Salone Imprenditoria femminile di Torino

“Cambio vita”. Quando le donne si reinventano manager

Il Salone dell’Imprenditoria femminile di Torino dedica tre giorni di appuntamenti e workshop alle donne che vogliono rompere gli schemi e crearsi nuove opportunità di lavoro

Debora ha 35 anni e una laurea in economia e commercio. Fino a non molto tempo fa lavorava a Montecarlo come consulente bancaria per una multinazionale inglese. Poi ha deciso di fare il grande passo. È tornata in Italia e ha preso in affitto un’azienda di salumi nel vercellese. “L’attività era tecnicamente fallita” racconta. “Mi arrivava un decreto ingiuntivo al giorno. Tutti mi dicevano che ero troppo giovane e che il settore delle carni non si addiceva a una donna”. In otto anni, Debora quell’azienda l’ha ristrutturata e rilanciata con successo sul mercato.

Nel 2012 Elisabetta si è ammalata di cancro e la grande impresa per la quale lavorava l’ha lasciata a casa. Qualche tempo dopo ha fondato “Spaziocuore”, una cooperativa sociale che offre un servizio inedito in Italia: una sorta di tata-badante che lavora per più famiglie, “in sharing”, nello stesso condominio.

 

Debora ed Elisabetta sono solo due esempi delle tante donne che, a un certo punto della loro vita, hanno deciso di rimescolare le carte e si sono reinventate imprenditrici affrontando sfide all’apparenza impossibili. E proprio all’“Arte di Re-Inventarsi” è dedicata la quinta edizione del Salone dell’Imprenditoria femminile di Torino. Una tre giorni –  dal 1 al 3 ottobre – che, attraverso workshop, incontri e dibattiti, accende l’attenzione sugli anelli più deboli dell’universo del lavoro: giovani e donne. E anche se ai vertici continuano a starci soprattutto loro, i maschi, le manager riunite a Torino non ci stanno a sentirsi categorie protette: “non siamo panda da salvaguardare” dicono. Le difficoltà, però, ne sono consapevoli, per loro esistono eccome: pregiudizi, salari più bassi  e un sistema di welfare che non fa nulla per sostenerle nel loro ruolo familiare. Le donne hanno persino maggiori ostacoli nell’accesso al credito, anche se i numeri le danno più affidabili. “Non è un caso” ricorda Mario Parenti, presidente di GammaDonna, l’associazione che organizza l’evento, “che il microcredito sia nato proprio in mani femminili”.

Eppure le donne vantano grandissima flessibilità e una maggiore capacità di rimettersi in gioco. Lo dicono nero su bianco i dati di Unioncamere. Tra marzo 2012 e marzo 2013 le imprese al femminile sono aumentate di oltre 10mila unità raggiungendo quota 1.429.880, circa il 23,6 per cento del totale. Numeri che assumono un significato ancora più chiaro se messi a confronto con la performance dell’intero tessuto imprenditoriale italiano. Prendendo in esame lo stesso periodo, viene fuori che mentre le imprese sono cresciute dello 0,2 percento, quelle rosa sono aumentate dello 0,7 percento: più del triplo. Insomma, se una crescita c’è stata lo si deve per quasi tre quarti allo spirito d’impresa femminile. Le donne operano soprattutto nei settori del commercio, dei servizi alle imprese e dei servizi pubblici sociali e personali. In rapidissima crescita anche quelli dell’alloggio e ristorazione.

{gallery}2013/CX493/G/{/gallery}

Le regioni più attive? Toscana, Lombardia e Lazio. Anche a sud, però, le storie virtuose non mancano. Come quella di Mariarita, ingegnere informatico, che tredici anni fa ha deciso di aprire a Gravina di Puglia, in provincia di Bari, un’azienda informatica che produce dispositivi satellitari. “Sei sicura di volerlo fare proprio qui?” le chiedevano gli amici. Lei voleva sostenere il suo territorio e non ha mollato. Il tempo le ha dato ragione. Oggi Mariarita ha una cinquantina di dipendenti, in gran parte donne e in gran parte della zona.
Tra chi non si è scoraggiato c’è anche Licia Mattioli, imprenditrice nel settore orafo e oggi presidente dell’Unione industriale di Torino: “Anch’io ho cambiato strada” dice, “ho fatto l’esame da avvocato ma da sempre desideravo lavorare in azienda”. E poi confida: “la prima esperienza è stata terribile: uno stage di tre mesi solo a fare fotocopie”.

Le imprenditrici tracciano anche un piccolo decalogo che non è certo garanzia di successo, ma almeno ne mette le basi. Primo: scegliere di fare una cosa che si ama davvero. Secondo: non importa quello che si fa, l’importante è saperlo fare bene. E poi tenere sempre presente che “niente sembra facile come cuocere un pollo eppure il mondo è pieno di cattivi rosticcieri”. Ovvero: tutte le sfide sono impegnative e richiedono amore, competenza e determinazione. 

Egilde Verì

Condividi