Disabili e lavoro: tra normativa e diritti non garantiti, tutto quello che c’è da sapere

Disabili e lavoro: tra normativa e diritti non garantiti, tutto quello che c’è da sapere

La recente sentenza della Corte di Giustizia europea ci dà l’occasione per occuparci a tutto tondo del “collocamento mirato” dei lavoratori svantaggiati, tra persone disabili e categorie protette

L’Italia non ha recepito in maniera completa e adeguata quanto previsto dalla direttiva europea del 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro in relazione alle lavoratrici e ai lavoratori.

È quanto emerge da una recente sentenza della Corte di Giustizia europea che ha strigliato il nostro Paese in quanto non garantisce sufficienti diritti contro la discriminazione sul lavoro delle persone disabili. In particolare, nella sentenza della Corte Europea – che potete leggere a fondo pagina – si sostiene che, per quanto riguarda i vari aspetti dell’inserimento lavorativo, della formazione e della crescita professionale delle persone disabili, la nostra normativa nazionale da una parte non riguardi la totalità dei disabili e che, dall’altra, non coinvolga la totalità dei datori di lavoro, pubblici o privati. Perché la legislazione attuale impone alle aziende l’assunzione di un certo numero di persone disabili solo a patto che abbiano già un numero minimo di 15 addetti, andando di fatto ad escludere da una riflessione e da un fare concreto su questi temi un universo di piccole e piccolissime imprese che compongono in gran parte il tessuto imprenditoriale italiano.

sessione plenaria Parlamento Europeo

Ma qual è la normativa sul tema handicap-lavoro? Facciamone una panoramica

Il fondamento della nostra normativa nazionale in materia di persone disabili e lavoro è la Legge n. 68 del 1999 e successive modifiche e integrazioni su “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” (lo trovate a fondo pagina). Nel testo di legge si definisce il concetto di “collocamento mirato”, ossia “quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione”.
In sostanza, si parla di una fitta rete di attività, che unisce un mondo imprenditoriale che, come vedremo, ha degli obblighi nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori disabili; enti e istituzioni che finanziano progetti e svolgono attività di preselezione e avviamento al lavoro; mondo sociale e familiare. Uniti in un flusso che dovrebbe tendere ad essere virtuoso per rendere agevole e armonico l’inserimento lavorativo delle persone disabili.
Oltre ai disabili, rientrano nella normativa anche le cosiddette “categorie protette” e cioè, tra gli altri: profughi italiani, orfani e vedove/i di vittime del lavoro, di guerra o di servizio, vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Assumere un disabile o una “categoria protetta”: quando e come?

La Legge 68 stabilisce alcuni criteri in base ai quali le aziende sono obbligate all’assunzione di una o più persone disabili in organico. In particolare le imprese con un numero di addetti compreso tra i 15 e i 35 lavoratori sono obbligate ad assumere un disabile; quelle che abbiano da 36 a 50 dipendenti devono assumerne 2; mentre le aziende che occupano da 51 a 150 persone devono riservare il 7% dei posti di lavoro ai disabili ed assumere un lavoratore appartenente alle categorie protette.


Pietro Cerrito Segretario Confederale Cisl

Ascolta qui l’intervista audio


Le aziende di grandi dimensioni, con più di 150 dipendenti, sono chiamate a riservare il 7% dei posti a personale disabile e l’1% alle categorie protette. Questo è uno degli aspetti che la Corte di Giustizia europea ha condannato della nostra normativa, in quanto le microaziende sono escluse dall’obbligo – se non morale, quantomeno legislativo – di prendere in carico un lavoratore svantaggiato. Un aspetto della legge italiana che in qualche modo lascia trapelare una cultura per cui assumere un disabile o una categoria protetta sia una spesa e uno spreco di risorse.

 

In base alla Riforma del Mercato del lavoro (Legge Fornero 92/2012), per il calcolo del numero di lavoratori o lavoratrici disabili da assumere si considerano tutti i lavoratori assunti con un contratto di lavoro subordinato, mentre non si considerano altre tipologie contrattuali (per esempio i contratti a tempo determinato minori di 6 mesi, i lavoratori assunti per attività da svolgersi all’estero, i lavoratori a domicilio e altre categorie).
Tutti i datori di lavoro coinvolti della legge 68 che devono assumere una o più persone disabili o categorie protette in organico devono compilare ogni anno un “prospetto informativo aziendale” dal quale emerga la situazione occupazionale per definire con gli enti locali l’eventuale assolvimento degli obblighi di assunzione.
Oltre all’obbligo di completare, per così dire, il proprio organico con la presenza di lavoratrici e  lavoratori disabili o protetti, la Legge 68 stabilisce anche lo stanziamento di un fondo nazionale che viene poi ripartito alle Regioni per finanziare le imprese che avviano progetti speciali o innovativi volti all’inclusione, alla sperimentazione del telelavoro o all’adeguamento del posto di lavoro per i lavoratori più svantaggiati.

 

Ingresso camera deputati

Le assunzioni e l’esonero parziale

L’assunzione vera e propria può avvenire per chiamata “nominativa” o “numerica”. Per chiamata nominativa s’intende la possibilità per l’azienda di identificare direttamente la persona o le persone da inserire in organico; mentre con “la chiamata numerica” enti pubblici o imprese fanno riferimento alle liste dei Centri pubblici per l’impiego.
In alcuni casi, i datori di lavoro privati e pubblici coinvolti dall’obbligo di assunzione possono chiedere un esonero parziale per motivi legati, tra gli altri, alla pericolosità della mansione o del comparto o alla faticosità del lavoro da svolgere. L’esonero si esplica nel pagamento di una quota per un certo periodo di tempo determinato.
In altri casi le aziende possono chiedere un accordo in deroga per “spalmare” su più anni le assunzioni obbligatorie di invalidi e disabili a causa della crisi: motivo per cui, anche secondo i sindacati, molte persone disabili o appartenenti a categorie protette non riescono ad avvicinarsi minimamente al mondo del lavoro.

La forza lavoro

Relativamente alle lavoratrici e ai lavoratori disabili, secondo dati FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) in Italia solo il 16% delle persone con disabilità fra i 15 e i 74 anni ha un impiego, per un totale di circa 300mila tra uomini e donne, contro il 49,9% del totale della popolazione. Bassa la percentuale di quanti trovano una occupazione grazie ai Centri per l’impiego: si tratta dell’11% sul totale. A questi numeri si devono sommare 250mila persone disabili che non sono mai entrate nel mercato del lavoro né cercano di entrarvi.

Un tema che torna d’attualità

A dare nuova visibilità alla situazione lavorativa di disabili e invalidi in Italia, oltre alla sentenza della Corte di Giustizia europea, ci ha pensato anche la IV conferenza nazionale sulle politiche della disabilità, coordinata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
L’evento si è tenuto di recente alla Fiera di Bologna e ha visto la partecipazione di rappresentanti del Ministero, sindacati e associazioni. Tra i temi dibattuti in conferenza – evento previsto dalla legge 104 del 1992 (in allegato) – il primo Programma d’ Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità (lo potete leggere in allegato). Un documento nato da un lungo percorso di partecipazione che, tra l’altro, ha portato anche alla redazione del primo Rapporto all’ONU sull’implementazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

Allegati

pdf Sentenza Corte di Giustizia europea
pdf Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità
pdf Legge 68/1999
pdf Legge 104/1992

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