Europa e mutilazioni genitali femminili

Mutilazioni Genitali Femminile

Europa e mutilazioni genitali femminili

Nella nostra civilissima Unione Europea ci sono diverse centinaia di migliaia di donne che subiscono attualmente questa pratica. In occasione della Giornata internazionale della donna esponenti della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e attivisti dei diritti umani invocano tolleranza zero e stanziano aiuti agli Stati membri per eliminarla

Per evitare alle future donne di provare piacere durante i rapporti sessuali, è costume di alcune culture procedere al taglio e alla cucitura – usiamo volutamente questi termini crudi e semplici – di alcune parti intime (clitoride in particolare).

Una sottomissione morale e materiale completa nei confronti dell’uomo: questo è il fine di tale pratica che vede le donne ridotte esclusivamente a schiave e oggetti di piacere per il proprio compagno. Una pratica che, nonostante le denuncie e i tentativi di abolirla da parte di tante organizzazioni umanitarie, è ancora in piena attività e vigore. A questo punto la Commissione Europea ha deciso di aprirsi a due spazi di manovra: uno a livello politico/amministrativo e uno a livello civile. Nel primo caso, la Commissione ha annunciato che stanzierà 3,7 milioni di euro per finanziare le attività degli Stati membri destinate a sensibilizzare le proprie popolazioni nei confronti della violenza sulle donne e 11,4 milioni di euro a favore di Organizzazioni non governative (ONG) e altre associazioni che lavorino con le vittime di violenza. Nel secondo caso, la Commissione ha richiesto un parere ai cittadini europei, aprendo le consultazioni pubbliche sul modo che essi ritengono più adatto ad eliminare la pratica delle mutilazioni genitali femminili.

Alla vigilia della Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, la Vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding e la Commissaria Cecilia Malmström si sono unite agli attivisti dei diritti umani per invocare tolleranza zero per le mutilazioni genitali femminili. La Commissione ha organizzato una tavola rotonda di alto livello per discutere di come l’Unione Europea possa aiutare gli Stati membri a eliminare completamente questa pratica, di cui si calcola siano vittime diverse centinaia di migliaia di donne nell’UE. Alle Commissarie si sono uniti molti membri del Parlamento europeo e le principali attiviste mondiali nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili, tra cui Waris Dirie, “Fiore del deserto”, Khady Koita e Chantal Compaoré, first lady del Burkina Faso.

Parallelamente, come dicevamo, la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica per chiedere ai cittadini di suggerire il modo migliore per lottare contro le mutilazioni genitali femminili a livello di Unione Europea. Tale consultazione sarà aperta fino al 30 maggio 2013.

Nel presentare queste iniziative, la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria europea per la giustizia, ha dichiarato: “oggi la Commissione Europea si unisce ad alcune donne eccezionali per chiedere la tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili. Si tratta di una pratica estremamente crudele che viola i diritti di donne, ragazze e bambine. L’UE lotterà per porre fine alle mutilazioni genitali femminili, non solo nella Giornata internazionale della donna ma 365 giorni l’anno. Invito tutti coloro che hanno conoscenze al riguardo a esprimere la loro opinione sul modo migliore per combattere le mutilazioni genitali femminili”.

La Commissaria europea per gli Affari interni, Cecilia Malmström, ha aggiunto: “le mutilazioni genitali femminili costituiscono una grave violazione dei diritti umani. Il rischio di subire tale pratica deve costituire un motivo valido per ottenere asilo o protezione umanitaria. Nella nostra legislazione sul diritto di asilo è riservata una particolare attenzione a donne, ragazze e bambine che chiedono asilo a causa di minacce di mutilazione fisica. È necessario che l’Europa offra una protezione adeguata a tutte coloro che rischiano di subire mutilazioni genitali femminili o ai genitori che temono di essere perseguitati perché rifiutano di sottoporre la loro figlia a questa pratica”.

La tavola rotonda sulle mutilazioni genitali femminili ha coinciso con la pubblicazione, da parte dell’EIGE (Istituto europeo per l’uguaglianza di genere), di una nuova relazione sulle mutilazioni genitali femminili nell’UE elaborata su richiesta della Vicepresidente Reding. La relazione conclude che tali pratiche costituiscono un fenomeno globale e transnazionale. Secondo la relazione esistono vittime o potenziali vittime in almeno 13 Paesi dell’Unione, tra i quali l’Italia.

Si stima che nel nostro Paese, dove sono in vigore disposizioni specifiche di diritto penale contro tali mutilazioni, risiedano 35.000 donne che hanno subito questa pratica (dati del 2009) e 1.000 ragazze e bambine che rischiano di esserne vittime.

Per eliminare questa pratica barbara saranno necessarie azioni incentrate su:

  • raccolta di dati,
  • prevenzione,
  • protezione delle ragazze e bambine a rischio,
  • perseguimento penale dei responsabili,
  • assistenza alle vittime.

Si ricorda che le vittime di mutilazione genitale femminile hanno diritto alla protezione ai sensi della direttiva dell’UE sui diritti delle vittime, adottata il 4 ottobre 2012, che fa esplicito riferimento a questo tipo di mutilazione quale forma di violenza di genere. Eppure, nonostante in tutti gli Stati membri dell’UE e in Croazia siano in vigore norme che permettono di perseguire penalmente gli autori di tali reati di mutilazione, i casi concreti di perseguimento sono molto rari a causa della difficoltà di scoprire il reato e di raccogliere prove sufficienti, della riluttanza a denunciarlo e, soprattutto, della mancanza di conoscenze sulle mutilazioni genitali femminili.
L’EIGE ha pertanto pubblicato anche una relazione in cui definisce una serie di buone pratiche ricavate da nove Stati membri nella lotta alle mutilazioni genitali femminili, con esempi di politiche e progetti riusciti in paesi come l’Olanda, la Francia o il Regno Unito.
Alleghiamo all’articolo il documento EIGE che parla della situazione in Italia, dove – come si legge dalla tabella sempre allegata sull’attuazione della pratica in Europa – secondo i dati stimati del 2009, 35.000 donne l’avevano subita.

Per chi non avesse ancora chiaro cosa sono le mutilazioni genitali femminili, diamo la definizione dell’OMS,  l’Organizzazione Mondiale della Sanità: esse comprendono tutte le pratiche che comportano la rimozione parziale o totale degli organi genitali esterni femminili o altre pratiche lesive degli organi genitali femminili non giustificate da motivi medici.

Le mutilazioni genitali femminili sono praticate per motivi culturali, religiosi e/o sociali su bambine e ragazze a partire dall’infanzia fino all’età di 15 anni. Costituiscono una forma di abuso di minori e di violenza contro donne e ragazze e comportano gravi conseguenze fisiche e psicologiche a lungo termine.
Nei Paesi dell’UE in cui vivono donne vittime di tali mutilazioni, o donne, ragazze e bambine a rischio, la pratica ha luogo principalmente durante un soggiorno nel Paese di origine e si crede raramente nel territorio dell’Unione.

Riportiamo di seguito la dichiarazione congiunta rilasciata il 6 febbraio 2013, Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, firmata da: l’Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Vicepresidente della Commissione Catherine Ashton, la Vicepresidente e Commissaria europea per la Giustizia Viviane Reding, il Commissario per lo Sviluppo Andris Piebalgs, la Commissaria per la Cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alle crisi Kristalina Georgieva, la Commissaria per gli Affari interni Cecilia Malmström e il Commissario per la Salute Tonio Borg.
“Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) milioni di donne e bambine nell’Unione e nel resto del mondo subiscono ogni anno la pratica brutale della mutilazione genitale, e molte altre sono a rischio. Il 6 febbraio si celebra la Giornata internazionale per la tolleranza zero contro le mutilazioni genitali femminili. Questo evento è l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale e per ribadire il nostro impegno convinto contro una pratica estremamente crudele che lede il diritto di donne e bambine all’integrità fisica e psichica.
La mutilazione genitale femminile è una violazione dei diritti umani e dei diritti delle donne. Perché nessuna donna debba mai più subire questo trauma è necessario agire soprattutto sul piano della prevenzione.
Questa pratica, vietata in diversi paesi, deve essere combattuta anche sensibilizzando l’opinione pubblica sui suoi effetti devastanti per la salute psicofisica di coloro che la subiscono e offrendo sostegno alle vittime.
Per questo motivo l’Unione europea si sta muovendo sul fronte interno e esterno.
Sul fronte esterno l’Unione conduce con l’UNICEF un progetto che ha aiutato migliaia di famiglie, in numerose collettività e paesi, a cambiare atteggiamento nei confronti delle mutilazioni genitali femminili e di altre pratiche lesive in Africa.
Ci felicitiamo per il ruolo guida assunto dall’Unione Africana e dai suoi Stati membri nell’adozione della risoluzione delle Nazioni Unite che mira a combattere le mutilazioni genitali femminili. Si tratta di un importante passo avanti nella lotta internazionale contro le violenze e le discriminazioni nei confronti delle donne. La prossima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione della donna vedrà l’Unione impegnata a realizzare risultati significativi, orientati all’azione, per combattere le violenze femminili.
All’interno dell’Unione la nuova direttiva sulla protezione delle vittime garantirà alle donne vittime di violenze, mutilazioni comprese, l’aiuto professionale e l’attenzione di cui hanno bisogno.
Anche la nostra legislazione sull’asilo è particolarmente sensibile verso questa categoria. Le donne esposte al rischio di mutilazioni genitali o i genitori che temono ripercussioni perché si rifiutano di imporle alle proprie figlie possono infatti ricevere protezione internazionale nell’Unione.
Il 6 marzo una tavola rotonda riunirà parlamentari e attivisti impegnati in prima linea per discutere le mosse future. Consulteremo governi, ONG e quanti hanno esperienze dirette con le mutilazioni genitali femminili. Metteremo inoltre a disposizione fondi per finanziare attività di sensibilizzazione.
La violenza contro le donne non è una questione culturale. È un reato. La Commissione Europea e il Servizio europeo per l’azione esterna ribadiscono il proprio impegno incondizionato a combattere ogni forma di violenza basata sul genere, sia in seno all’Unione che nelle relazioni esterne.”

Per chi non avesse voglia di comprendere lo ripetiamo: “la violenza contro le donne non è una questione culturale: è un REATO”.

Allegati

pdf DocumentoEIGE-mutilazioni-Italia.PDF
word Scheda mutilazioni Europa Italia.docx

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