Dove vanno le nostre tasse

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Dove vanno le nostre tasse

Il Ministero dell’Economia e delle finanze ha fatto un resoconto delle entrate tributarie tra gennaio e luglio di quest’anno: ne è risultato che le entrate provenienti da imposte dirette e indirette sono aumentate dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

Chiamarle tasse è un termine improprio, poiché le tasse sono solitamente i “balzelli” locali, quelli che diamo principalmente ai Comuni. Le imposte sono invece gestite a livello statale e la più nota in assoluto è l’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto).

 

Nelle casse erariali tra gennaio e luglio 2013 sono entrati 234 miliardi e 703 milioni di euro (€234.703.000.000,00), 2miliardi e 770 milioni (2.770.000.000) in più rispetto allo stesso periodo del 2012.  Le tasse sono aumentate? Probabile, dal momento che le entrate derivanti da attività di accertamento e controllo delle evasioni fiscali sono pari solo a 287 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso (equivalenti a un +7,2%).
Scendiamo nel dettaglio e vediamo le varie entrate fiscali a seconda della tipologia, se imposta diretta o indiretta.

Imposte dirette

Di questo grande gruppo fanno parte l’IRPEF e l’IRES (rispettivamente Imposta sul Reddito delle PErsone Fisiche e Imposta sul REddito delle Società) e altre minori, come le varie imposte sostitutive.
In totale questo tipo di imposte è aumentato del 4,7%, pari a 6 miliardi e 3 milioni di euro (+6.003 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra le imposte dirette, il contributo più significativo è dato dall’IRPEF anche se a crescere di più è stata l’IRES.
Il gettito IRPEF infatti è cresciuto dell’1,1% (+1.059 milioni di euro) trainato essenzialmente dagli aumenti delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore pubblico (+3,8%) e dei versamenti in autoliquidazione (+2%).
In particolare, per questi ultimi occorre considerare, ai fini di un confronto omogeneo dei risultati 2013 con quelli del 2012, le differenti scadenze dei versamenti relativi ai contribuenti persone fisiche e il recupero sui versamenti a saldo 2013 di soli 3 punti percentuali, anziché 17. Infatti, la misura dell’acconto, fissata al 99%, è stata ridotta per il periodo d’imposta 2011 all’82%, mentre per il periodo d’imposta 2012 l’acconto è stato portato al 96%.
Registrano, invece, una lieve flessione le ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (-0,5%) e dei lavoratori autonomi (-6%).
Come dicevamo è l’aumento dell’IRES quello più consistente, con una crescita significativa del 12,8% (+1.965 milioni di euro), anche per effetto di cospicui versamenti effettuati da parte di grandi contribuenti.
Anche tra le altre imposte dirette si registra un incremento ed esattamente:

  • dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale pari a +19,2% (+1.063 milioni di euro),
  • dell’imposta sostitutiva sui redditi di capitale e sulle plusvalenze (+872 milioni di euro),
  • dell’imposta sostitutiva sul valore dell’attivo dei fondi pensione (+441 milioni di euro),
  • dell’imposta sostitutiva sulle riserve matematiche dei rami vita (+841 milioni di euro),
  • dell’imposta sostitutiva sul riallineamento dei valori di bilancio relativi ad attività immateriali (+1.863 milioni di euro).

Imposte indirette

Ed eccoci al nostro più pesante masso sulla schiena: l’IVA, che si paga su qualunque bene o servizio o attività e che in Italia ha ormai raggiunto percentuali altissime (superiori alla maggior parte degli altri Paesi) e sta per essere ulteriormente innalzata. Un’imposta che spesso dagli economisti e persino dai politici è stata definita “recessiva” in quanto carica oltremodo la cittadinanza e blocca gli sviluppi di molte attività lavorative. Poiché questa imposta indiretta viene applicata praticamente su tutto, si tratta di un buon campanello d’allarme della situazione economica del Paese. E infatti nel periodo esaminato le entrate da questa odiata imposta sono scese del 3,1%, ossia di 3 miliardi e 233 milioni di euro (3.233.000.000). La causa di questo calo è da ricercarsi nel fatto che si sono ridotti gli scambi commerciali all’interno del nostro Paese (-1,8%), inoltre, è calato del 20,8% il prelievo sulle importazioni.
Dal Ministero però segnalano che il dato non è completamente negativo poiché nel mese di giugno e di luglio c’è stato un piccolo incremento rispettivamente pari al 4,5% e 1,2%. Ciò significa che, nonostante il bilancio delle entrate sia rimasto negativo, un barlume di speranza di ripresa c’è.

Oltre all’IVA esistono anche altre imposte indirette. Vediamo quali “performance” hanno avuto in questo periodo:

  • imposta di fabbricazione sugli oli minerali (-3,4% pari a -445 milioni di euro) per effetto del calo dei consumi,
  • imposta di consumo sul gas metano (-1,5%, pari a -33 milioni di euro).
  • imposta sul consumo dei tabacchi (-5,8% pari a -368 milioni di euro) legata, in parte, al calo dei consumi determinato dalla diffusione delle sigarette elettroniche.

Questi cali delle entrate fiscali sono evidentemente dovute al calo dei consumi degli italiani ma ce n’è una, di entrata, che è in controtendenza: l’imposta di bollo, che aumenta del 27,9% portando nelle casse dello Stato un gettito in più di 1 miliardo e 344 milioni di euro (+1.344 milioni). L’aumento dell’imposta di bollo, spiegano i rappresentanti del Ministero, è dovuta alle modifiche normative introdotte dall’art.19, commi 1-5, del decreto legge n.201 del 2011, che per completezza di informazione alleghiamo all’articolo.

Un altro indicatore dello stato di crisi dell’economia italiana e del conseguente calo dei consumi e delle attività degli italiani è l’imposta sui giochi. Le entrate relative ai giochi – che per gli italiani sono una spesa che potremmo definire quasi abitudinaria – sono infatti calate, seppur di poco: -0,5% ma corrispondente pur sempre a -34 milioni di euro.

E chiudiamo il cerchio con le entrate da accertamento e controllo. Da tempo infatti si parla di lotta all’evasione fiscale come di rimedio al calo generale delle entrate fiscali. Nel periodo compreso tra gennaio e luglio 2013 questo tipo di gettito è stato pari a 4.256 milioni di euro, con un aumento rispetto all’anno precedente del 7,2%, pari a 287 milioni di euro. Il Ministero esprime soddisfazione per questo ultimo dato, indicandolo come dimostrativo dell’efficacia dell’attività di contrasto all’evasione, ma non è certo sufficiente a rimediare alla situazione di calo di consumi (e di conseguenza di gettito fiscale) dovuti all’attuale situazione economica. Come un cane che si morde la coda, granparte dei problemi sono dovuti al calo dell’occupazione (e dunque di liquidità delle famiglie) proprio perché il personale costa troppo a causa delle imposte. Invece di continuare ad aumentarle forse, dunque, per riportare in crescita l’economia è il caso di fare il contrario: per far ripartire le assunzioni e rimettere del denaro in circolazione, in modo che le famiglie possano riprendere a consumare (e spendere, e far entrare denaro nelle casse statali dovuto alle imposte varie). Ma questo è solo un nostro modestissimo parere.

Allegati

pdf D.L.201-2011-conti-pubblici.PDF

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