Come cambia la comunicazione nella formazione dell’opinione pubblica

Cambiamento nell'informazione

Come cambia la comunicazione nella formazione dell’opinione pubblica

Il Censis ha portato a termine il terzo degli incontri di giugno “un mese di sociale”, dedicato alla società impersonale. In questo appuntamento si è affrontata la questione della comunicazione nella formazione dell’opinione pubblica

Secondo gli intervistati ci si forma un’opinione nel campo della politica soprattutto tramite il passaparola, che secondo il 44% degli italiani ha un maggior valore rispetto alle forme di comunicazione nella formazione di un giudizio politico. Un risultato e un giudizio del Censis sui quali il nostro giornale non concorda.

Giovani e anziani hanno consumi mediali completamente opposti. Vediamo i dati per quanto concerne l’utilizzo dei new media: tra i giovani la percentuale di utenti del web è pari al 90,8%, ma è ferma al 24,7% tra gli anziani; il 79,9% dei primi utilizza YouTube, contro appena il 5,6% dei secondi; è iscritto a Facebook il 79,7% dei giovani e solo il 7,5% degli anziani; il 54,8% degli under 30 usa telefoni smartphone sempre connessi in rete, ma lo fa solo il 3,9% degli over 65; e i giovani che guardano la web tv (il 39,1%) sono dieci volte di più degli anziani (il 3,9%).
 
Nel mondo dell’informazione la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte, ma ovviamente a questi si affianca ormai l’informazione “prelevata” da internet. Tra i giovani ad esempio il dato dei tg scende al 69,2% ed è molto vicino al 65,7% riferito a Google e al 61,5% di Facebook.

Questi alcuni dei dati relativi al ciclone che si è abbattuto sull’apparato mediatico tradizionale. Soprattutto per i giovani le strategie di adattamento nell’ambiente dei media digitali sono improntate al nomadismo in quanto la molteplicità dei media a disposizione li spinge a passare dall’uno all’altro,  ma anche al disincanto in quanto l’integrazione dei mezzi determina l’assenza di una prospettiva gerarchica in quanto una notizia trovata sul web ha lo stesso valore di una appresa da un TG o da un quotidiano. Il che è esatto ma bisogna fare attenzione a riconoscere tra una notizia letta su un web giornale (ovvero una testata giornalistica registrata, che ha valore pari se non superiore a qualsiasi altra testata giornalistica) e su un sito qualsiasi, magari un blog.
 
Come spiegano dal Censis, il notevole sviluppo di Internet (sia del numero degli utenti, sia delle sue applicazioni, che ormai permeano ogni aspetto della nostra vita quotidiana), il web 2.0, i social network, la miniaturizzazione dei dispositivi hardware e la proliferazione delle connessioni mobili hanno esaltato il primato dell’utente. Oggi possiamo costruire palinsesti multimediali personali, tagliati su misura in base alle nostre esigenze e preferenze, svincolati dalla logica top-down del passato che implicava una comunicazione unidirezionale verticale dei messaggi da parte delle fonti ufficiali. E noi stessi possiamo realizzare contenuti digitali che, grazie a Internet, rendiamo disponibili in molti modi.
In questo modo i device tecnologici finiscono per costituire un’appendice della persona: una protesi che ne amplia le funzioni, ne potenzia le facoltà, ne facilita l’espressione e le relazioni, proiettandoci nell’«era biomediatica», in cui diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali attraverso i social network.

Ma che Internet di per sé favorisca direttamente la partecipazione politica rimane un tema aperto, vista la crescita parallela degli utenti del web e del tasso di astensionismo alle elezioni. Oggi solo il 15% degli italiani crede che la diffusione delle tecnologie digitali abbia prodotto nell’ultimo anno cambiamenti in meglio nell’organizzazione dei movimenti politici (per il 35,3% c’è stato invece un peggioramento) e nella formazione delle opinioni politiche (il 28,8% vede, al contrario, cambiamenti in peggio). E soltanto il 19,8% riferisce miglioramenti dovuti ai nuovi media nella partecipazione dei cittadini.

«Il primato dell’opinione nella comunicazione orizzontale» è l’argomento di cui si è parlato al Censis, a partire da un testo elaborato nell’ambito dell’annuale appuntamento di riflessione di giugno «Un mese di sociale», giunto alla venticinquesima edizione, dedicato quest’anno al tema «La società impersonale». Sono intervenuti il Presidente del Censis Giuseppe De Rita, il Direttore Generale Giuseppe Roma, il responsabile della Comunicazione Massimiliano Valerii, il Vicedirettore de «l’Espresso» Orazio Carabini, il Direttore di Rai 4 Carlo Freccero, l’editorialista de «Il Foglio» Mario Sechi e l’editorialista de «La Stampa» Marcello Sorgi. Purtroppo tra i relatori mancava un esponente del giornalismo online, fatto che ha sbilanciato i risultati e i giudizi in questo campo. Decisamente una mancanza grave in un convegno di sociologi che intende discutere proprio questo argomento.
 

Politica e comunicazione. I risultati dell’inchiesta Censis – che non tornano con quelli di altre ricerche ufficiali per quanto concerne il web

Nel mercato del consenso elettorale è ancora la televisione il principale mezzo utilizzato dagli italiani per informarsi sull’offerta politica e formarsi un’opinione.
In occasione delle ultime elezioni politiche, più della metà degli elettori ha tratto le informazioni in base alle quali scegliere per chi votare dalle notizie e dai commenti trasmessi dai telegiornali (55,3%), più di un terzo (36,8%) ha attinto ai programmi di approfondimento proposti dalle stesse televisioni, meno di un quarto (22,2%) ha avuto come punto di riferimento i giornali, poco più del 16% le tv all news, il 9% la lettura del materiale di propaganda dei partiti e il 7,5% i programmi radiofonici.
Scarsa è stata la partecipazione diretta alle manifestazioni pubbliche organizzate dai partiti (4%). Al contrario, tra i fattori extramediali hanno una grande importanza il passaparola e le discussioni con i familiari e gli amici (43,9%), soprattutto per i giovani (tra i 18-29enni il dato sale al 60,4%).
Infine, la comunicazione politica via Internet si articola in una quota del 5,9% di elettori che consulta i siti web di partiti e movimenti (il 7,6% tra i giovani) e l’8,7% che utilizza blog, forum di discussione online, Facebook (il 14,2% tra i giovani). Rispetto alle elezioni del 2009, proprio quest’ultimo canale è tra quelli cresciuti di più (+6,6%).

Rispetto ai valori medi, per gli elettori della coalizione di centro-sinistra hanno avuto un peso maggiore i giornali (32,7%), la radio (8,2%) e la partecipazione diretta alle manifestazioni di partito (7,8%). Tra gli elettori di centro-destra è preponderante l’uso della televisione (ad esempio, i tg salgono al 65,7%), mentre l’adesione ai raduni di piazza è praticamente nulla (1,1%). Gli elettori di centro si sono avvalsi di una combinazione di mezzi tradizionali qualificati (i quotidiani, i tg, i programmi tv di approfondimento, che salgono al 44,7%, le tv all news, che arrivano al 23,3%). Le differenze maggiori si riscontrano tra gli elettori del Movimento 5 Stelle, per i quali il ruolo della televisione e della stampa è molto ridimensionato (i tg scendono nettamente sotto la media, attestandosi al 46,3%, e i giornali sono stati utilizzati solo dal 14,4%), mentre sono esaltati i canali web (blog e Facebook al 22,3%, siti web di partiti e movimenti al 10,6%) e il confronto diretto con le altre persone (50,7%).

La tendenza a personalizzare i canali di accesso alle informazioni e l’autoassemblaggio delle fonti attraverso il web comportano però il rischio – complici gli algoritmi di Google – che si crei su ogni pc, tablet e smartphone un giornale fatto solo dalle opinioni che l’utente vuole conoscere. È il rischio del solipsismo di Internet: la rete come strumento nel quale si cercano le conferme di idee, gusti, preferenze che già si possiedono; il conformismo come risultato dell’autoreferenzialità dell’accesso alle fonti d’informazione. Con una corrosione esercitata dall’egemonia dell’opinione che ha finito per produrre nel Paese un grande deficit di interpretazione sistemica. Sono elementi da tenere presenti soprattutto quando si invoca la rete come nuovo dispositivo di selezione della classe politica. Questo è il giudizio dei relatori del Censis con il quale il nostro giornale non concorda.

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