Finanziamenti europei: pubblicata la relazione strategica 2013

Bandiere

Finanziamenti europei: pubblicata la relazione strategica 2013

In Italia i burocrati continuano a frenare la possibilità di finanziamento delle imprese. Mentre nel resto d’Europa i fondi europei vengono utilizzati, nel nostro Paese continuano a esserlo solo in parte (poco più della metà) a causa delle limitazioni burocratiche messe in atto da chi dovrebbe invece aiutare le aziende a uscire dalla crisi

Come più volte denunciato da questo giornale, le imprenditrici e gli imprenditori – soprattutto se piccoli – si trovano davanti un muro rappresentato da pseudo-zelanti impiegati burocrati che ostacolano in ogni modo immaginabile l’avvio delle pratiche di finanziamento e persino la semplice prima richiesta di finanziamento e addirittura di informazioni.

Questo giornale continua a dare notizie sui bandi e sulle disponibilità di fondi europei; ma questi fondi riescono ad arrivare nelle tasche delle imprese alle quali sarebbero destinati? La risposta è troppo spesso NO.

Se non si è una grande azienda con molti dipendenti e collaboratori esterni pagati appositamente per interfacciarsi con gli uffici pubblici che dovrebbero dare informazioni, accogliere le domande, vagliarle ed erogare i finanziamenti, alle PMI o alle microimprese con poche disponibilità economiche non resta che rinunciare o abbandonare il percorso. Davanti si trovano infatti anzitutto un muro di gomma che fornisce informazioni a singhiozzo a causa dell’assenza dai luoghi di lavoro, della lentezza, della incompetenza e anche dell’ignoranza delle leggi.
Le piccole imprenditrici e i piccoli imprenditori che non possono lasciare il luogo di lavoro per seguire le esigenze – spesso ridicole – dei burocrati, si trovano spesso abbandonati a sé stessi e non riescono a portare avanti un discorso nato invece per favorirli. Nessuno risponde al telefono, nessuno è nella propria stanza o allo sportello e, i pochissimi che saltuariamente si riescono a trovare, con lentezza infinita riescono a snocciolare solo problemi e suggerire di abbandonare la partita “perché tanto i soldi non ci sono” oppure “perché comunque arrivano fra 2 o 3 anni e li dovete anticipare voi” oppure perché “si leggono male i documenti ufficiali, quindi non si possono accettare”. Quando non elargiscono un definitivo “tanto i finanziamenti non ve li daranno mai”.

Così ecco centinaia di imprenditrici e di imprenditori che spreca tempo e denaro per cercare di ottenere un diritto che invece troppo spesso si rivela una vana speranza.

Di fronte a questa amara realtà che è nostro preciso dovere in quanto giornalisti rendere nota, si para invece l’informazione dei risultati delle rilevazioni ufficiali, cariche di ottimismo. Perché l’Italia rientra nella massa delle rilevazioni di tutta Europa, come nel rapporto appena uscito: la relazione strategica 2013 della Commissione Europea sull’utilizzo dei fondi strutturali negli Stati membri, che è aggiornato per alcuni Paesi solo fino al 2011.
 
Secondo la Commissione, in prospettiva per i prossimi anni, ovvero fino al 2015, gli investimenti a valere sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo di coesione e sul Fondo sociale europeo hanno già determinato progressi e miglioramenti per molti cittadini. Vediamo quali. Nell’insieme dell’UE:

  • 1. altri 1,9 milioni di cittadini hanno ora accesso alla banda larga;
  • 2. altri 2,6 milioni di cittadini sono allacciati alle condutture dell’acqua potabile, altri 5,7 milioni usufruiscono di progetti per il trattamento delle acque reflue;
  • 3. vi sono 460 km di strade della rete transeuropea di trasporto e 334 km di binari della stessa rete; e
  • 4. 2,4 milioni di persone assistite dal Fondo sociale europeo hanno trovato un nuovo posto di lavoro.

Per quanto riguarda l’imprenditoria, i dati europei ci dicono che l’innovazione e le piccole imprese ricevono un forte sostegno dagli investimenti della politica di coesione e tale dinamica appare destinata a intensificarsi. Sinora i risultati sono:
53.240 progetti di Ricerca e sviluppo tecnologico e 16.000 progetti imprese-ricerca hanno ricevuto investimenti e
53.160 start-up hanno ricevuto un sostegno.

Via via che vengono utilizzati i finanziamenti e che i progetti iniziano a realizzarsi la relazione documenta:
un aumento significativo del numero di persone supportate sul piano occupazionale da circa 10 milioni all’anno prima del 2010 a circa 15 milioni annualmente a partire da tale anno; e
un’accelerazione significativa dei risultati a partire dal 2010 per quanto concerne il sostegno alle PMI: quasi 400.000 posti di lavoro creati (la metà dei quali nel 2010/11) compresi 15.600 posti di lavoro nella ricerca e 167.000 posti di lavoro nelle PMI.

La “Relazione strategica” delinea i progressi compiuti da ciascun Paese in vista del raggiungimento degli obiettivi UE, in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020. La relazione incoraggia gli Stati membri a misurare i progressi realizzati in settori strategici fondamentali come: la ricerca e l’innovazione, le ferrovie, l’energia, il capacity building, i trasporti urbani sostenibili, la creazione di posti di lavoro e la formazione.
Essa si basa sulle singole relazioni presentate dai 27 Stati membri alla fine del 2012 (a loro volta basate per l’essenziale su dati del 2011) e permette così alla Commissione di studiare, strada facendo, ovvero in corso di programmazione, i progressi realizzati e i risultati ottenuti finora potendo così inviare messaggi importanti e tempestivi sulle potenzialità della politica di coesione ai fini della ripresa economica dell’UE.
In questo modo la Commissione riesce a identificare gli ambiti di investimento in cui si deve intervenire per accelerare la selezione e l’esecuzione dei progetti cofinanziati nel periodo 2007-2013 per poter raggiungere gli obiettivi fissati.

Ricordiamo che grazie ai suoi 3 fondi (Fondo europeo di sviluppo regionale – FESR, Fondo sociale europeo – FSE, Fondo di coesione), la politica di coesione dell’UE investe 347 miliardi di euro nel periodo 2007-2013 nei 27 Stati membri. Ciò corrisponde al 35% del bilancio totale dell’UE nello stesso periodo (975 miliardi di euro).

Veniamo ora alla situazione italiana. In base alla relazione, sono soprattutto quelli di coesione i fondi che hanno avuto un ruolo chiave in Italia per l’occupazione, la diffusione della banda larga e le infrastrutture educative. Il maggior numero di nuovi posti di lavoro creati tramite l’utilizzo del fondi UE a fine 2011 sono stati in Gran Bretagna, Italia, Germania, Spagna, Polonia e Ungheria. Inoltre, circa 1,9 milioni di persone in più hanno ora accesso alla banda larga, concentrate in Spagna, Francia, Irlanda e Italia. Oltre 19mila progetti di infrastrutture educative, infine, hanno ricevuto sostegno a beneficio di 3,4 milioni di studenti, per la maggior parte in Italia, ma con risultati significativi anche in Bulgaria, Spagna e Grecia.

Ma ecco la nota dolente: il tasso di selezione dei progetti in Italia resta basso (56,9%), con un tasso di pagamento al 34,8% contro una media UE rispettivamente del 71,2% e del 42,4%.
A fronte di Paesi come Austria, Belgio, Germania o Irlanda, l’Italia è più lenta, al passo insieme con Paesi come Bulgaria, Malta, Slovacchia o Repubblica Ceca.

Secondo il portavoce del Commissario UE alle Politiche regionali Johannes Hahn, Shirin Wheeler, non bisogna però scoraggiarsi perché “nonostante i ritardi che emergono dal rapporto i Fondi strutturali hanno giocato un ruolo chiave nell’aumentare la competitività delle regioni e a controbilanciare gli effetti della crisi con investimenti nel mercato del lavoro e a sostengo delle PMI”.

Lo stesso Commissario responsabile per la Politica regionale Johannes Hahn, commentando i risultati della relazione (che alleghiamo all’articolo in versione inglese e francese) ha affermato riguardo alla situazione europea: “questa relazione ci fornisce una preziosa istantanea di una politica che sta producendo risultati lungo quasi l’intero arco delle priorità UE e investe nella crescita, obiettivo che ha disperatamente bisogno di investimenti. Offriamo sostegno alle nuove imprese innovative e creiamo posti di lavoro validi e sostenibili per il futuro, portiamo la banda larga nelle regioni remote, affrontiamo il problema della fuga dei cervelli e costruiamo collegamenti vitali per i trasporti che contribuiscono alla competitività delle regioni. La politica di coesione ha inoltre dimostrato di essere capace di grande flessibilità reagendo alla crisi e adattandosi ai bisogni via via diversi dei cittadini e delle loro collettività”.

Il Commissario ha aggiunto un accenno agli Stati “in ritardo” come l’Italia: “dobbiamo però trarre anche alcuni insegnamenti: i risultati sono a volte frammentari e gli Stati membri devono intensificare gli sforzi per far uso delle risorse UE. Nella prospettiva del prossimo periodo di programmazione ci attendiamo che gli Stati membri e le regioni concentrino la loro politica ancor di più sui risultati e sulle priorità che promettono di avere il maggior impatto”.
 
Concludendo con una nota positiva, Lázsló Andor, Commissario responsabile per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione, ha aggiunto: “con la crisi i fondi UE della politica di coesione hanno acquistato un’importanza ancora maggiore quale fonte d’investimenti su tutto il territorio dell’Unione. Il Fondo sociale europeo offre un sostegno cruciale al nostro capitale umano, in particolare aiuta i giovani a massimizzare le loro opportunità di carriera. La preparazione della prossima generazione di programmi è un’opportunità unica di corroborare la nostra strategia della crescita e dell’occupazione con un sostegno finanziario significativo. L’investimento nel capitale sociale e umano dovrà svolgere un ruolo importante in questa strategia”.

Il nostro commento è invece una richiesta: perché i governanti non effettuano controlli sul modo di agire dei propri sottoposti e non aprono delle inchieste su chi, come e quando riceve o non riceve i fondi e su come vengono attuate – nei fatti – le loro politiche che “dovrebbero” favorire le imprese?

Allegati

pdf rapporto2013-in-inglese.PDF
pdf Rapporto2013-in-francese.PDF

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