Uomini e donne: le differenze nelle pensioni

In pensione

Uomini e donne: le differenze nelle pensioni

L’ISTAT e l’INPS hanno realizzato un’indagine sui trattamenti pensionistici in ottica di genere. Tra i risultati il dato più eclatante (ma dovremmo esserci abituate) è che nonostante le donne rappresentino il 53% dei pensionati e gli uomini solo il 43,6%, le donne percepiscono appena il 44% dei 266 miliardi di euro erogati per le pensioni, il restante 56,1% è tutto per gli uomini

Disparità di trattamento prima, durante e anche dopo il lavoro, quando ormai questa sorta di lotta per la supremazia maschile dovrebbe essersi acquietata. Invece no: la disparità di trattamento a favore del “sesso forte” continua. Ovviamente – visto che i loro stipendi sono sempre più alti.

 

Mediamente in un anno gli uomini percepiscono pensioni per 14.460 euro, le donne 8.732 euro: agli uomini dunque il 65,6% in più. Perché?
I numeri rilevati dall’Istat parlano chiaro e non sono nemmeno relativi allo scorso anno ma a quello precedente (ora i dati potrebbero essere peggiorati, non certo migliorati): nel 2011 ci sono stati esattamente 23.686.348 trattamenti pensionistici, la maggiorparte destinata alle donne (essendo in soprannumero rispetto agli uomini ed avendo statisticamente una vita più lunga); ciononostante, il divario economico di genere è enorme e tende a crescere. Infatti, le analisi dell’Istat indicano che in dieci anni, tra il 2001 e il 2011, le differenze tra gli importi medi delle pensioni maschili e femminili sono cresciute, sempre a sfavore delle donne. Oltre la metà di queste ultime (il 53,4%) percepisce una pensione inferiore ai 1.000 euro mensili, cosa che raramente avviene per gli uomini (solo il 33% degli uomini percepisce una pensione inferiore a questa cifra). Ma non è tutto: la differenza sta negli importi alti che percepiscono gli uomini: infatti, 657mila uomini percepiscono una pensione mensile superiore ai 3.000 euro. Un numero di uomini triplo rispetto alle donne che riescono ad arrivare a questi livelli di trattamento pensionistico (204mila).
Le disuguaglianze più marcate si osservano nelle regioni del Nord. Disuguaglianze di genere molto forti, sia per gli importi medi delle pensioni sia per il reddito pensionistico dei beneficiari.
Differenza pensioni uomo donna

La rilevazione annuale sui trattamenti pensionistici e sui loro beneficiari è stata condotta dall’Istat e dall’INPS a partire dai dati dell’archivio amministrativo – casellario centrale dei pensionati, che raccoglie tutte le informazioni sulle prestazioni pensionistiche erogate non solo dall’INPS, ma da tutti gli enti pensionistici italiani sia pubblici sia privati.
Sono state analizzate tutte le tipologie di pensioni, ovvero le sette tipologie esistenti: di vecchiaia, di invalidità, ai superstiti, di indennità, di invalidità civile, quelle sociali e quelle di guerra.

Differenza pensioni uomo donna

Le rilevazioni effettuate hanno portato a calcolare la spesa per le prestazioni erogate agli uomini che, nel 2011, è stata pari al 9,46% del PIL (Prodotto Interno Lordo). Nell’arco del tempo, come dicevamo, la spesa per le pensioni è aumentata in modo molto più accentuato per quelle maschili, che – confrontate al PIL – sono passate dall’8,07% del 2001 al 9,46% appunto del 2011. Anche per le donne ci sono stati aumenti nell’arco di questi dieci anni, ma più contenuti, essendo passati dal 6,47% al 7,39%.

Riportiamo di seguito quanto scritto dal nostro Istituto centrale di statistica:

Analizzando le differenze di genere in funzione delle classi di reddito pensionistico mensile emerge – in linea con quanto finora osservato – la maggiore concentrazione degli uomini nelle classi di reddito più elevate. Il 25,8% dei pensionati percepisce, infatti, un reddito mensile uguale o superiore ai 2.000 euro, assorbendo il 50% della spesa pensionistica destinata agli uomini; i valori scendono al 10,8% e al 26,9% tra le donne.
Nella classe di reddito più elevata, che raccoglie i beneficiari di trattamenti uguali o superiori ai 3.000 euro mensili, le differenze sono ancora più marcate: le donne sono solo il 2,3% del totale e assorbono una spesa pari all’8,5% di quella a loro destinata, gli uomini sono l’8,4%, per una spesa pari al 23,6%.
Naturale complemento di quanto appena descritto è la maggiore concentrazione delle pensionate nelle classi di reddito più basse: la maggioranza (53,5%) percepisce redditi pensionistici mensili inferiori ai mille euro, per una quota pari al 28,2% della spesa pensionistica loro destinata; gli uomini che percepiscono meno di mille euro al mese sono, invece, il 33,5% e assorbono il 12,3% della spesa.

Insomma, ancora una volta disparità tra uomini e donne e tutte a favore degli uomini: i numeri non mentono. Quando cambieranno le cose e le donne potranno vivere con pari dignità – anche di mezzi – rispetto agli uomini?

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