Scarsa fiducia nei centri per l’impiego

Scarsa fiducia nei centri per l’impiego

Diffuso il rapporto di Confartigianato che, elaborando i dati Unioncamere – Ministero del Lavoro, mostra come si abbia sempre meno fiducia nei centri per l’impiego, che vengono utilizzati solo dal 2,9% delle imprese e dal 3,4% dei lavoratori

Il personale selezionato dai Centri per l’Impiego dunque viene raramente assunto, dal momento che le imprese preferiscono scegliere i propri collaboratori sulla base delle segnalazioni di conoscenti e fornitori (nel 61% dei casi) e grazie alle banche dati aziendali (24,6% dei casi).

Non sono solo le imprenditrici e gli imprenditori a non avere fiducia in questi strumenti pubblici di collocamento: solo il 3,4% di chi è in cerca di lavoro vi si è rivolto, una percentuale che scende se si è giovani: lo ha fatto appena il 2,7% degli under 30.
Secondo il rapporto dell’Ufficio studi di Confartigianato emerge che nel 2012 sono state 40.534 le aziende che si sono rivolte ai Centri per l’Impiego per le loro assunzioni, un dato in diminuzione rispetto agli anni precedenti:

Ma è in discesa l’utilizzo di tali strumenti anche da parte degli aspiranti lavoratori: si è passati dalla quota del 3,9% tra il 1997 e il 2003 all’attuale 3,4%.  Dunque la domanda è: quante risorse economiche vengono investite dallo Stato per questo strumento che riscuote così poco successo? Confartigianato ha calcolato che il costo per le finanze pubbliche dei 553 Centri per l’impiego operanti nel Paese – e che occupano ben 8.781 addetti – è di 471 milioni di euro l’anno, pari a una spesa per singolo occupato (cui è stato trovato lavoro dal centro) di 13.391 euro. In pratica lo Stato farebbe prima ad assumerli direttamente, secondo il nostro parere.
 

La produttività dei Centri per l’impiego è comunque diversa a seconda delle aree del Paese: dalla migliore performance nel Nord Ovest, con 418 utenti per addetto, si passa al Nord Est con 271 utenti per addetto, per scendere alle regioni del Centro (269 utenti per addetto) e al Mezzogiorno (220 utenti per addetto). Secondo Confartigianato, se si applicasse il criterio di efficienza del Nord Ovest a tutti i centri per l’impiego italiani sarebbero necessari 3.526 addetti in meno, con un risparmio di 137 milioni l’anno.

A fronte della scarsa efficacia dei centri per l’impiego nel gestire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, cresce il numero dei disoccupati.
Il rapporto di Confartigianato rivela che nell’ultimo anno in Italia le persone senza lavoro da almeno un anno sono aumentate del 19,2%  (oltre 5 punti in più rispetto al +13,9% dell’Eurozona). Se poi andiamo più indietro nel tempo riscontriamo che tra il II trimestre 2008 e il II trimestre 2013 la disoccupazione di lungo periodo è più che raddoppiata (+114,7%), con un ritmo superiore di oltre sedici punti rispetto alla media dell’Eurozona (+98,6%).

“I risultati del nostro rapporto” ha sottolineato Cesare Fumagalli, Segretario Generale di Confartigianato, “impongono di ripensare gli strumenti pubblici per gestire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Vanno riorganizzate politiche attive mirate sulla realtà produttiva e sulle nuove esigenze di imprese e lavoratori e che coinvolgano il sistema della scuola e della formazione professionale”.