Il ruolo della contrattazione collettiva al tempo della crisi economica

Anna Biondi, Vice Direttore ACTRAV, ILO

Il ruolo della contrattazione collettiva al tempo della crisi economica

Riflessioni e casi concreti illustrati nella giornata mondiale del lavoro dignitoso, il 7 ottobre

Perché espressioni come lavoro dignitoso e contrattazione collettiva sono tra loro collegate? Una condizione lavorativa ben pagata, con garanzie contrattuali e sicurezza sul posto d’impiego rappresentano elementi essenziali del lavoro dignitoso. Sembra paradossale ma per dare concretezza a questi  punti, i vari organismi sindacali, sia a livello europeo che mondiale,

sono obbligati a monitorare l’azione dei governi affinché si possano raggiungere accordi sui contratti collettivi di lavoro, dove si stabiliscono i parametri e le regole fondamentali cui ci si dovrà attenere nei contratti individuali.

I temi del lavoro e della disoccupazione nel mondo non possono essere ignorati: dati alla mano ci viene mostrato un quadro poco edificante, visto che la mancanza di occupazione ha raggiunto livelli senza precedenti. Proprio per tale motivo è divenuto argomento prioritario nell’agenda dei governi e delle organizzazioni sociali, il lavoro, argomento che si intreccia con le politiche economiche e sociali. Ma, in taluni casi, il ruolo della contrattazione collettiva è poco considerato dagli organismi mondiali. Questo deludente aspetto è emerso lo scorso 7 ottobre, in occasione di un  incontro intitolato “Si può uscire dalla crisi senza contrattazione collettiva?”, organizzato da Cgil, Cisl e Uil, presso l’Ufficio dell’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) per l’Italia, in occasione della settima giornata mondiale del lavoro dignitoso.

Già dal titolo dell’evento si evince la preoccupazione che accomuna tutti gli intervenuti, consapevoli del ruolo poco incisivo che i governi mondiali riconoscono alle parti sociali, organismi sindacali che in più di una circostanza sono stati esclusi dai processi decisionali.
Attacchi, da ogni fronte, sono stati formulati contro la Commissione Europea, la BCE (Banca Centrale Europea) e il Fondo monetario internazionale (FMI), troika poco propensa a creare canali di comunicazione per il rilancio del lavoro nei comparti pubblici e privati.

L’apertura dei lavori è stata affidata a Luigi Cal,direttore dell’ufficio ILO, che ha così commentato l’evoluzione della crisi: “la recessione  che stiamo vivendo ha portato a una degenerazione del sistema economico e sociale. Sono convinto che gli attuali problemi economici non si possano superare senza che vi sia una forma di apertura ad un  dialogo sociale su più fronti”. 
Condivisa, la tesi di Luigi Cal, anche da Anna Biondi, Vice direttore di ACTRAV-ILO (il Bureau per le attività dei lavoratori), che così si è espressa: “la crisi economica è sotto gli occhi di tutti e ritengo che per sconfiggerla si debbano riproporre i principi di base. Un confronto tra le parti sociali ed i governi, per approdare ad una corretta contrattazione collettiva, è per me l’unica possibilità per uscire dal’attuale depressione economica”.
Ma il caso della Spagna, descritto da Ramon Gorriz Vitalla, di Comisiones Obreras, illustrato alla platea, ha evidenziato la netta esclusione dei sindacati in ambiti fondamentali, quali il superamento della crisi ed il miglioramento del  mondo del lavoro: “nel 2012” racconta Vitalla, “il governo spagnolo fu chiamato in causa per approvare una nuova riforma del mercato del lavoro, un intervento legislativo volto a favorire la ripresa del Paese partendo dal recupero dell’occupazione. La riforma denominata Piano annuale per le Politiche occupazionali è stata approvata senza il sostegno sindacale, azione che è stata considerata inaccettabile”.
Completa solidarietà alla posizione iberica è giunta dal francese Xavier Verboven, della Presidenza del Gruppo Lavoratori al Comitato Economico e Sociale Europeo: “secondo la mia esperienza il rispetto dei trattati è in serio pericolo, dal momento che il ruolo delle parti sociali è molto limitato. La conseguenza naturale di ciò è che il diritto alla contrattazione collettiva sia stato abbandonato. Eppure mi stupisce che il riconoscimento delle parte sociali sia messo in discussione, proprio perché a tutela delle forze sindacali c’è l’articolo 9 del Trattato europeo, la cosiddetta clausola orizzontale”.
Le conclusioni sono state affidate a Giuseppe Iulano, de Dipartimento internazionale della Cisl: “una risposta incisiva alla crisi ci può essere” ha dichiarato, “partendo da una contrattazione collettiva riconosciuta a livello globale, valutando le possibilità offerte dai nuovi modelli produttivi e dirottando l’attenzione comune sulla difesa del posto di lavoro e dei lavoratori stessi”. 
 
Paola Paolicelli

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