Lezioni di Costituzione

Presidente Senato Pietro Grasso

Dal Parlamento a scuola: lezioni di Costituzione

Il 31 maggio alla cerimonia conclusiva dell’iniziativa “dalle aule parlamentari alle aule scolastiche”, il Presidente del Senato, Pietro Grasso, si è rivolto ai giovani e agli insegnanti

Una società del futuro deve essere consapevole dei propri diritti e dei propri doveri, diritti e doveri sanciti dalla nostra Costituzione, che tutto il mondo ci invidia. Uscire dalle aule scolastiche con la conoscenza della Costituzione significa anche entrare nel mondo del lavoro in modo consapevole

Per questa ragione riteniamo utile e interessante pubblicare il discorso tenuto dal Presidente Grasso a conclusione dell’iniziativa rivolta alle scuole. Lo riportiamo di seguito senza alcuna aggiunta o omissione:

Presidente della Camera, autorità, care ragazze, cari ragazzi, cari professori,
sono felice di essere qui, felice che voi siate qui, perché é dei giovani la voglia di cambiare il mondo, di combattere le ingiustizie, di reagire alle prepotenze ed ai soprusi, di contrastare le illegalità.
Sono sempre più convinto che per promuovere una consapevole partecipazione delle nuove generazioni alla vita democratica del paese, la Costituzione debba avere pieno diritto di cittadinanza nella scuola.
Sono perciò veramente entusiasta che sui banchi si torni a studiare la nostra Carta Costituzionale: la “mappa” dei nostri valori. Valori fondanti, come la libertà, la pace, il rispetto della dignità umana, della vita, delle differenze, ma anche la solidarietà e il rispetto dell’ambiente; valori sostanziali, come un patrimonio insostituibile di democrazia, da difendere e da rafforzare da parte di tutte quante le componenti sociali.

Stabilire, recuperare, consolidare un rapporto diretto tra la Costituzione e le generazioni che si affacciano al mondo degli adulti è come rafforzare le fondamenta di una casa. Una casa costruita dai nostri padri, cui voi spesso vi riferite come a qualcosa che si legge sui libri di storia ma che è invece un dono vivente, uno strumento indispensabile per la nostra convivenza civile.
Leggere i vostri lavori, che sono tutti preziosi, anche se ne premieremo solo alcuni, ci ha riempito di orgoglio per la conferma della validità di questa iniziativa, che si rinnova ormai da qualche anno. Sapere che tanti di voi hanno studiato e scritto e si sono confrontati con questi temi ci rende felici. I vostri pensieri ci danno il modo di capire meglio cosa sapete della nostra legge fondamentale, come la interpretate, cosa vi aspettate da lei.

Avete discusso di tante cose. Della dignità delle persone senza lavoro e della sicurezza sul lavoro, insieme al tema della responsabilità penale quando l’industria non agisce responsabilmente. Ho appreso che tanti di voi si sono chiesti se riusciremo mai a sconfiggere la mafia e di come la mafia ci uccide anche con l’inquinamento e il degrado, non solo morale. Grazie di tutto questo.
Per me è un momento importante, credetemi. Il confronto con voi mi arricchisce, mi aiuta a capire. Mi fa forte. Non pensate che siano solo gli adulti ad insegnare ai giovani. E’ vero, ma è tanto vero anche il contrario. Siate coscienti di quanto il vostro apporto sia necessario.
Affrontate la scuola con gioia, con curiosità, con impegno e se qualche volta vi annoiate come credo capiti – sono stato studente anche io – prendete anche la noia come un insegnamento, una prova da superare. La conoscenza vi aiuterà a diventare cittadini coscienti, responsabili, forti e liberi.
Regalateci la vostra energia, la vostra spinta poderosa verso la vita, verso l’affermazione del giusto e della bellezza, parola che ricorre molto nei vostri lavori.
Voi siete la migliore testimonianza delle potenzialità e della capacità di reagire a momenti difficili. Come quello attuale.

Credo che essere qui oggi vi possa aiutare a capire che ogni nostro gesto libero e consapevole è possibile solo perché la Costituzione esiste. Studiare, viaggiare, comunicare, anche protestare quando serve, tutto ciò che fate, perfino tutto ciò che sognate, potete farlo e sognarlo perché la Costituzione esiste ed esiste così com’è.
La Costituzione ha molti anni e qualche volta è stata modificata, come è giusto cambiare le leggi quando le cose cambiano; però è molto complicato modificarla, proprio perché i padri costituenti vollero ci si pensasse bene, prima di farlo. La Costituzione è modificabile, certo, ma non nella prima parte. Le norme sulla libertà di manifestazione del pensiero e sugli altri diritti fondamentali sono immutate e devono rimanere immutabili.
Il titolo primo della parte prima della Costituzione disciplina i diritti di libertà, cioè l’insieme delle sfere di autonomia che garantiscono il singolo e i gruppi contro possibili abusi dei pubblici poteri. Sono i diritti “di prima generazione”, quelli che, storicamente, hanno segnato l’affrancamento dell’uomo dall’arbitrio del sovrano assoluto. Per noi tutti oggi l’inviolabilità del corpo e del domicilio, la possibilità di manifestare liberamente, di riunirsi e associarsi con altre persone, la facoltà di agire in giudizio per la tutela dei propri interessi sono prerogative spesso percepite come ovvie.
Ma tali diritti sono il frutto di lotte e sangue, quelle lotte e quel sangue che ancora oggi sono una realtà in quelle aree del mondo dove non esiste un vero e proprio Stato di diritto. Perché, per la loro essenzialità, le libertà personali sono diritti universali, da riconoscersi a tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro residenza e dalla loro cittadinanza. Eppure, in molti Paesi ci sono ancora persone che, per il loro sesso, la loro razza o la loro fede religiosa, sono costretti a vivere la loro quotidianità con delle catene ai piedi. Noi siamo molto più fortunati di loro e dobbiamo esserne consapevoli.

Senza la Costituzione, senza i sacrifici che le generazioni precedenti hanno affrontato, noi non saremmo oggi qua nell’Aula di un Parlamento liberamente eletto. Senza la Costituzione voi non potreste dire quello che pensate. Grazie alla Costituzione noi siamo liberi e uguali. E la Costituzione è il risultato di un lungo lavoro di un’assemblea appositamente costituita dove si discusse, anche aspramente, ma lo si fece per giungere a un risultato: con il dialogo, si arrivò a un accordo. Parlarsi per accordarsi è politica. Ecco, scrivendo la Costituzione si fece politica nel senso più alto della parola.

La politica non gode di positivi apprezzamenti in questi anni e, in parte, a buona ragione. Tuttavia senza la politica, ovvero il libero confronto delle idee per costruire insieme, nulla sarebbe possibile. Neanche pensare a come progettare un futuro migliore.
Oggi vi invito a riflettere su una cosa: non confondete le Istituzioni con gli uomini che le rappresentano. Imparate a rispettarle anche se gli uomini non li ritenete all’altezza. Lo stesso discorso vale anche per i luoghi delle Istituzioni: quest’Aula è meravigliosa non solo, naturalmente, perché tanto solenne e suggestiva. Sarebbe meravigliosa anche fosse disadorna con qualche seggiola rovinata. (Un tempo, sapete, questo spazio era un cortile, dove parcheggiavano le carrozze, quando questo palazzo ospitava le poste pontificie). Oggi quest’Aula rimane comunque meravigliosa perché presidio di libertà e di democrazia.

Realizzare una sostanziale democrazia significa innanzitutto impegnarsi a realizzare e a difendere i diritti sociali, almeno quelli primari (istruzione, lavoro, salute) nella ricerca di valori universali quali una maggiore uguaglianza, libertà, giustizia, il rispetto reciproco, la tolleranza, la pace e in primo luogo la non violenza.
Si é soliti dire che voi siete il nostro futuro, caricandovi di incolpevoli responsabiltà, ma siamo noi adulti che con l’esempio, la pulizia morale e comportamenti trasparenti ci dobbiamo prendere carico di realizzare risultati di efficienza e di benessere sociale, perseguire interessi collettivi, aiutarvi a risolvere i problemi, non farvi sentire abbandonati, come vuoti a perdere,  sopraffatti dalla delusione, dalla sfiducia, dall’indifferenza, dalla rassegnazione.
Infatti, se migliaia e migliaia di giovani intravedono nel loro futuro soltanto la negazione dei più elementari diritti, prepotenza, violenza e disoccupazione, saranno fatalmente costretti al clientelismo, alla richiesta del favore, alla fuga dalle responsabilità, al mortale abbraccio della criminalità.

Bisogna fare arrivare con forza a voi giovani il messaggio che per primi noi adulti non riteniamo giustificabile la corruzione, i favoritismi, i compromessi, l’intimidazione, la violenza, il finanziamento illegale della politica, la compravendita degli appalti, l’appropriazione dei finanziamenti pubblici, lo svuotamento delle casse delle aziende pubbliche, il taglieggiamento delle imprese private.
Qual è il futuro di una società che non riesca a trasmettervi valori e fiducia? Appare dunque questa la sfida della società italiana:formarvi per creare una nuova classe dirigente. E chi lo può fare se non un esercito di educatori come quelli che vi hanno seguito in questi lavori?
Lasciati senza idee e senza ideali, c’é il pericolo che diventiate creature spinte da meri impulsi, incapaci di comprendere la storia e di contribuire a scrivere la storia.
Siamo nel terzo millennio, in un periodo denso di crisi per il nostro ed il vostro futuro, ma voi continuate a credere in quegli ideali, che magari gli adulti considerano soltanto utopie, nelle vostre idee, nei vostri sogni, con la ferma speranza che si possano realizzare.

Nell’aula di Palazzo Madama si è  tenuta, venerdì 31 maggio, alla presenza del Presidente del Senato Pietro Grasso e della Presidente della Camera Laura Boldrini, la cerimonia conclusiva della sesta edizione del concorso, rivolto agli studenti italiani, “Dalle aule parlamentari alle aule di scuola, Lezioni di Costituzione”. Alle giornate conclusive erano presenti tutte le sessanta scuole italiane selezionate tra le 120 candidate con una delegazione composta dal Dirigente scolastico, dal docente referente del progetto e da due studenti in rappresentanza della classe o delle classi che hanno realizzato i lavori. Durante la cerimonia conclusiva, infatti, il Presidente Pietro Grasso ha annunciato la proclamazione della scuola vincitrice per ciascuna della 4 categorie, in cui erano stati suddivisi i lavori, e delle relative menzioni (10 in totale).

Tra le varie scuole, era presente L’ISITP “Enrico Brambilla” di Verrès (Valle d’Aosta) con gli studenti Francesca Bordet della classe V Tecnico dei servizi sociali e Davide Borgo della classe V Perito Elettronico, i professori Antonio Maccarrone, referente del progetto, e Silvana Chouquer, Dirigente Scolastico. Lo citiamo in quanto il progetto di tale scuola (intitolato “Adottiamo la Costituzione”) ha ricevuto  la menzione speciale nell’ambito della terza categoria per “l’originalità dell’impianto del progetto e per l’efficacia comunicativa, soprattutto, nei confronti dei giovani”.  Hanno partecipato al progetto, particolarmente articolato e complesso, gli studenti delle classi terze, quarte e quinte dell’intera istituzione.

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