Violenza sulle donne in FVG

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Violenza sulle donne in FVG

In Friuli Venezia Giulia aumentano le richieste ai centri antiviolenza. Il maggior  numero di fenomeni di violenza a Trieste e a Gorizia

Bisogna adeguare il regolamento della legge in materia allo scopo di mappare e distribuire meglio i servizi erogati. Questa una delle proposte delle rappresentanti regionali.

 

Sono aumentate in media dell’11% le donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza in Friuli Venezia Giulia, ma i livelli più alti si trovano nelle città di Trieste e di Gorizia, dove le richieste sono aumentate del 20%. Questo triste fenomeno della violenza contro le donne sembra non avere mai fine e inizia a raggiungere livelli tali per cui gli stessi centri si trovano impreparati ad affrontare la situazione.
La denuncia è partita dalla presidente del GOAP (Gruppo Operatrici Antiviolenza e Progetti), Tatjana Tomcic, e dalla vicepresidente, Imma Tromba le quali hanno presentato i dati alla Presidente della Regione Debora Serracchiani lo scorso 30 ottobre.

In rappresentanza delle colleghe degli altri centri attivi in Friuli Venezia Giulia, Tomcic e Tromba hanno affrontato con la presidente il problema del mantenimento, a livelli adeguati, di un servizio che in Friuli Venezia Giulia è stato di riferimento, nel 2012, per quasi un migliaio di donne.
Questi i numeri: 989 donne accolte nei centri antiviolenza nel 2012, contro le 893 accolte nel 2011, con un incremento a Trieste del 21,15% , a Gorizia del 22,9%, a Udine del 9,13% e a Ronchi del 4,23%; Pordenone  ha registrato invece un calo dell’8,21%.

La presidente Serracchiani ha confermato tutto il supporto possibile al buon funzionamento dei Centri, ma ha ricordato che, a causa di questo lungo periodo di crisi, il potenziale finanziario della Regione è ridotto.
Per dare qualche cifra: lo scorso anno la Regione era intervenuta con 850 mila euro, in forza della L.R.  17/2000 che, come ha rilevato la presidente del GOAP, Tatjana Tomcic, è  “una delle prime in Italia a nascere per contrastare la violenza sulle donne ed usata come esempio da altre Regioni oltre che ancora assolutamente valida”.

Riguardo alla necessità di intervenire sul regolamento della Legge, è stata la vicepresidente Tromba, parlando anche a nome delle colleghe degli altri Centri, a confermarne la necessità “in modo da adeguare la distribuzione delle risorse alle attuali necessità di intervento e della mappatura dei servizi erogati”.

Ricordiamo che, oltre al GOAP di Trieste, sono attivi i seguenti centri:
–    a Pordenone “Voce donna”,
–    a Gorizia “SOS Rosa”,
–    a Ronchi dei Legionari “Da donna a donna”
–    a Udine “Io tu noi donne insieme”.

D seguito diamo alcune informazioni pubblicate sul sito dell’onlus GOAP.it utili a riconoscere le varie forme che può assumere questo crimine, che consiste in ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico ed economico:

– la violenza psicologica
Ogni mancanza di rispetto che colpisce l’identità della persona: insulti, critiche continue, umiliazioni; quando la donna viene ridicolizzata, seguita e controllata, le si impedisce di vedere parenti e amici, di coltivare i propri interessi. Rientrano in questo “campo” anche tutte le forme di minaccia, come quella di fare del male ai figli e alla famiglia della donna, o quella auto diretta,  quando l’uomo minaccia di farsi del male o suicidarsi per ottenere qualcosa dalla donna.

– la violenza economica:
Qualsiasi modalità di controllo sull’autonomia economica della donna, compresa quella in cui l’uomo impedisce alla propria compagna di cercare o mantenere un lavoro, di mantenere un proprio conto in banca e non la informa sulle entrate o le spese della famiglia. Anche quando si appropria del denaro o degli averi della donna, lesina sul denaro da spendere in famiglia se la compagna non lavora obbligandola a contrarre debiti o assumendo egli stesso  impegni economici senza consultare la propria compagna.

– la violenza sessuale
Tutte le forme di coinvolgimento in attività sessuali senza il consenso della donna, sia all’interno che al di fuori della coppia. Nella coppia, quando il partner maschile impone rapporti nonostante la donna non ne abbia voglia, o la costringe a guardare o utilizzare materiale pornografico o ad avere rapporti con altre persone contro la sua volontà. Da parte di estranei, quando la donna viene costretta ad avere rapporti da una o più persone, quando un conoscente, un amico, un collega non accettano che la donna dica loro di no.

– l’abuso sessuale intrafamiliare
Quando un familiare o un amico della donna la costringe a partecipare a rapporti sessuali o a guardare mentre loro ci si dedicano, quando queste persone la coinvolgono, magari attraverso il gioco, in attività sessuali.

– lo stalking
Quando la donna viene perseguitata: se viene pedinata, se l’uomo l’aspetta sotto casa o al lavoro, se le telefona in continuazione, le scrive, la minaccia e/o danneggia oggetti di sua proprietà. Tutti comportamenti finalizzati a far sentire la donna continuamente controllata, in stato di pericolo e di tensione costante.

Sono tante e diversificate dunque le forme in cui gli uomini riescono a esercitare il potere sulle donne in un modo che – lo ripetiamo – è un crimine. Molti sono talmente sottili che molte mogli o compagne sono abituate a subirli e nemmeno si rendono conto di essere vittime di violenza. La questione culturale infatti è ancora molto forte ed è difficile riuscire a dominarla nonostante ci siano numerosi progetti per portare l’informazione nelle scuole. La lotta insomma è ancora lunga e si deve combattere su molti fronti.