Lavoro in FVG: Rapporto 2013

Rapporto lavoro FVG

Lavoro in FVG: Rapporto 2013

Male la situazione lavorativa in Friuli Venezia Giulia: un ulteriore calo dell’occupazione porta la Regione ad essere quella con la discesa più ripida del numero di occupati rispetto non solo alle altre regioni del NordEst ma alla media nazionale

37 mila unità lavorative in meno nel secondo trimestre di quest’anno, portano il numero dei disoccupati a 494mila. In termini percentuali si tratta del 2,8% di lavoratori in meno rispetto allo stesso trimestre del 2012 (-14.200 unità). Sono le donne le più colpite.

È il settore industriale quello che soffre di più: la contrazione dell’occupazione qui arriva sotto la soglia delle 160 mila unità (erano 172,4 mila nel 2012), tutte nel manifatturiero (-15.200 lavoratori pari all’11%). Proprio la perdita di occupati nell’industria rappresenta il principale fattore di aumento della disoccupazione maschile, anche se in questo caso il calo in Friuli Venezia Giulia è perlomeno inferiore a quella della media del NordEst (-12,3%) e di quella nazionale (-13,7%).

Una leggera nota positiva si ha invece nelle costruzioni, dove c’è un lieve aumento degli occupati (circa un migliaio in più). Stabili gli occupati nel terziario (sempre 325mila) e inferiori invece nell’agricoltura, dove sono circa mille in meno.

A conti fatti dunque il tasso di occupazione è in ribasso e cala dal 63,7% di un anno fa all’attuale 62,2%, sia nella componente maschile (da 71,2% a 70,1%) che in quella femminile (da 56,2% a 54,3%).
Le persone in cerca di un lavoro restano sotto le 37mila unità, ma rispetto al secondo trimestre 2012 aumentano di 1,7mila unità (+5%), un incremento interamente a carico degli uomini (20.500, + 4.100 su base tendenziale).
Il tasso di disoccupazione si attesta così al 6,9%, con un incremento di 0,4 punti rispetto al secondo trimestre 2012 e, mentre quello maschile si porta al 6,8% (era il 5,4 un anno fa), quello femminile scende al 7,1% (era il 7,8).

Il quadro così delineato si riflette sulle forze lavoro, che diminuiscono in un anno in maniera cospicua (da 543.200 a 530.800), con un decremento percentuale di 2,3 punti, superiore al corrispondente valore per il Nordest (-1,0) e particolarmente intenso per le donne (-10 mila, pari a – 4,2%).

I dati qui riportati sono riportati nel Rapporto 2013 del mercato del lavoro, volume di oltre 700 pagine
presentato in questi giorni nell’Auditorium della Regione a Udine dall’assessore al Lavoro Loredana Panariti nel corso di un convegno moderato dal direttore centrale Lavoro, Formazione, Istruzione Ruggero Cortellino.

Durante la presentazione, l’assessora Panariti ha sottolineato che “il tema del lavoro è complesso anche a causa della non linearità di certi processi, ma attraverso questo studio siamo in grado di monitorare la situazione, di conoscere, condividere, costruire, proporre e possiamo trovare forme di coordinamento che vadano oltre a quelle cui siamo abituati”.

L’assessora non ha usato mezzi termini per comunicare quanto “la situazione che abbiamo di fronte sia molto difficile, anche perché la recessione del 2012 ha in parte annullato i frutti della debole espansione del biennio precedente”. A questo riguardo Panariti ha ricordato il calo dell’export (in totale -9%, con un -5,3% al netto della cantieristica) storicamente sempre molto importante per l’economia friulana. Inoltre, l’assessora ha osservato come la crisi del manifatturiero stia costando al Friuli Venezia Giulia “la perdita di competenze importanti” ed ha ricordato il Piano regionale giovani, che sarà finanziato con 11 milioni e attesta l’attenzione dell’amministrazione per le generazioni che si affacciano al mondo del lavoro in un quadro dove “la globalizzazione ha portato ad un’economia delle differenze che non sono date tanto dal costo del lavoro quanto dal titolo di studio”. È, quest’ultima, una realtà evidenziata dal Rapporto, che peraltro conferma anche una pericolosa tendenza di giovani e famiglie a considerare inutili diplomi e lauree.  Si è ormai innescato quel fenomeno noto come NEET, provocato dallo sconforto dei giovani, tanto scoraggiati che una parte significativa di essi evita di partecipare ai corsi di formazione finalizzati all’inserimento lavorativo. I  i NEET (Not in Education, Employment
or Training) – in italiano anche “né-né” – costituiscono un fenomeno che tra i paesi OCSE pone l’Italia, con una percentuale del 20% nel 2012, al secondo posto per la peggior performance dopo il Messico.

Attirando infine l’attenzione sul modo in cui vengono utilizzati i Centri per l’impiego in altri Paesi, Panariti ha confermato l’intenzione della Regione di avviarne il rilancio in sinergia con le Province “perché devono diventare occasione per ragionare su orientamento e formazione, devono specializzarsi anche attraverso il potenziamento delle professionalità di operatori ed operatrici e devono comunque restare di gestione pubblica”.

I temi evidenziati dal Rapporto, secondo l’assessora, giustificano “il timore che la ripresa, se ci sarà, sia una
ripresa senza lavoro” ed anche per questo “il lavoro deve restare centrale alle politiche che verranno avviate a livello regionale, statale e comunitario per la ridistribuzione delle risorse ai fini dell’uscita dalla crisi”. Ridare fiducia nella ripresa economica attraverso la diminuzione della disoccupazione e l’aumento del
job placement è uno dei principali obiettivi del Governo regionale che, partendo da un’analisi dello stato dell’arte, si propone di sviluppare politiche che consentano l’attuazione di progetti nuovi ed efficaci per il riavvio del mercato del lavoro.

Nel frattempo, la contrazione del PIL e dell’occupazione caratterizza lo scenario regionale attuale quanto quello nazionale “ma il problema della disoccupazione giovanile” ha ribadito l’assessora “è pressante in un contesto che, pur con le dovute differenze di area geografica, vede tra i settori più colpiti artigianato,
industria  e commercio”. Fortunatamente, “l’erogazione di incentivi, specie a persone soggette a minore occupabilità, sembra dare buoni risultati nella ricollocazione e costituisce una motivazione per lavoratori e lavoratrici”. Gli incentivi da soli però non bastano e vanno utilizzati in parallelo con strategie mirate all’incrocio di domanda ed offerta e di effettivo aiuto al collocamento ed al ricollocamento lavorativo dei cittadini della regione.

Tra le ultime novità al riguardo, c’è quella relativa al miglioramento del S.I.L.O. (Servizio Informativo su Lavoro ed Occupazione): sono state organizzate le informazioni per categorie di argomenti ottimizzando la
rete informativa di supporto al mondo del lavoro, rete che conta già 5.000 iscritti.
In base all’ottimizzazione del servizio, d’ora in poi chi desidererà accedervi potrà iscriversi on-line, scegliendo una o più aree di interesse fra le tre offerte, che sono:

  • Percorsi occupazionali,
  • Politiche del lavoro
  • Materiale statistico.

Il nuovo S.I.L.O, raggiungibile attraverso il portale della Regione (regione.fvg.it) offrirà così informazioni ancora più personalizzate, tempestive (l’e-mail parte ogni volta che esce una notizia importante sul mondo del lavoro) e complete (verranno forniti tutti i link per approfondire l’informazione).

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