Ancora morti bianche

Ing-Mauro-Rossato

Ancora morti bianche

Durante un solo mercoledì tre morti sul lavoro: due causate da una caduta dall’alto e una da uno schiacciamento. Le vittime avevano rispettivamente 38, 38 e 55 anni. L’orrore non ha fine.

Negli ultimi tre anni per una caduta dall’alto ha perso la vita il 25% dei lavoratori, per il ribaltamento di un veicolo/mezzo in movimento ha perso la vita il 20% dei lavoratori e per la caduta dall’alto di pesi e schiacciamento ha perso la vita il 15,2% dei lavoratori.

La domanda è sempre la stessa: perché? Le norme per la sicurezza esistono ma in diversi casi non vengono applicate, spesso semplicemente per ignoranza o superficialità. Ignoranza e superficialità che possono costare la vita dei lavoratori. L’emergenza, come da tempo denunciamo dalle nostre pagine telematiche, è quella della scarsa cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, che si riflette nelle statistiche degli incidenti mortali e dei settori più a rischio.

Sono stati infatti 1.588 i decessi registrati dal 2010 al 2013 dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, ed esattamente: 509 vittime nel 2012; 553 vittime nel 2011 e 526 nel 2010. Nell’ultimo anno c’è stato un calo dell’8%  ma, come ricorda il Presidente dell’Osservatorio, l’ing. Mauro Rossato, “si tratta di una flessione apparente e che deve fare i conti anche con la diminuzione dell’occupazione.  Ed in effetti secondo i dati Istat a fine dicembre 2012 il tasso di disoccupazione si attestava all’11,2%, contro il 9,4% rilevato a fine del 2011”.

E comunque non lasciamoci incantare dai numeri e dagli indicatori: rammentiamo che stiamo parlando di vite umane e che nel 2012 sono morte più di 500 persone sul lavoro. Tanti lutti, per tante famiglie, tanto dolore nato dalla mancanza di sicurezza sul lavoro.

 

L’ing. Rossato pone l’evidenza su un particolare: “l’aspetto che inquieta maggiormente chi come noi si occupa di sicurezza e di monitoraggio degli infortuni mortali, è che i settori maggiormente colpiti e le cause che conducono al decesso i lavoratori sono sempre tragicamente le stesse: agricoltura e costruzioni in primo piano”.

Le principali cause di morte nell’ultimo triennio presentano le seguenti percentuali sul totale dei casi, in una orrenda graduatoria: 

  • “caduta di persona dall’alto” 25,6%, 
  • “ribaltamento veicolo/mezzo in movimento” 20%, 
  • “caduta dall’alto di gravi/schiacciamento” 15,2%, 
  • “investimento da mezzo semovente” (7,7%), 
  • “contatto con organi lavoratori in movimento” (5,5%),

Non ci conforta più di tanto il fatto che ci sia stata una riduzione delle morti perché questo stillicidio continua ma soprattutto perché il motivo alla base è sempre lo stesso: come ha dichiarato il presidente dell’Osservatorio infatti “in base alle informazioni disponibili il lavoratore non aveva indossato dispositivi di protezione individuale adeguati”. 

Un’area geografica del Paese è più colpita, ed è quella del Sid, dove l’incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa è stata più elevata in questo triennio: il 26,9% contro una media nazionale del 23,1%.

E proprio in quest’area geografica si sono consumate le vite dei tre lavoratori, in quel mercoledì nero: si tratta di Francesco Trabalsi, di 38 anni, caduto da una tettoia di un capannone nel comune di Pescina in Abruzzo; di Giovanni Celentano, di 55 anni, caduto sugli scogli mentre lavorava su una scala alla tenda esterna di un albergo a Positano; di un operaio albanese di 37 anni, rimasto schiacciato da un muletto mentre era intento a raccogliere uva all’interno di un’azienda agricola di Castellaneta in Puglia.

In questi tre drammi si leggono le proiezioni di tutti coloro che hanno perso la vita sul lavoro, che dovrebbero smuovere le coscienze e indirizzare le politiche nazionali e regionali ad adottare ulteriori provvedimenti soprattutto nelle zone che presentano indici di incidenza di mortalità elevati.