Le Regioni del Nord chiedono un unico PSR

Le Regioni del Nord chiedono un unico PSR

Si è tenuto a Mantova un tavolo di confronto, organizzato da Confagricoltura, tra gli assessori all’agricoltura delle regioni del Nord per discutere sui temi fondamentali per definire il futuro Programma di Sviluppo Rurale, lo strumento privilegiato per il rilancio del settore

La nuova Pac e il Rinascimento agricolo. Gli assessori delle regioni Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno parlato di “regionalizzazione” nell’applicazione della Pac per premiare le imprese più competitive. Approfondiamo.

Allo scopo di difendere l’agricoltura intensiva e altamente produttiva del Nord Italia, le Regioni presenti propongono la redazione di un unico PSR per tutte. Queste esigenze sono state esposte nel discorso introduttivo del presidente di Confagricoltura Mantova, Matteo Lasagna, venerdì 6 settembre, agli assessori all’Agricoltura di Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto e al consigliere nonché presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Franco Iacop. Cinque regioni coinvolte, oltre al presidente confederale Mario Guidi (presidente di Confagricoltura), nell’iniziativa intitolata proprio “Rinascimento agricolo”, per l’intenzione di attuare nuove prospettive di sviluppo del settore.

Secondo Claudio Sacchetto, assessore all’agricoltura del Piemonte, “la definizione di una nuova programmazione dello sviluppo rurale deve iniziare da una constatazione non piacevole sugli ultimi anni: il bilancio del Psr 2007/2013 non è certo positivo, non è possibile che dall’inizio dell’iter all’erogazione finale delle risorse trascorrano degli anni. Il sistema attuale inoltre non presenta margini di elasticità e il numero delle misure è troppo elevato”. 
 
L’assessore all’agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, ha spiegato che questa iniziativa “rappresenta un’occasione importante per ragionare in termini di territorio agricolo omogeneo, con caratteristiche comuni, con un’imprenditorialità fortemente vocata all’agricoltura intensiva e con una qualità molto elevata in termini di Made in Italy. Negare la realtà della Macroregione agricola del Nord significa barattare l’agricoltura più competitiva dell’Italia con un immobilismo che la globalizzazione ci impone di superare, se vogliamo dare speranze di reddito a un comparto che nella sola Lombardia rappresenta oltre 50mila aziende e ha un valore alla produzione che supera i 12 miliardi di euro. Ragionare in termini sinergici con le principali regioni agricole del Nord costituisce la premessa per potersi confrontare direttamente con Bruxelles e difendere in sede comunitaria le aspirazioni del mondo agricolo”.

 L’assessore Tiberio Rabboni ha aggiunto che “l’efficacia della futura Pac sul territorio regionale dipende per buona parte dalle decisioni che il Governo prenderà nelle prossime settimane. Quale sarà la percentuale di risorse del primo pilastro che l’Italia destinerà ai pagamenti accoppiati? Quali criteri adotterà per l’assegnazione alle Regioni dei fondi per lo sviluppo rurale? Valore delle produzioni, SAU, numero delle imprese? O la semplice riproposizione delle percentuali storiche? Quante risorse proprie renderà disponibili lo Stato per cofinanziare assieme a Ue e Regioni i Psr? Il governo resisterà alla tentazione di riportare a Roma la gestione di gran parte dei fondi del programma di sviluppo rurale, limitando alla gestione nazionale l’abbattimento del costo delle assicurazioni e dei fondi mutualistici? Ci attendiamo scelte giuste, vale a dire risorse concentrate sugli obiettivi strategici e sull’innovazione”.
 
Franco Manzato ha inoltre spiegato che “redigere un unico Piano di Sviluppo Rurale per le regioni del nord Italia significa stabilire protocolli di dialogo e collaborazione per rafforzare la competitività dei nostri sistemi produttivi. Vogliamo che il Psr sia davvero uno strumento utile per sostenere le imprese e fronteggiare il cambiamento. In Veneto stiamo lavorando soprattutto per accompagnare i fenomeni dovuti alla riforma della Pac, si pensi alla riduzione del sostegno sul primo pilastro, con particolare riguardo ai settori più sensibili, come la zootecnia; ma anche favorire l’internazionalizzazione delle imprese e un loro miglior rapporto con l’ambiente”.
 
Chiara infine la posizione del Friuli Venezia Giulia nelle parole di Franco Iacop: “è necessario avviare un confronto con l’organismo pagatore, Agea, al fine di rendere efficace ed efficiente il sistema informativo agricolo nazionale e valutare un maggior coinvolgimento del sistema creditizio a favore del comparto agricolo-forestale. Le linee d’azione che caratterizzeranno la politica di sviluppo rurale del Friuli per il periodo 2014-2020 saranno lo sviluppo di un’imprenditoria giovane e quello di filiere, anche no food. E infine l’introduzione di pratiche agricole sostenibili, la diversificazione e l’aumento della qualità della vita nelle aree rurali”.