25 novembre: Roma contro la violenza sulle donne

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25 novembre: Roma contro la violenza sulle donne

In ogni parte d’Italia si è svolta la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Donna In Affari ha seguito in particolare ciò che è successo a Roma. Ignazio Marino: investire sulle associazioni per combattere un fenomeno culturale.

Il rosso è il colore simbolo del 25 novembre, e l’illuminazione del Palazzo Senatorio è stata scelta in tema proprio per questa giornata, che ha visto riunirsi all’aperto, nonostante la temperatura glaciale, tante donne ed associazioni.

 

Uomini che odiano le donne? Pare proprio di sì, visti i dati diffusi dalla Uil di Roma in collaborazione con  l’Eures. Sono infatti 9 le donne uccise nel Lazio nei primi sei mesi del 2013. Il numero più alto degli ultimi tre anni. Nell’intero 2012 infatti era stato sempre pari a 9 il numero delle vittime, 10 nel 2011 e 11 nel 2010. Il forte incremento del 2013 che da gennaio a giugno ha già eguagliato i numeri del 2012, proiettato su base annua, darebbe un totale di 18 vittime, ovvero un numero superiore alla media degli ultimi dieci anni, pari a 16 vittime l’anno.

Dal rapporto emerge che dal 2003 al 2012 nel Lazio sono state uccise 126 donne, di cui 60 negli ultimi quattro anni. Di queste, il 70,6% era residente a Roma e provincia. Sempre nella provincia capitolina sono avvenuti tutti i 9 femminicidi dello scorso anno (di cui 6 nella Capitale).
Il 71,7% dei femminicidi di questa regione tra il 2008 e il 2012 è avvenuto tra le mura domestiche, ad opera di mariti, conviventi o ex coniugi e/o compagni. Il 65,5% del totale delle vittime era di nazionalità italiana, il 33,6% invece erano straniere residenti sul territorio. Dato quest’ultimo perfettamente in linea con quello nazionale: l’84% delle vittime era di nazionalità italiana. E il 95,5% di queste è stato ucciso da connazionali, “soltanto” il 4,5% da stranieri.

“Dati drammatici” commenta il segretario della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri, “che mostrano un incremento della violenza contro le donne, molte delle quali avevano già sporto denuncia o comunque informato parenti e amici. Un dato che dovrebbe farci non solo riflettere, ma agire in fretta. Anche perché lo studio mostra purtroppo un incremento del fenomeno nelle realtà metropolitane, evidenziando come spesso nelle grandi città la famiglia, priva di una rete sociale solida, rimanga isolata, vivendo al proprio interno tensioni e criticità. E mostrando anche una totale assenza di un sistema di welfare sociale a tutti i livelli”.

Il femminicidio non risparmia la vita di giovani madri o figlie; uomini senza scrupoli e coscienza armano le loro mani per uccidere venticinquenni, fino a toccare quarantenni, ma non dimentichiamo che la cronaca ci ha informati di donne over 65 vittime di brutali violenze. Lo studio evidenzia che nell’ambito di tutti gli omicidi volontari compiuti nel Lazio tra il 2008 e il 2012, quelli in famiglia rappresentano la percentuale più alta, il 31,8% del totale, seguiti subito dopo dalla criminalità comune (30,5%).

“Bisognerebbe agire in maniera sinergica” aggiunge il segretario Uil Lazio, con delega alle Pari Opportunità, Rosella Giangrazi, “a partire dalla prevenzione nelle scuole per educare al rispetto tra i generi e attivare un sistema di protezione, accoglienza e tutela per le donne (spesso con minori), attraverso una rete realmente qualificata di operatori (sociali, sanitari, pubblica sicurezza, centri di accoglienza, legali) che facciano rete tra loro e aiutino davvero la donna a uscire dal tunnel, prima del dramma”.

Anche il Comune di Roma Capitale si è unito agli eventi contro il femminicidio con la manifestazione denominata “Noi no”. Palazzo Senatorio si è tinto di un rosso fuoco, effetto generato da tante luci, e sulla sua facciata è apparsa una mano ed una scritta che invitava a bloccare gli atti di violenza contro le donne.
Il Sindaco di Roma Capitale ha espresso la sua solidarietà alle donne vittime di violenza. “Io non sono favorevole nel definire il femmincidio come un fenomeno, perché strutturalmente nella nostra società il corpo femminile è stato avvicinato a degli oggetti per scopi pubblicitari. Per me la violenza sulle donne, ed in particolare il femminicidio, ha una matrice culturale che coinvolge, purtroppo, molti uomini ed il loro cervello. Serve perciò  un vero e proprio cambiamento di rotta, a livello culturale affinché si possa sconfiggere il femminicidio che ritengo sia un crimine orribile. Ringrazio tutte le associazioni presenti sul territorio che devono aiutarci per sostenere le donne romane, perché chi colpisce una donna colpisce ognuno di noi, colpisce la nostra comunità e ferisce i diritti che contraddistinguono una comunità civile. È necessaria l’energia viva di tutti per dare vita ad un nuovo corso” ha dichiarato durante la manifestazione in Piazza del Campidoglio lo scorso 25 novembre.

Roma Capitale, insieme alla Regione Lazio, si è fatta promotrice, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, di una campagna di comunicazione “noino.org”, per dare un segno tangibile della presenza istituzionale circa un tema che necessita di grandi sforzi, soprattutto di tipo culturale. Le due istituzioni hanno lanciato in questo modo il loro messaggio di rifiuto contro la violenza di genere, a cui si è unito a gran voce tutta la città.

Piazza del Campidoglio, decorata con nastri rossi, si è presentata gremita di gente, donne nella maggior parte dei casi, ma con una nuova, se pur minoritaria, rappresentanza di uomini. Una rappresentanza tutta coniugata al maschile ha dato voce alla campagna informativa “noino.org”  che ha visto quattro testimonial d’eccezione (Claudio Bisio, Daniele Silvestri, Alessandro Gassmann e Cesare Prandelli) ricordare tramite giganteschi cartelloni pubblicitari, durante tutto il mese di novembre,  che gli uomini devono assumersi le proprie responsabilità rispetto alla violenza, una violenza che è declinata in mille forme verbali. Ecco perché la scelta comunicativa è caduta su parole quali colpire, controllare, costringere, ferire, impaurire, infastidire, inseguire, importunare, insultare, isolare, malmenare, minacciare, molestare, pestare, picchiare, prendere a botte, punire, ricattare, schiaffeggiare, spingere, strattonare, stuprare, tormentare, uccidere, urlare, umiliare, violentare. La chiosa è sempre “Questa è violenza. noino.org”.

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Concorde con il sindaco Marino anche Gemma Azuni, presente alla manifestazione in Piazza del Campidoglio in rappresentanza del Comitato delle Elette, comitato che svolge un’azione di promozione di politiche di pari opportunità: “bisogna portare una cultura diversa, una cultura di educazione degli uomini fin da piccoli, nella chiarificazione dei servizi e degli interventi. Il comune di Roma si pone questo obiettivo e noi speriamo che ci siano molti più centri di ascolto, molti più centri antiviolenza di accoglienza e di postaccoglienza, di cui nessuno parla. Bisogna dare alle donne l’autonomia che meritano, perché la violenza è un fatto famigliare e sociale su cui dobbiamo investire ed investiremo sicuramente. Abbiamo lavorato con le associazione e va chiamata la Regione affinché i consultori depapeurati possano ritornare a lavorare”.

Un pomeriggio che ha visto la partecipazione di diverse associazioni impegnate sul campo. Di forte impatto emotivo la protesta messa in scena da donne che indossavano magliette su cui erano indicati i nomi di madri, figlie e nonne, assassinate da uomini violenti.
Considerazioni che hanno coinvolto anche il mondo della politica con le dichiarazioni del Ministro alla Pubblica istruzione Chiara Carrozza, che così si è espressa: “il vero cambiamento culturale non passa solo per la sacrosanta denuncia degli episodi di violenza, ma per un riconoscimento concreto del contributo delle donne nella società a tutti i livelli, nel mondo dell’università e della ricerca, nella pubblica amministrazione e nell’impresa. Su questi temi dobbiamo essere costantemente impegnati, per far sì che il contrasto alla violenza contro le donne ci accompagni tutti i giorni”.

La ministra ha aggiunto che: “la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dalle Nazioni Unite nel 1999, chiama in causa le istituzioni e la società civile contro un fenomeno inaccettabile. Dobbiamo fare in modo che la scuola non sia semplicemente un luogo in cui si celebrano le ricorrenze, ma lo spazio in cui si sedimenta un reale cambiamento culturale. Questo è vero a livello globale, se consideriamo che in molti Paesi il diritto all’istruzione viene negato ad alcune persone solo in quanto donne. Il Presidente Napolitano, proprio in occasione dell’apertura dell’anno scolastico, ha ricordato le coraggiose parole della giovane pakistana Malala Yousafzai: ‘i libri e le penne sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. Il cambiamento culturale è il complemento essenziale delle sanzioni ricordando che il Decreto ‘L’istruzione riparte’, proprio in attuazione della legge sul femminicidio, nella formazione del personale scolastico sottolinea l’importanza dell’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere”.

Tutti i presenti, a gran voce, hanno ribadito il loro no al femminicidio, e la speranza comune è  che la rivoluzione culturale, tanto invocata da Ignazio Marino, possa avvenire in tempi rapidi.
Paola Paolicelli