Bando toscano per progetti di alta formazione

Bando toscano per progetti di alta formazione

La Regione mette 600mila euro a disposizione delle università toscane che presentino progetti di alta formazione e ricerca, per borse di studio dirette a giovani che dovranno obbligatoriamente formarsi all’estero e fare ricerca in Toscana

Le università potranno presentare le domande di partecipazione al bando appena pubblicato entro il 18 ottobre 2013.

La formazione all’estero sarà utile ai giovani per imparare là dove le esperienze sono più avanzate. La vicepresidente della Regione Toscana con delega alla ricerca, Stella Targetti, spiega: “i titolari delle borse dovranno diventare esperti soprattutto nel trasferimento tecnologico, in comunicazione e marketing, nelle attività di incubazione verso spin-off e start-up. Per vincere la grande sfida di una innovazione capace di far recuperare produttività alle nostre imprese, puntiamo dunque sul capitale umano”.

Possono presentare i propri progetti le Università pubbliche, gli Istituti di istruzione universitaria a ordinamento speciale, gli enti di ricerca pubblici nazionali con sedi operative in Toscana. I soggetti partecipanti sono chiamati a mettersi in rete fra loro (ogni rete dovrà essere composta da almeno 3 soggetti) attraverso una ATS (Associazione Temporanea di Scopo).
Ogni proposta dovrà articolarsi in percorsi di durata compresa tra i 9 e i 18 mesi ciascuno dei quali dovrà alternare alta formazione (all’estero) e ricerca (in Toscana). Fra gli ambiti disciplinari su cui presentare progetti anche le tecniche per partecipare con successo ai bandi per l’utilizzo dei fondi europei.

Le università vincitrici del bando dovranno individuare i giovani cui destinare le borse attraverso specifiche procedure a evidenza pubblica. I borsisti così individuati dovranno effettuare un primo periodo di formazione all’estero e un secondo periodo di ricerca in poli di innovazione, incubatori e altri centri, pubblici e privati, attivi in Toscana.

“L’auspicio” ha aggiunto Targetti “è che questi ‘agenti’ mettano a servizio le competenze sviluppate per rafforzare gli atenei nella loro cosiddetta terza missione: non solo le tradizionali (insegnamento e ricerca), ma anche le attività che ne facilitino il concreto impegno con società e industria”.