Italia al primo posto per abbandoni scolastici UE

Eurostat

Italia al primo posto per abbandoni scolastici nell’UE

Campania, Sardegna e Sicilia le regioni dove la situazione è più critica. Quello italiano è l’unico Paese dell’Europa a 27 dove i giovani che lasciano la scuola dell’obbligo non si riduce

Non si finisce la scuola, in particolare non si va oltre il biennio delle superiori. Un allarme che viene lanciato dall’Eurostat, che riprende lo Stato italiano per i suoi pessimi risultati in ambito scolastico.

Il motivo della fuga dalle nostre scuole, secondo il sindacato ANIEF, è da ricercare proprio nel taglio dei finanziamenti, “con gli istituti ridotti allo stremo, tanto che alcuni dirigenti sono arrivati a chiedere ad ogni famiglia fino a 300 euro l’anno di contributi, è una conseguenza inevitabile che le scuole non possano organizzare un adeguato orientamento scolastico e universitario”.

L’istituto statistico europeo con la divulgazione dei propri dati, ha messo in evidenza come mentre l’UE chiede di ridurre l’uscita anticipata dal sistema scolastico a massimo il 10% dei giovani, in realtà in Italia sono più del doppio gli abbandoni, con punte del 25% nelle regioni sopramenzionate.
Anche per quanto riguarda le università, l’abbandono degli studi è quasi una prassi, e i giovani che lasciano il proprio percorso formativo sono più che nel resto d’Europa. E così l’Italia si posiziona con oltre 15 punti percentuali sotto la media europea di abbandoni scolastici e universitari, all’ultimo posto per quanto riguarda i giovani che raggiungono la laurea.

Una vergogna, in effetti, dal momento che purtroppo da tempo circola anche la voce che “la cultura” non dà da mangiare. Ci chiediamo pertanto con quali qualità intellettuali tali giovani pensano di riuscire a guadagnarsi da vivere: chi assumerebbe una persona con un così basso livello di istruzione? Per uscire dalla situazione di crisi occupazionale la formazione, l’aggiornamento professionale, l’apprendimento continuo sono fattori indispensabili, e per questo l’Europa e i singoli Stati membri si stanno battendo per modificare una forma mentis antiquata e antisociale, culturalmente condivisa, che fa credere ai giovani che studiare sia solo una perdita di tempo. Il nostro giornale da tempo si batte per dare un’informazione sulle possibilità occupazionali ormai tutte legate alla formazione permanente nella speranza che i nostri giovani recepiscano l’importanza del “Sapere”.
Riportiamo comunque anche la voce di chi dice che la colpa non è culturale ma politica: Secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, infatti, quanto rilevato dall’Eurostat è una conseguenza della politica dei tagli ad oltranza adottati negli ultimi anni: “negli ultimi sei anni” dice il sindacalista “sono stati cancellati 200mila posti, sottratti 8 miliardi di euro ed ultimamente si è pensato bene di far sparire quasi 2mila scuole a seguito del cosiddetto dimensionamento, anche se poi ritenuto illegittimo dalla Consulta. Ora, siccome è scientificamente provato che i finanziamenti sono strettamente correlati al successo formativo, questi dati non sorprendono. Ma sicuramente amareggiano. Il problema è che invece di investire nella formazione, in professionalità, in tempo scuola, in competenze, ad iniziare da quelle nell’ICT, in Italia si continua a considerare l’istruzione un comparto da cui sottrarre risorse. Anche a livello universitario, si è pensato che eliminare la figura (fondamentale!) del ricercatore non avrebbe avuto contraccolpi. Invece eccoci ancora una volta a tirare delle somme clamorosamente in perdita. Per il nuovo governo, quando arriverà, quello dell’istruzione e della formazione dovrà per forza diventare un settore centrale: con artigianato, turismo e nuove tecnologie a supporto. Il tempo sta scadendo: il baratro è dietro l’angolo”.

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