I diplomati degli ITS lavorano già

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I diplomati degli ITS lavorano già

Il ponte scuola-lavoro funziona, e quasi il 60% dei diplomati presso gli Istituti tecnici superiori hanno trovato un lavoro appena qualificati, spesso proprio nelle aziende dove avevano fatto lo stage. In anteprima i dati presentati alla III Convention degli ITS

Oggi si può trovare lavoro a scuola. Lo dimostrano i dati resi pubblici in occasione di Job & Orienta 2013, il Salone nazionale dell’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro tenutosi presso la Fiera di Verona ed appena conclusosi.

Gli ITS rappresentano in Italia l’unica offerta formativa non accademica di livello terziario. Sono frutto di una strategia innovativa avviata da poco (il primo anno scolastico del percorso biennale è stato quello 2010-2011) tanto è vero che i primi 825 diplomati si sono qualificati proprio in questi mesi… e il 59,52% già lavora. In questo primo ciclo ora in fase di conclusione, saranno circa mille i ragazzi che conseguiranno la qualifica grazie a questo modello scuola-lavoro. Di quelli che hanno già terminato il percorso, la maggioranza ha trovato un lavoro proprio attinenti al percorso di studi scelto – e quasi tutti dove hanno fatto gli stage.

ragazzi-allo-standQuesto percorso formativo consta di 1.800/2.000 ore delle quali almeno il 30% svolte in tirocinii (anche all’estero) presso imprese tecnologicamente avanzate.
Gli stessi docenti devono provenire (per almeno il 50%) dal mondo del lavoro e delle professioni nel settore di riferimento, dove aver svolto la propria attività per almeno cinque anni.
Una formazione che va a braccetto con gli interessi delle imprese e che è strutturata a livello territoriale proprio per sostenere anche i diversi distretti produttivi locali, in particolare i fabbisogni di innovazione e aggiornamento tecnologico delle PMI (Piccole e Medie Imprese).

Ogni Istituto Tecnico Superiore è collegato a una “fondazione di partecipazione”, che comprende scuole, enti di formazione, imprese, enti locali, università e centri di ricerca.
Le aree tecnologiche che ospitano tali fondazioni sono sei:

  1. efficienza energetica
  2. mobilità sostenibile
  3. nuove tecnologie della vita
  4. nuove tecnologie per il Made in Italy (sistema agroalimentare, sistema casa, sistema meccanica, sistema moda, servizi alle imprese)
  5. tecnologie innovative per i beni e le attività culturali/turismo
  6. tecnologie della informazione e della comunicazione.

Nel nostro Paese attualmente ci sono 64 Fondazioni ITS. Ne fanno parte: 132 Istituti tecnici e professionali, 280 imprese e associazioni di imprese, 74 università e centri di ricerca e 116 strutture accreditate per l’alta formazione.
Al 31 dicembre 2012 sono stati effettivamente attivati 138 percorsi frequentati da 2.971 studenti, di cui il 23,6 % di sesso femminile. Per il 2013 le Regioni hanno comunicato l’avvio di ulteriori 109 percorsi con i quali si arriverà a fine anno a un totale di 247 percorsi formativi con quasi 5mila allievi.

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Il bilancio è dunque positivo e il Sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, così li commenta con soddisfazione: “gli ITS stanno dimostrando, numeri alla mano, di essere un modello assolutamente vincente nel rapporto scuola-lavoro: ce lo dicono non solo il numero dei nuovi iscritti e dei frequentanti, ma anche i pochi abbandoni. Il sistema risulta particolarmente efficace perché i ragazzi svolgono un percorso di formazione che coniuga bene la teoria con la pratica in azienda. Per aumentarne i frequentanti fondamentale resta il ruolo delle scuole secondarie, in questo caso soprattutto professionali e tecniche, che devono svolgere per i loro studenti una costante attività di orientamento”.

All’incontro di Verona erano presenti anche alcuni neodiplomati che hanno raccontato le loro esperienze. Filippo, di 24 anni, ad esempio, è un perito elettronico che, dopo due anni al politecnico, è approdato all’ITS Ponti di Gallarate (mobilità sostenibile/aeronautica) e adesso è stato assunto in un’azienda in cui si occupa di programmazione della produzione. Carlo, di 21 anni, ha conosciuto l’ITS Rossi di Vicenza (meccatronica) tramite un suo docente e ora è assunto a tempo determinato come progettista di tecnologie di produzione dall’azienda dove ha fatto lo stage. Federica, di 38 anni, la prima diplomata ITS d’Italia che ha frequentato l’ITS Cerletti di Conegliano (agroalimentare/vitivinicolo) dopo aver lavorato in un laboratorio agroalimentare come analista di laboratorio. Infine Pierangela, di 27 anni, architetto, che ha fatto l’ITS di Scandicci (moda) per entrare nel mondo della moda e ha raggiunto il suo obiettivo: collabora oggi per un importante marchio italiano.

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Insomma tanti risultati positivi a coronare gli sforzi dei nostri giovani che si dimostrano disposti a lavorare ed imparare (come dimostra la tabella di occupabilità che alleghiamo all’articolo) contrariamente a tutti quei Neet che hanno deciso di non studiare, di non lavorare, di non cercare un’occupazione e di non fare nemmeno volontariato, divenendo una preoccupazione di livello nazionale.

 

pdf Consulta tutti i dati sull’occupabilità dei giovani che frequentano gli ITS