estinzione per l’ingordigia umana, tra queste sono compresi alcuni tipi di alberi per il loro legname, e tra gli animali i gorilla, i serpenti (come il pitone per la sua pelle), e diversi animali da lana.

L’appello per vietare il commercio di avorio in Thailandia arriva proprio mentre WWF e TRAFFIC stanno chiedendo ai governi riuniti nella conferenza di promuovere le giuste sanzioni per quei Paesi che alimentano il commercio illegale di specie selvatiche. I Paesi maggiormente coinvolti nel commercio illegale di avorio includono la Tailandia, la Nigeria e la Repubblica Democratica del Congo (DRC).  Questi tre Paesi hanno più volte fallito nell’affrontare e legalizzare i loro crescenti mercati nazionali di avorio nonostante le regole CITES abbiano messo fuori legge la vendita non regolamentata di avorio.
In base alle regole del trattato, gli stati membri della CITES possono chiedere che le parti interrompano il commercio con Paesi non-allineati rispetto alle 35mila specie incluse nelle appendici della la convenzione.
Dal canto suo, il WWF ha anche avviato un programma che si potrebbe intitolare “adotta un animale” e che troverete sul sito wwf.it/adozioni.

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